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Mercoledì 31 agosto, ore 19. In Piazza U. Giordano, l’ultimo libro del noto scrittore triestino

Da Roma a Brindisi, Paolo Rumiz racconta l’Appia

Ospite il regista Alessandro Scillitani, autore del documentario Il cammino dell’Appia antica

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Foggia. “Un viaggio sospeso in bilico tra l’incantamento e l’indignazione, i due sentimenti che mi accompagnano sempre quando attraverso questo mio Paese, ma che si sono manifestati in modo particolarmente acuto durante questa grande traversata di 612 km, da Roma a Brindisi”. Paolo Rumiz sintetizza così la sua impresa: 29 giorni di cammino e circa un milione di passi tra calanchi, tratturi e valichi di quella che è la prima, grande via europea. Un libro, un documentario, una mostra. O ancora, utilizzando le parole di uno degli autori e giornalisti più importanti della cultura italiana, un vero e proprio “corpo a corpo”, con il fine restituire all’Italia e all’Europa un bene clamorosamente abbandonato. Mercoledì 31 agosto, alle ore 19, lo scrittore triestino racconta questa sua straordinaria esperienza in Piazza U. Giordano, per un fuoriprogramma della rassegna “Libri e dialoghi” organizzata dalla libreria Ubik e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia.

Al centro della serata, il suo ultimo libro, Appia (Feltrinelli, 2016), arricchito dall’intervento del regista di origini foggiane Alessandro Scillitani, autore del documentario incentrato sul viaggio compiuto dall’autore e dal titolo Il cammino dell’Appia Antica, del quale verranno proiettati durante la serata alcuni frammenti. A conversare con i due ospiti, sarà il direttore artistico della libreria, Michele Trecca. Inoltre, come in precedenti occasioni, la libreria Ubik fa sapere che il 15% dei ricavi ottenuti dalle vendite del libro verrà donato alle vittime del sisma che ha colpito il centro Italia nei giorni scorsi. In caso di maltempo infine, l’incontro avrà luogo all’interno dello spazio live.

Appia (Feltrinelli, giugno 2016; 384 pagine). Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, la prima grande via europea, l’Appia, e ce ne riconsegna l’itinerario perduto, da Roma fino a Brindisi, “più per dovere civile che per letteratura”. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, ascoltando le voci del passato e destando la fantasia degli increduli incontrati durante il viaggio. E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le gambe e l’immaginazione lungo la via del nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela, della quale viene restituito l’itinerario dopo un secolare abbandono. Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell’Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili e, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di Arabi e Normanni. Intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l’ingresso nell’Oriente. Per conquistarsi le meraviglie di un’Italia autentica e segreta è necessario però sobbarcarsi anche del lavoro sporco – svincoli da aggirare, guardrail, sentieri invasi dai canneti, cementificazioni, talvolta montagne intere svendute alle multinazionali dell’acqua e del vento – e affrontare la verità dei luoghi pestando la terra col “piede libero”. “È nei villaggi più remoti,” ha scritto il “New York Times” dell’opera di Paolo Rumiz, “tra i laghi e i boschi, in mezzo alla gente comune, che la vera vita delle nazioni rivela la sua trama di colori.” Al racconto fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che ha trovato il percorso sulle carte, nelle foto aeree e sul terreno, e che ha descritto l’itinerario nel libro: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo – considerata l’assenza di segnaletica – per chi volesse seguire le orme di questa marcia d’avanscoperta.

Paolo Rumiz è giornalista de “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Segue dal 1986 gli eventi dell’area balcanica e danubiana; durante la dissoluzione della Jugoslavia segue in prima linea il conflitto in Croazia e successivamente in Bosnia ed Erzegovina. Nel novembre 2001 è stato inviato ad Islamabad e successivamente a Kabul, per documentare l’attacco statunitense all’Afghanistan. Ha vinto numerosi premi di giornalismo e letteratura. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014).

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT



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