FoggiaManfredoniaStato prima
"Per loro siamo ‘terre senza Dio’"

Islamici di Capitanata fra campagne e preghiera del venerdì (II)

Don Stefano Caprio "Sicuramente non sono emarginati anche se nelle campagne c’è il caporalato"

Di:

(II – continua) Stranieri al centro “Baobab”. Il centro Baobab da anni si occupa della loro integrazione. Si tengono corsi di italiano, accompagnamento verso i diritti, assistenza legale, animazione. Illustra il riscontro degli obiettivi il responsabile Domenico La Marca: “Ogni anno passano da noi oltre 1000 utenti stranieri molti dei quali, dopo aver tenuto un corso propedeutico di italiano di 30-40 ore, frequentano l’istituto Giannone per lezioni di più alto livello linguistico. La maggior parte delle operatrici del centro sono donne, particolare che facilita l’approccio con chi viene da altre culture. In genere hanno un permesso di soggiorno, sono impegnati nell’agricoltura. Noi non facciamo mediazione lavorativa ma possiamo segnalare qualcuno se richiesto. Dovremmo lavorare di più sui giovani e nelle scuole per un discorso di integrazione, l’immigrato non è solo ‘braccia’, ma storia, identità, nostalgia”. Tenendo presente le statistiche di Caritas- Migrantes, dei circa 17mila alunni stranieri che frequentano le scuole pugliesi, il 39,4% è nato in Italia, il 60,6% all’estero. Si comincia ad intravedere una “prima generazione”.

Degrado in zona stazione. Sono cronaca recente le situazioni di degrado registrate in zona stazione con bivacchi di extracomunitari, urla a tutte le ore del giorno, proteste dei commercianti (di cui molti anche stranieri), quotidiani interventi della polizia, sicurezza e incolumità dei cittadini sempre più a rischio. L’islam che prega nelle moschee si occupa anche di alcuni suoi confratelli che dormono per strada? La risposta racconta la situazione, bollando come “nullafacenti” molti di loro “che usano alcol, non rispettano il Ramadan, sono un problema pure per noi, chiedono gli spiccioli e si comprano il vino bevendo tutto il giorno, raccolgono roba dall’immondizia, la stendono sui marciapiedi e la rivendono fra loro”. In quello che in zona stazione sta diventando un ghetto, un’operazione di “recupero” di qualcuno dei protagonisti di questo degrado ci sarebbe stata. In realtà nel gruppo figurano molti rumeni, dunque non islamici,cui si aggiungono marocchini e tre tunisini. Uno di loro si era convinto a frequentare il Sert per la disintossicazione ma senza successo. Le statistiche del rapporto Caritas dicono che l’attività prevalente di molti di loro è l’agricoltura con la nota e triste piaga del caporalato, seguono il commercio ed altri servizi. Se delinquono, i reati più frequenti sono microcriminalità, furti di auto, sfruttamento della prostituzione. “Al malaffare dei clan locali non li fanno avvicinare”, dicono i bene informati.

Islamici presso la Caritas. Al Conventino ci sono 24 rifugiati. Don Francesco Catalano, il direttore Caritas, traccia un quadro rassicurante: “Nessun tipo di problema con la comunità musulmana, le stanze sono in comune, dormono insieme agli altri. Quando sono arrivati in stazione 40 rifugiati diretti verso il nord, donne e bambini, si sono precipitati a dar loro conforto”. Abdou fa il cuoco presso la struttura, è arrivato 15 anni fa dalla Guinea Bissau, gioca molto bene a calcio, “gli hanno consigliato di andare al nord ma lui dice che ha gli amici a Foggia”. Ngor è un altro collaboratore di origine senegalese della Caritas. “Il nostro spaccato è quello di persone che convivono per quasi due anni insieme nel rispetto delle diverse religioni, mai avuto sentore di estremismi, quest’Isis di cui si parla- prosegue Don Francesco- più che Islam è un “Isis fai da te con gente che in qualche modo vuol sentirsi ‘affiliata’ facendo dei gesti che avrebbe commesso comunque”.

Don Stefano Caprio è uno dei responsabili della preghiera ecumenica a Foggia. Gli chiediamo se gli islamici a Foggia possano ritenersi “integrati”: “Sicuramente non sono emarginati anche se nelle campagne c’è il caporalato. Non abbiamo una situazione come Francia e Germania, non abbiamo “ghetti” ma centri di accoglienza. Quando non c’era questa radicalizzazione non abbiamo mai avuto sentore di terrorismo, scarsa attività di eversione. L’aggressività islamica deriva anche dal fatto che per loro siamo ‘terre senza Dio’, quindi temono la tentazione del secolarismo. Per noi cattolici la questione religiosa si riteneva superata”.

(A cura di Paola Lucino, paola.lucino@virgilio.it)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati