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Desertificazione, Dipace: “a rischio un terzo del Tavoliere”

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(fonte image: amandacastellopachamama)

Desertificazione (image: amandacastellopachamama)

Bari – “L’EMERGENZA desertificazione riguarda anche l’Italia” – ha sottolineato Legambiente. Negli ultimi venti anni, infatti, nello Stivale italiano si è infatti triplicato l’inaridimento del suolo con ben il 27% del territorio nazionale a rischio desertificazione. Interessate soprattutto le regioni meridionali, dove l’avanzata del fenomeno rappresenta già da un decennio una vera e propria emergenza ambientale. La Puglia è la regione più esposta con il 60% della sua superficie, seguita da Basilicata (54%), Sicilia (47%) e Sardegna (31%).

RAPPORTO ENEA – L’ultimo Rapporto Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) definisce il fenomeno della desertificazione nell’impoverimento progressivo del suolo causato da variazioni climatiche e dall’azione delle attività umane, in particolare deforestazione e disboscamento, eccessivo sfruttamento dei terreni agricoli e pascoli, scorretta gestione delle risorse idriche. L’area di studio comprende cinque comuni dell’alto Tavoliere di Puglia – Apricena, Chieuti, Lesina, Poggio Imperiale e Serracapriola – per una superficie complessiva di 586 kmq. L’attività produttiva principale dell’area risulta l’agricoltura, con una Superficie agricola totale pari al 71% del territorio. L’uso del suolo nettamente prevalente è quello dei seminativi, che occupavano nel 2000 circa 34.000 ha pari all’86% della Superficie agricola utilizzata.

I boschi ricoprono solo il 2% dell’intera area e si sono quasi dimezzati nel corso degli ultimi decenni. Le conseguenze sono una graduale perdita di produttività delle terre e della capacità di un territorio di fornire servizi a beneficio della collettività. Negli ultimi decenni il processo di trasformazione di suoli agricoli e boschivi ad usi urbani in Italia ha assunto ritmi impressionanti e impatti sempre più rilevanti in terminambientali e sociali. Il boom dell’edilizia residenziale dal 1994 ad oggi ha portato a realizzare oltre 11milioni di nuove stanze a fronte di una popolazione in leggerissima crescita.

Per fermare i processi occorre dare priorità al recupero delle aree già urbanizzate, fissare dei tetti massimi di nuove aree trasformabili, fermare la localizzazione di insediamenti commerciali e residenziali fuori da qualsiasi logica di pianificazione urbanistica e dei trasporti, obbligare la compensazione ecologica degli impatti creando nuovi boschi.

STUDI DELL’UNIVERSITA’ DI BARI – Il Prof. Antonio Dipace, del corso di studi di geomorfologia insieme al Prof. del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell’Università di Bari hanno valutato la sensibilità alla desertificazione del Tavoliere di Puglia adattando la metodologia di studio alle condizioni ambientali e socio-economiche tipiche del territorio con l’introduzione nella stessa di specifici parametri. La carta delle aree sensibili alla desertificazione elaborata evidenzia che circa 1/3 del territorio è caratterizzato da “moderata sensibilità” a causa dell’aridità del clima e delle attività antropiche. A queste cause si aggiunge, lungo la fascia costiera, il fenomeno dell’intrusione marina indotta dal sovrasfruttamento delle acque sotterranee.

Il Tavoliere di Puglia è una vasta area pianeggiante (ca.4000 Km2), compresa tra il Subappennino dauno, il Promontorio del Gargano e il Fiume Ofanto. Il Tavoliere è solcato da numerosi corsi d’acqua (F. Fortore, Torrenti Triolo, Salsola, Celone,Cervaro e Carapelle), tutti caratterizzati da un regime stagionale, e da canali artificiali di bonifica che drenano le acque che periodicamente ristagnano nelle zone più depresse della fascia costiera, convogliandole nei torrenti o direttamente nel Mare Adriatico.

CRITICITA’ DEL SUOLO Sin dagli inizi del XX secolo, gli agricoltori del Tavoliere di Puglia hanno ovviato all’irregolare disponibilità di acque superficiali intercettando l’acquifero poroso superficiale, con pozzi scavati a mano di modesta profondità. Con il progressivo aumento della richiesta idrica la ricerca di acque sotterranee è stata spinta sempre più in profondità, fino ad intercettare gli acquiferi profondi.
I principali processi responsabili del rischio di desertificazione nel Tavoliere di Puglia sono il sovrasfruttamento e il degrado qualitativo delle acque sotterranee. Al fine di quantificare questi processi e di verificare la corrispondenza tra le aree in cui essi sono più accentuati e le aree per le quali è maggiore la sensibilità alla desertificazione, è stato effettuato il monitoraggio dei livelli e della conducibilità elettrica in n. 14 pozzi

Il Tavoliere di Puglia risulta una delle zone italiane più esposte al rischio di desertificazione come conseguenza dell’aridità del clima e dell’utilizzo non sostenibile della risorsa idrica sotterranea. In relazione a quest’ultimo aspetto le indagini compiute hanno evidenziato che gli eccessivi emungimenti, soprattutto in concomitanza di periodi pluriennali della siccità, determinano oltre al depauperamento irreversibile delle falde idriche anche il loro degrado qualitativo. In particolare, è stato accertato l’aggravamento del fenomeno della contaminazione lungo la fascia costiera salina per l’ingresso di acqua marina. Una vera emergenza che minaccia il territorio e rischia di trasformare la nostra amata terra in una distesa di sabbia senza vita.



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