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Fotogallery a cura di Vincenzo Maizzi

Record di grano nel Tavoliere, ma c’è la concorrenza dell’ “oro” estero (FOTO SIT-IN)

"Bisogna ridare dignità ai produttori, al grano, ad un bene primario"

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Foggia. E’ alto il grano nelle pianure del Tavoliere. Si raccoglie l’oro giallo che di prezioso rischia di avere sempre di meno per il crollo del 35% del prezzo ed una serie di fattori che stanno piegando un pilastro della nostra economia. “A meno di 22 euro al quintale- sostiene la Cia provinciale- gli agricoltori non ce la fanno a sostenere i costi di produzione”. Che il raccolto quest’anno sarebbe stato abbondante era previsto, ma bisogna aggiungere le riserve da smaltire e l’importazione di grano dall’estero. La richiesta al governo è di intervenire a sostegno della produttività degli agricoltori “anticipando almeno in parte alcune misure senza aspettare che il piano nazionale di settore entri effettivamente in vigore”, queste le parole di Michele Ferrandino della Cia.

De Leonardis: “Corsa al ribasso, intervenga il governo”. Sul fronte politico il consigliere regionale Giannicola De Leonardis (Area Popolare) definisce “drammatica emergenza” la congiuntura: “ Nelle ultime settimane stiamo assistendo a una incredibile corsa al ribasso ben lontana da qualsiasi logica di sana contrattazione che rischia di far deflagrare l’intero sistema e comparto e svuotare il made in Italy, mero brand senza contenuto alimentare”. L’appello è rivolto al governo nazionale e alla Regione, ad Emiliano e all’assessore Di Gioia: “Serve un sostegno istituzionale per aumentare il peso specifico dei produttori e delle organizzazioni di categoria di fronte a una controparte così rigida, la riorganizzazione dell’intera filiera, interventi di ristoro in difesa della redditività degli agricoltori prossima all’estinzione e un’accelerazione per la stesura e comunicazione di un nuovo piano nazionale di settore”.

Giuliano (Confagricoltura): “Non c’è saturazione del mercato”. Di questi tempi gli agricoltori sono impegnati per la raccolta. I campi non li possono mollare perché un evento climatico sfavorevole potrebbe pregiudicare le messi. Il granaio d’Italia, il primo produttore di grano duro della penisola, si barcamena tra proteste e proposte mentre il prezzo è in caduta libera. Onofrio Giuliano, presidente di Confragricoltura, non ci sta alla logica della sovrapproduzione ergo prezzi bassi: “Crollo del 35% rispetto all’anno scorso? Ma i prezzi erano già bassi, alla base c’è una logica speculatoria delle industrie molitorie mentre si continuano a scaricare navi di grano dall’estero, gli ordini rispondono a precisi accordi internazionali da parte delle industrie e si continua con questa impostazione anche in fase di raccolta. Come mai a fronte del ribasso non calano anche i prezzi del prodotto finito? Non c’è saturazione del mercato, si compra a prezzi più vantaggiosi e si guadagna di più”. Ci sarebbero i contratti di filiera stipulati a determinate condizioni fra l’agricoltore e il pastificio: “Ci credo assolutamente- conferma Giuliano – ma ci possono sempre trovare mille scuse per non rispettarli, bastano piccole variazioni per far saltare un patto in cui la parte del leone la fa l’industria”. Il punto è sempre lo stesso, né si può ipotizzare di conservare il grano per immetterlo sul mercato in condizioni economiche più vantaggiose: “Non abbiamo le strutture di conservazione e decine di migliaia di produttori hanno esigenza di a subito”.

