A cura di Teresa Maria Rauzino· - Mercoledì 28 settembre 2016

I “Sammichelari”: Da Vieste “sperduta” alla Montagna Sacra

Il Parco Nazionale del Gargano ha effettuato lavori di ripristino dell’antico percorso, definito dagli appassionati di trekking “tra i piú suggestivi del Promontorio”

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Da Vieste “sperduta”… alla Montagna Sacra più venerata di tutto l’Occidente cristiano. Dal 1995 si rinnova il tradizionale pellegrinaggio del 29 settembre per la festa di San Michele a Monte Sant’Angelo. Di notte, al chiarore delle fiaccole, partenza all’una e trenta. Il priore del “Sovrano Ordine dei Pellegrini” batte tre colpi decisi sulla porta sbarrata della Cattedrale: chi resta a casa viene bruscamente svegliato dallo scandire incessante dei campanelli e dai rituali canti micaelici. Tutti gli abitanti del centro storico di Vieste si affacciano alle finestre: con un segno di croce salutano i “Sammekalére” in partenza verso il Monte Gargano che attraversano in processione le caratteristiche viuzze del borgo antico.

Un tratto in bus, fino all’arrivo in località “Tacca del Lupo”, sulla statale 89. L’orologio segna le quattro del mattino, inizia il trekking verso Coppa Fusillo, da dove si profila l’erto abitato di Monte Sant’Angelo.

E’ ancora buio. Avvolti dalle tenebre, i pellegrini percorrono in fila l’antico sentiero, un tempo praticato dalle mandrie svernanti nella piana di Vieste. Risuonano le interminabili litanie e la supplica al “Principe delle Celesti Milizie”.

Una supplica rivisitata in chiave ecologista: “A te Michael / a te principe della fede / noi pellegrini del Gargano / amanti di questa terra / antica e meravigliosa / rivolgiamo questa supplica: / fa che l’uomo malvagio / non uccida animali indifesi / non bruci boschi e foreste / non inquini il cielo, la terra e il mare. / Ti preghiamo Michael / di usare la tua spada, se necessario / per punire quelli che spinti / dalla bramosia del denaro / calpestano tutto e tutti / seminando morte e solitudine. / Noi ti affidiamo questo compito, / o Principe degli Arcangeli, / e ti preghiamo di assolverlo. / Gloria tibi Sancte Michael”. La sosta rifocillante è alla Masseria Rignanese. Ormai Monte Sant’Angelo é prossima: inizia il tratto piú duro che condurrá i “Sammekalére”, dopo l’impervia salita per i tornanti della Montagna, sul sagrato della Reale Basilica.

Si scende finalmente nel sacro Speco: i pellegrini, in ginocchio al cospetto di San Michele, gli offrono la loro fatica. Con gli occhi chiusi e il capo chino ringraziano l’Arcangelo. Seguono la santa Messa e la processione dietro la statua del Santo, lungo le strette stradine di Monte Sant’Angelo. Poi il ritorno a Vieste e la messa di ringraziamento in Cattedrale.
Un fenomeno di religiosità popolare, quello del viaggio verso i luoghi-chiave della Cristianità, che ha coinvolto nei secoli migliaia di pellegrini.
Nel Medioevo, i grandi itinerari della fede si snodavano lungo le rotte dei mari o i sentieri d’Oriente per raggiungere la Terrasanta, verso le strade per Roma, e lungo il “camino de Santiago” di Compostela, ma anche lungo la “Via Sacra Langobardorum” che univa direttamente Benevento a Monte Sant’Angelo, ma ben presto collegò l’Europa occidentale con la Terra Santa, tramite i porti di Brindisi e Otranto.

Un itinerario fondamentale per l’organizzazione viaria e marittima, per la fondazione di chiese, monasteri e mercati, ma soprattutto per la creazione di una comune cultura europea.

La denominazione dell’itinerario al Monte Gargano è legata alla presenza dei Longobardi, che fecero del santuario dell’Arcangelo il loro santuario nazionale e diffusero il culto micaelico in tutta Europa. Un culto che resiste dal Medioevo e si rinnova da oltre 1500 anni. Secondo la tradizione, l’Arcangelo apparve nel 490 a Monte Sant’Angelo, stabilendo colà la sua dimora. