ManfredoniaMonte S. Angelo
A cura di Gianfranco Pazienza - Direttivo Regionale Legambiente Puglia

#ARSENICO40: il calvario industriale di Manfredonia

"Quella fabbrica chimica, dunque, poteva produrre solo inquinando il mare e l’aria"

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Manfredonia. L’Anic Petrolchimico, poi EniChem Agricoltura, industria di stato entra in produzione nel 1971 e dopo soli cinque anni, nel 1976, subisce il primo di una lunga serie di incidenti , di stop and go. Quel tipo di industria era predestinata, segnata da una morte tecnologica rapida: sarebbe collassata comunque nel giro di pochi anni. Segnata da cicli produttivi già allora obsoleti, quale l’uso dell’anidride arseniosa e nessuna alternativa allo smaltimento dei sali sodici, se non lo sversamento “autorizzato” in mare. Quella fabbrica chimica, dunque, poteva produrre solo inquinando il mare e l’aria. E a Manfredonia la qualità sia del mare sia dell’aria era buona, stando ai dati di allora. Questi mostrano per la salute della popolazione sipontina un vantaggio notevole (ora in declino) rispetto ad altre aree geografiche della Puglia, come apprendiamo dai dati statistici e dall’indagine epidemiologica partecipata: oggi si studiano gli effetti di quella “mal’aria” sulla salute della popolazione esposta.

“(…) Quella fabbrica chimica, dunque, poteva produrre solo inquinando il mare e l’aria (…)”

In questo calvario, con annesso declino industriale, , oltre al fallimento di molte iniziative del “Contratto d’Area”, si aggiunge da ultimo la malsana proposta di insediare il mega deposito GPL Q8/Energas, a minacciare la Città e il Golfo nel suo percorso di economia sostenibile e in pace con l’Ambiente. A tale amarezza, nel corso delle celebrazioni e riflessioni di questi giorni di #arsenico40, sono state dedicate le parole illuminanti dal Vescovo Michele Castoro, suggerendo una domanda – risposta: può esistere lavoro buono, stabile e duraturo, senza una contemporanea cura dell’ambiente (?). E a Manfredonia la cura dell’ambiente proposta, allora era peggio della malattia: in “alternativa” all’inquinamento marino, ENI pensava di costruire un inceneritore, per bruciare i rifiuti industriali di mezzo mondo, non solo dell’EniChem.

Altre riflessioni importanti sono emerse negli incontri di questi giorni, con le storie piagate e la forza della famiglia di Nicola Lovecchio, con il fantasma del “mostro chimico” presente nella piazza del municipio: il movimento cittadino ha aperto una porta per guardare al futuro con nuove prospettive, tra ambiente, salute e lavoro, (Rosa Porcu); cui fa seguito l’impegno del Presidente Michele Emiliano e del Sindaco Angelo Riccardi: Manfredonia ha dato vita ad un importante percorso con l’indagine epidemiologica che la Regione dovrà/potrà sostenere, supportando anche la fase finale delle bonifiche, per guardare con fiducia al mare e al futuro, indicando ad altre aree in declino, il modello post industriale di Manfredonia.

Tutto questo dovrebbe mettere al riparo da ogni fuga al passato – Franco Carella e Gaetano Prencipe ricordano come nonostante i percorsi di riconversione, dopo la chiusura dell’Enichem, Regione, Governo e alcune forze politiche fino al 1997 con la Probant, pensavano di poter di resuscitare ancora la peggiore industria chimica a Manfredonia. Anzi, l’allora Commissario europeo per la concorrenza Van Miert nel 1997 ci risponde: quella fabbrica risulta smantellata e bonificata dal 1995. Già bonificata? Siamo al 2016 e quella fabbrica, proprio con la “bonifica della falda”, continua a sversare inquinanti in mare, come allora con il caprolattame. Di questo cercheremo di occuparci il prossimo 30 settembre, nell’ultimo incontro: “A 40 anni la bonifica del SIN, cosa cambia con la nuova legge sugli Ecoreati”.

Piazza-Duomo-Tende-del-movimento-anti-Enichem

Piazza-Duomo-Tende-del-movimento-anti-Enichem

Dopo 40 anni, nella Città ferita e in presenza di una “coscienza divisa” (Giulia Malavasi), le iniziative di #arsenico40 potranno sostituire la diffidenza, lo scetticismo e i rancori? A quaranta anni la maturità deve essere tale da poter riscrivere la storia passata e ridisegnare il futuro, con una nuova consapevolezza e un nuovo protagonismo del movimento cittadino, della politica e dei settori sociali ed economici? Si deve fare! Ci sono nuove risorse culturali, saperi diffusi, pronti per partecipare con competenza e protagonismo. Giovani generazioni nate lontane da quella nube tossica, loro malgrado ne portano i segni sociali e ambientali, devono poter contaminare il Coordinamento Ambiente, Salute, Lavoro e il Progetto della Ricerca Epidemiologica Partecipata, per tutte e tutti queste sono valide opportunità.

A 40 anni da quell’incidente Manfredonia ha saputo raccontare la sua vicenda industriale controversa e difficile. Lo ha saputo fare con il lavoro teatrale della Bottega degli Apocrifi: SottoSopra, “La Città salvata dalle donne”, uno spettacolo corale emozionante, sintesi perfetta delle dinamiche nella lunga occupazione della Piazza. E lo ha fatto senza rancori. Una onesta lettura della mobilitazione cittadina consapevole, informata e capace di fare rete, vista con lo specifico protagonismo delle donne. Loro, per prima, hanno saputo emancipare le famiglie e quella società confusa tra l’economia del mare e l’industria, partecipando, mostrando il coraggio, in una città divisa, prendendo parte con slancio alla mobilitazione contro la fabbrica chimica che, in cambio di lavoro cattivo – racconta Sipontina Santoro – depredava le economie locali (oggi il sale dell’Economia Blu), minacciava le risorse naturali e la salute, distruggeva i valori autentici della comunità.

Quella partecipazione, ricorda Anna Guerra, colmando una distanza tra la piazza e le istituzioni, ha saputo guadagnare la prima storica sentenza della Corte Europea sul diritto all’informazione sulle questioni ambientali. Proprio questo tema e la sua pratica concreta, sono mancate nella gestione delle fasi di bonifica, accompagnate da informazioni voluminose si, ma non decifrabili dai comuni mortali. Una carenza cui bisognerà mettere una barriera, più solida di quel colabrodo idraulico che è la bonifica della falda inquinata.

Gianfranco Pazienza Direttivo Regionale Legambiente Puglia.



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