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A cura di Antonio Del Vecchio

Gargano, a Rignano l’asino è “in festa”

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Rignano Garganico. In virtù delle prenotazioni pervenute, questa volta si prevede il tutto esaurito all’Agriturismo di Carmine Fiore, in agro di Rignano Garganico. A riferircelo è lui stesso, noto in paese col soprannome di Bobby Solo, per la sua perfetta somiglianza con il cantante nazionale. Lo straordinario afflusso è per la 12^ edizione della sagra dell’asino, manifestazione unica in Puglia. L’iniziativa in parola, oltre alla valorizzazione di un piatto tipico, si prefigge di incrementare l’allevamento di questi animali, ormai in via di estinzione . La manifestazione avrà luogo, a cominciare dalle ore 20.00 in poi, presso la medesima azienda organizzatrice, ubicata, come risaputo, nella selvaggia Piana della Madonna di Cristo, a metà strada tra il sovrastante paese e la pianura del Tavoliere. Il menù si compone: orecchiette al ragù con involtini di carne di asina; formaggi misti; Frutta melone; acqua e vino. Ci sarà, forse, anche l’assaggio del gelato al latte di asina (Top secret). L’intrattenimento gastronomico, che costerà in tutto 15 €, sarà allietato dal Trio musicale “I colori della musica” di Matteo Giardino.

Negli anni passati era la cultura a fare da padrone, con la convocazione- coinvolgimento sull’argomento dei più importanti uomini del mondo della televisione e del giornalismo della Capitanata. Si spera che si ripeta anche questa volta. Fino agli anni ’50 a Rignano, paese agricolo per eccellenza, l’asino era l’animale da lavoro e trasporto più diffuso della comunità. Se ne contava almeno uno per famiglia. Si faceva ricorso alla sua forza e alle sue cocciute virtù, sia per spostarsi da un luogo all’altro, seduti sul suo caratteristico basto, sia per arare i campi, sia per trasportare i covoni di frumento nell’aia più vicina e pestati dai suoi zoccoli duri e successivamente fino allo spiazzale antistante alla trebbiatrice dei Pizzichetti, la prima ed unica impiantata presso l’azienda di “Maddalena” nelle vicinanze dell’abitato.

Con l’avvento e la diffusione dell’automobile e dei trattori, le cose cambiarono. Il ricorso all’asino diventò man mano sempre più raro, sino all’ estinzione pressoché completa dell’animale. Ma non tutti. C’è , invece, chi lo ha sempre amato ed oggi ne alleva circa duecento. Si tratta del titolare dell’azienda. Il tutto, a suo dire, sarebbe partito da una sola “ciuccia” chiamata “Peppinella” attorno agli anni ‘30, ad opera del padre Giovanni e del nonno Carmine ( di cui si è già scritto più volte). Oggi, il reddito di questo tipo di allevamento, oltre al maneggio, è costituito soprattutto dal latte, per i più svariati usi, specie nella produzione di medicinali e di cosmetici. L’asino, inoltre, possiede anche altre virtù. Negli ultimi anni è oggetto di crescente interesse, a causa dell’onoterapia (pratica che utilizza l’asino come strumento terapeutico per rimettere in moto i sentimenti e il piacere della comunicazione emotiva) e della riscoperta del latte di asina, prezioso alimento dalle caratteristiche organolettiche molto vicine al latte materno e quindi molto indicato per i bambini con allergie alimentari. Serve pure per confezionare gustosi gelati. Altresì, può essere utilizzato come sostituto dell’acqua per il bagno delle signore. Rigenera la pelle e le rende più giovani e belle. Un sistema di estetica, quest’ultimo, molto praticato ed apprezzato dalle antiche matrone romane, come Poppea che amava portarsi dietro in ogni spostamento decine e decine di asine, per la produzione del latte necessario alla bisogna. Venite numerosi, dunque, per assaggiare e gustare domani sera le “bontà “dell’asino! . Che dire poi del più famoso “asino d’oro” del grande letterato latino Lucio Apuleo?

(A cura di Antonio Del Vecchio, Rignano Garganico luglio 2016)

(MESSAGGIO COMMERCIALE MA PRIVO DI ATTRIBUZIONE COMMERCIALE)



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