Foggia
Prodotto maturato prima, tir carichi di merce da smaltire

Foggia. “Oro rosso? E’ rimasto solo il nome, prezzi anni ‘80”

Michele Ferrandino (Cia) sulla raccolta di quest’anno

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Foggia. I tir erano carichi di pomodori già a metà agosto dopo un’ondata di caldo eccezionale. Non è il grano ma un prodotto deperibile già in esubero quando si raccoglie il 26-27 luglio, quest’anno l’anticipo della maturazione è stato di una settimana. Gli agricoltori a prodotto raccolto non sapevano cosa farne. Grandine e scarsità di acqua hanno fatto il resto. La fila dei tir per smaltire la merce si va riassorbendo in questi giorni. Produttori e industriali si sono trovati impreparati all’emergenza, non certo alla tematica dei prezzi al ribasso, dei contratti anche questi “per salvare il salvabile” e di un distretto per industriali e agricoltori che stenta a decollare. Si spera in settembre per riprendere il progetto in una filiera che, dal campo alla tavola, vede produttori e industriali disuniti, la forza della grande distribuzione, la “svendita” che mette in crisi le fabbriche.

“Serve un distretto degli industriali e produttori”

“Oro rosso”, per il pomodoro di Capitanata. Ma è ancora così? “E’ rimasto solo il nome- dice Michele Ferrandino, presidente provinciale della confederazione Cia- per coltivare un ettaro ci vogliono tra i 9mila e 10mila euro e dipende dall’annata, con 850 ettari non ce la fai a coprire le spese. Non è più oro rosso perché i prezzi sono rimasti quelli degli anni ‘80, con i costi di produzione che allora erano inferiori del 50% rispetto a oggi. Ci sostengono gli aiuti comunitari e le macchine, usate per il 95%, non conviene la raccolta a mano. Da anni predichiamo che la produzione abbondante non è positiva ma non ci ascoltano. Non c’è accordo fra industriali e produttori. In altre parti d’Italia esiste il distretto del parmigiano, della mela e noi non riusciamo a organizzare quello dei pomodori. Invece servono programmazione, regole, novembre e dicembre per i contratti, saltato questo periodo a gennaio è già tardi”.

L’incontro al Ministero e i prezzi

A maggio si è tenuto un incontro al Ministero per evitare un ribasso eccessivo del prezzo che era stimato 82-87 centesimi al quintale. “Non siamo d’accordo che i contratti vengano fatti al momento della raccolta ma nell’anno in corso per l’anno successivo. Dopo l’incontro al Ministero il prezzo è rimasto quello dell’anno precedente, 87-97 centesimi al quintale. Non siamo contenti, abbiamo fatto il possibile e presentato un piano colturale per dire che oltre un determinato prezzo un’azienda non può andare”. La concorrenza, certo, ma secondo Ferrandino anche “disorganizzazione, c’è chi svende a discapito delle piccole fabbriche. La qualità esiste, il sammarzano è una specificità propria della Capitanata che si stenta a riconoscere”.

L’agronomo: “La gente non sa fare la spesa…”

Michele Lo Storto, agronomo, ricercatore industriale, a proposito dei prezzi al ribasso spiega: “Il prezzo lo fa la grande distribuzione come per l’olio e la pasta. Se le persone vogliono un barattolo di pelati a 40 centesimi tutto l’anno queste sono le conseguenze che pagano i produttori e le aziende che non ce la fanno”. Ma sule tasche dei consumatori non è che si possono fare i conti: “In molti non sanno fare la spesa, risparmiano pochi centesimi su un piatto di pasta e poi comprano altro..”. A proposito di qualità il pomodoro cinese esiste? “Mi fa ridere questa cosa del pomodoro cinese. Da noi in Italia arriva il doppio e triplo concentrato che non viene usato ma rispedito all’estero per ketchup e altre salse. La nostra top quality la vendiamo di più all’estero che la apprezza”.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 29.08.2017)

FOTOGALLERY ENZO MAIZZI



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