ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

“Rumore” a Siponto per la profanazione del… sarcofago di Em. Tulliano

E’ bene ribadirlo, ciò “succedeva”… in altri tempi che, oggi….è oggi!

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Manfredonia. Accadeva nel… passato che si potessero manomettere i monumenti artistico-storico-archeoligici, senza colpo ferire, quasi con beneplacito di chi di dovere, anzi il tutto ammantato da malcelata ipocrisia, ostentata (e soltanto ostentata) da millantata cultualità, culturalità e musealità.

E’ bene ribadirlo, ciò “succedeva”… in altri tempi che, oggi….è oggi!

In merito riportiamo, innanzitutto, quanto è scritto sul muro imbiancato del soccorpo della basilica preromanica di S.Maria di Siponto, ovvero la “Sipontina”; dall’iscrizione si rileva che nel 1745 fu portato alla luce un sarcofago ritenuto pieno di tesori. In effetti, però, rotto il coperchio dello stesso sarcofago si rinvenne solo lo scheletro di uomo d’arme, Em.Tulliano, duce delle armi, con la data 595, personalità storicamente certa, di cui si ha riferimento nella epistola di papa S.Gregorio Magno al vescovo sipontino Vitaliano.

A segutito di tanto, nel 1770, il sarcofago fu deposto nel soccorpo (dove ancora lo si riscontra) e, successivamente, nel 1840, si provvide ad effettuare la scritta che qui appresso si riporta.

“Nel 1745, dopo le tante disavventure della città e di un terribile terremoto che la rase al suolo (1223 d.C.) fu rinvenuta fra le rovine di quel Duomo da alcuni abitanti della moderna Siponto o Manfredonia, i quali sedotti da un pellegrino francese che sopra alcune storiche relazioni accertava dover essere pieno di oro e di argento a forza di notturne fatiche la rinvennero e la disotterrarono trovandovi però dentro invece dello sperato tesoro il cadavere di un guerriero avente al petto una croce cavalleresca ossia una croce pettorale di fattura bizantina e accanto una grande spada arrugginita ed ai piedi una lapide tutta di marmo di un palmo quadrato con la seguente iscrizione: Em.Tulliano praefect. 35° Sipnrm. Duce Ob. Ann. Sal. DXCV. Per sottrarla da ultimo alle ingiurie del tempo ed alla rapacità dell’uomo fu depositata vuota come la è in questo tempio nel 1770 alla futura memoria de’ posteri se ne lascia il presente cenno- oggi anno 1840”.

Va pur detto che la tradizione popolare vuole che con presenza di un romeo straniero presso il soccoporto della Basilica venne intonato un canto alla Madonna. E passano solo 5 anni dalla trascrizione dell’epitaffio che nelle fonti docunentarie si ha il riscontro di una forma di sommossa, con l’arresto di ben 6 persone, per la notizia diffusa di un ipotetico tesoro esistente a Siponto.

Il Decurionato sipontino si sforza di far capire agli organi giudiziari che la movimentazione di popolazione, “rumore”, è solo apparente, non vi è alcuna sollevazione.

“Riunito il Decurionato per invito del sig. Sindaco e presa a stretta disamina e considera-zione quanto viene di accadere in rapporto alla idea del tesoro, che lo si vuole esistente in Siponto, massima per degli arresti eseguiri di persone che là concorrevano a vigilare che altri non vi andassero per limitandosi a questa sola e non altra idea il concorso in parola che, e non mai che possevi pensiere il benché minima di turbare la pubblica tranquillità o resistere ed opporsi alla forza che ivi pure occorrono pel buon ordine delle cose avendo a riflettere che i cittadini tutti di indole così docile e tranquilla, mai sarebbero stato capaci di adoperarsi nel benché menomo turbamento, ed in atti di violenza, si è istimato di fare tutto ciò presente con la massima sincerità e buona fede alla imparziale e notissima giustizia del sig. Procuratore Generale coralmente e vivamente pregando la prelodata Autorità di rimanere sicura delle presenti asserzioni, e nel tempo stesso compiacersi con l’esercizio de’ suoi poteri farsi che i sei individui da ultimo arrestati e (cocersionati) nell’apposito Uffizio in dritto di questo Giudice al più presto vengano di essere posti in libertà facendo compassione e compenetrando gli animi di tutti le particolari circostanze delle rispettive famiglie di essi, e pure considerando che la è tutta gente di campagnoli, priva di mezzi non travagliando, e così rimasta in abbandono le attuali faccende di campagna, ciò che porta un dissesto, e una rovina maggiore e considerevole.

Si spera che vogliono queste ragioni compenetrare il nobile animo e giustissimo del sig. Procuratore Generale, ripetendo sempre, che la cosa incertisisma di per se né vi è stato mai il pensiero di turbamento della pubblica quiete, o di resistenza alla forza pubblica”.

(A cura di Pasquale Ognissanti, Archivio Storico Sipontino)



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