Crisi dei trasporti a Foggia, tutto sull’Ataf
di Nicola Saracino
Pubblicato il 29 luglio, 2010
Foggia – NON bastasse il parere negativo della Corte dei Conti di Bari, che ha sostanzialmente respinto la manovra di risanamento posta in essere dal Comune di Foggia ( Post-dissesti, Ciliberti: “aumento tasse ma moderato”) e, sulla giunta Mongelli pesa, e non poco, la situazione delle tre ex-municipalizzate. Messa in liquidazione Amica Spa ( Foggia, avviata messa in liquidazione di Amica Spa – Corte Conti a Comune: dissesto), nel tentativo di far respirare le dissestate casse comunali, restano in piedi le questioni relative ad Amgas spa ( Svalutazione crediti e controllate, meno 9,6 mln – nel 2009 – per Amgas Spa) ed Ataf spa. Se la situazione appare in miglioramento relativamente all’azienda fornitrice di gas, il cui esercizio di bilancio è stato chiuso in parità, come ha sentenziato una riunione svoltasi due giorni fa a Palazzo di Città, le cose stanno diversamente all’Ataf, azienda responsabile del trasporto pubblico cittadino.LA SITUAZIONE DELL’ATAF – “La situazione di Ataf dal punto di vista del bilancio è critica”, sottolinea a Stato Arturo Santarcangelo, segretario provinciale della Filt Cgil. Le perdite ammontano a circa 3,5 milioni di euro l’anno, a fronte dei quali l’azienda ha avviato una serie di incontri con i sindacati per studiare assieme le mosse per una riduzione dei costi del personale. “La debitoria è figlia di gestioni passate sbagliate – afferma Santarcangelo – non dimentichiamo che in passato l’azienda ha avuto Consigli di Amministrazione composti da politici che hanno fatto scelte seguendo logiche diverse, non nell’interesse dell’azienda”.
L’Ataf spa trae le principali fonti di sopravvivenza dalla Regione Puglia, dal quale riceve ogni anno circa il 70% dei proventi necessari al proprio sostentamento. E’ creditrice nei confronti del Comune di Foggia per 16.693.901,24 euro, come ha attestato il Dirigente del Servizio Finanziario e Politiche Patrimoniali di Palazzo di Città nel novembre del 2009. I debiti del Comune, che vanno dal 1996 al 30 settembre del 2009, fanno riferimento a contributi per servizi scolastici svolti negli anni passati, trasporto pubblico locale urbano e sub-urbano, Iva su corrispettivi regionali, contributo per l’acquisto di bus elettrici e interessi da Decreti Ingiuntivi per tardati pagamenti. A questi crediti nei confronti del Comune di Foggia si aggiungono quelli che riguardano il Ministero dei Trasporti e il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, verso cui l’azienda di trasporto pubblico locale foggiana è creditrice di oltre 900mila euro.
SITUAZIONE DEBITORIA – A fronte dei crediti, Ataf ha invece una situazione debitoria pari a 22.792.138, 66 euro, frutto di mancati versamenti di Imposte nel triennio 2007-2009, mancati versamenti contributi previdenziali, sospensioni di diverse forniture, anticipazioni bancarie e coperture all’interno del Bilancio. Da questa rappresentazione crediti/debiti emerge quindi che, anche qualora i crediti fossero riconosciuti per intero come “certi ed esigibili”, risulterebbe comunque un indebitamento pari a poco più di sei milioni di euro. I costi totali annui ammontano a quasi venti milioni di euro, a fronte di ricavi che superano i quattordici milioni di euro, derivanti dai servizi di trasporto e i proventi della gestione dei parcheggi Zuretti e Ginnetto. Il rapporto ricavi da traffico/costi totali, che teoricamente (D. Lgs n.422/97) dovrebbe essere del 35% e che nella realtà registra un valore medio nazionale del 37%, per l’Ataf è invece pari al 10,1%, con un divario in negativo di 26,9 punti percentuali sulla media nazionale e 36 punti percentuali sulla media regionale. Alta l’incidenza del costo del personale sui costi totali, che si aggira sul 63,6% contro il 52% della media delle principali aziende pubbliche italiane, con un divario negativo di 11,6 punti percentuali, corrispondenti a 2.296.800 euro. Una situazione di squilibrio gestionale, dunque, cui l’azienda di trasporto pubblico locale ha tentato di far fronte con un Piano di Risanamento e Sviluppo, messo a punto dall’Amministratore Unico, Nino Mazzamurro, lo scorso aprile.