Lo Storto: “Qualità coi contratti di filiera”. Michele Lo Storto, agronomo, collabora con il Crea Cer,l’istituto per la ricerca in agricoltura. E’ un convinto sostenitore dei contratti di filiera ai cui progetti lavora. Il principio è il seguente: si semina un certo tipo di prodotti e il pastificio si impegna a tenere bloccato il prezzo del grano a prescindere dall’andamento del mercato. Finora sono 5 o 6 i contratti in essere in Capitanata, da alcuni si ottiene grano pugliese al 100%, alcuni pastifici sono collocati in provincia di Bari. Lo Storto parla di “produzione record, in agro di Lucera anche 100 quintali”. Segue un’analisi del prodotto: “Il contenuto proteico è al 10-12%, la carenza si compensa con grano estero. Purtroppo l’agricoltore non si aggiorna perché chi ha un contratto di filiera continua a consegnare grano di qualità. Chi non vi aderisce ha una produzione variegata ma senza standardizzazione. Il problema è anche il consumatore che preferisce pagare la pasta a 45 centesimi per mezzo Kg, un piatto di pasta italiano costa solo 7 centesimi in più”. Dal suo punto di vista bisogna lavorare sul consumatore “per aiutare gli agricoltori, pagare di più la pasta per produrre meno e con standard qualitativi più alti. Quando c’è una forte disomogeneità nei lotti di grano per colore, peso ettolitrico, indice di giallo, proteine e non vi è un contratto di filiera in accordo col pastificio, l’agricoltore è ostaggio della speculazione”.

Savino: “Manca un brand”. La proprietà agricola nel Tavoliere ha come caratteristica quella della piccola azienda a conduzione familiare. Giuseppe Savino rappresenta quella parte di agricoltori che “si sveglia al mattino e va nella terra”, come precisa lui stesso, che “diversifica” per avere reddito, “che non raccoglie il prodotto solo con due o tre telefonate dato che per il grano servono solo tre fasi: semina, disserbo, raccolta”. La sua domanda: ma il grano è veramente in mano solo agli agricoltori? Ma in fondo non è questo che importa, la legge della domanda e dell’offerta non spiega un contesto molto complesso. “Il nostro grano non viene messo al centro della filiera, i pastifici preferiscono il grano estero. Ma la qualità migliore dal campo alla tavola dipende da vari fattori, da un ecosistema, dal rispetto di una serie di passaggi, la qualità non è solo il prodotto ma tutto il sistema. Si sapeva che la produzione sarebbe stata abbondante, il prezzo è basso e ci si lamenta, è alto e non si dice nulla. Non c’è un sistema, ognuno vende per proprio conto. Qui non c’è consorzio della mela Trentino, del vino del Nord, se vuoi acquistare il prodotto da quelle parti il prezzo non scende, hanno capito che se si fanno concorrenza fra loro non si va avanti. Noi siamo soli, manca una voce del Tavoliere, non c’è un brand che ci faccia essere riconoscibili così quando arrivano le crisi non sappiamo controbattere”. La conclusione è amara: “Quest’anno chi fa una produzione media non avrà reddito. Bisogna ridare dignità ai produttori, al grano, ad un bene primario”.

I giovani tornano alla terra. Eppure il ritorno alla terra dei giovani c’è: “Prima un giovane agricoltore veniva ‘deriso’, oggi è ‘invidiato’, anche gli incentivi del Psr (piano di sviluppo rurale, ndr) favoriscono l’ingresso dei giovani”. Parola di Luca Fratta, proprietario agricolo. “L’anno scorso i nostri grani avevano alte percentuali di proteine, questa qualità non è stata riconosciuta, quando la produzione diminuisce il prezzo non sale come dovrebbe”. Circa il ruolo che dovrebbe svolgere la parte politica Fratta suggerisce: “Se non abbiamo grano di qualità, prima consumare quello che si ha, poi dare via libera alle importazioni. Questo dovrebbe essere disciplinato non solo a livello regionale ma da parte del Ministero. E sulla pasta inserire le origini del prodotto per tutelare le nostre produzioni”.

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FOTOGALLERY 29.06.2016

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)



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