LE MOSSE PER IL RISANAMENTO – Nel suo Piano, Mazzamurro propone tre interventi per “attuare il necessario equilibrio economico-gestionale”. In primo luogo, l’Amministratore Unico propone di ampliare la mission dell’Ataf, che deve diventare, a suo parere, “gestione della mobilità sostenibile integrata nell’area urbana e suburbana della città di Foggia”. Per questo motivo l’Ataf, che ha in affidamento “in house” la gestione del servizio del trasporto pubblico urbano e la gestione della sosta in sede propria nei parcheggi di sua proprietà (come detto, lo Zuretti e il Ginnetto), vorrebbe ricevere in affidamento anche il servizio di gestione della sosta nelle cosiddette “aree blu”, acquisendo con ciò la gestione complessiva della mobilità urbana. In secondo luogo si propone un Piano di risanamento e Sviluppo, mediante quattro specifiche macroaree e un certo numero di azioni. Secondo le intenzioni di Mazzamurro, la prima macroarea interessa la “Regolazione della circolazione e della sosta”, attraverso il riordino del piano di circolazione e della sosta e l’acquisizione integrale della gestione della sosta e l’automatizzazione dei parcheggi; la seconda macroarea riguarda la “Produzione del servizio”, mediante l’ottimizzazione dell’offerta di trasporto, l’adeguamento delle tariffe, in particolar modo nelle zone centrali della città, per favorire un incremento dell’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, e la riduzione del livello di evasione, attraverso un maggior utilizzo di controllori; la terza macroarea concerne i “Processi di ottimizzazione gestionale”, mediante la riduzione dei costi di assicurazione, l’aumento dei ricavi delle attività collaterali diverse, l’introduzione di impianti di energia alternativa (fotovoltaico) e la regolarizzazione dei flussi finanziari. Infine, la quarta macroarea interessa i “Processi di riorganizzazione del lavoro”, tramite l’aumento dell’indice di produttività, il riordino del sistema di vendita dei titoli di viaggio, la riduzione delle prestazioni straordinarie, un adeguato progetto di formazione e adeguamento professionale di tutto il personale, e il riordino delle ferie riconosciute e “Piano di esodo”.
LA POSIZIONE DEL COMUNE DI FOGGIA – Il Piano di risanamento è stato condiviso dai sindacati, in quanto “punta ad offrire un servizio di trasporto ottimale alla città e valorizza il servizio pubblico”, ma viene richiesto un supporto concreto da parte del Comune di Foggia, socio unico dell’azienda: “Siamo disposti a fare tutti i sacrifici possibili – afferma Arturo Santarcagelo – ma a condizione che Palazzo di Città sia determinato nel contribuire al riequilibrio gestionale dell’Ataf”. Da corso Garibaldi finora non ci sono state risposte concrete. La Giunta Mongelli si è limitata, come si ricorderà, al riconoscimento dei debiti fuori bilancio delle tre ex-municipalizzate, tra cui Ataf, avvenuto nel Consiglio Comunale dello scorso 16 giugno, un passivo che ammonta complessivamente a 49 milioni di euro, derivanti da 11milioni per debiti fuori bilancio, 34,3milioni di perdite di esercizio delle società AMGAS (1,5milioni), AMICA (26milioni) e ATAF (6,8milioni) e 23milioni di crediti vantati dalle stesse società e non ancora certificati dal Comune.
LA GESTIONE DEL PERSONALE – Riguardo al personale, la FiltCgil ha avuto nelle scorse settimane un incontro con l’Amministratore Unico di Ataf, Mazzamurro, finalizzate al “recupero di produttività e al conseguimento di economie” e al “miglioramento degli indici della produzione del servizio e per ridurre i costi di produzione”. L’incontro ha avuto come esito finale la firma di un Protocollo d’Intesa tra Ataf spa e gli stessi sindacati, in cui si sostanziano alcune misure che interesseranno i lavoratori nell’immediato futuro, che vanno dall’organizzazione del lavoro del personale fissato a 39 ore settimanali a un costante confronto con i sindacati sulla composizione dei turni e sulla gestione del personale interno. Su questi accordi si gioca il futuro dell’Ataf: nel 2011 l’azienda verrà infatti messa sul mercato, con l’affidamento del 40% del capitale a gestori privati, per cui si cercherà di accelerare il risanamento economico in modo tale da attrarre potenziali compratori.
PROTESTE CONTRO LA MANOVRA FINAZIARIA – Ma la situazione non sia annuncia delle più facili. Il settore del trasporto pubblico locale deve far fronte anche con i tagli della manovra finanziaria, che penalizzerebbe eccessivamente il mondo dei trasporti
Foggia, blocco trasporti per mancato rinnovo Ccnl. Secondo i sindacati, ci saranno meno treni per chi vorrà spostarsi dal Sud al Nord per motivi di lavoro e/o salute, meno treni per i pendolari e gli studenti, meno corse di linea nel trasporto pubblico urbano ed extraurbano, meno risorse per gli investimenti e le infrastrutture, meno risorse destinate alla pulizia e alla manutenzione dei treni, meno agevolazioni fiscali per le imprese di trasporto merci e il blocco dei progetti di raddoppio della linea ferroviaria Foggia-Caserta-Napoli-Roma. Una situazione critica si sta registrando in questi giorni a San Giovanni Rotondo, dove lo scorso 25 luglio c’è stato lo sciopero, l’ultimo dopo quelli organizzati il 25 giugno e il 9 luglio, del trasporto pubblico locale organizzato dalla ditta Centra San Giovanni Rotondo, ritardi nei pagamenti della Autoservizi Centra, sciopero lavoratori, che ha in appalto a San Giovanni Rotondo il servizio di trasporto pubblico dei passeggeri. Il motivo va spiegato nella difficoltà del pagamento degli stipendi dei lavoratori, che non percepirebbero i pagamenti da circa tre mesi. Colpa anche del Comune di San Giovanni Rotondo, come sottolinea Arturo Santarcangelo: “Il Comune ha in appalto la gestione dei servizi di trasporto ma ha soltanto peggiorato la situazione in questi mesi, attraverso un piano di viabilità che fortemente negativo”. Per questo motivo, a settembre i lavoratori potrebbero incrociare nuovamente le braccia.
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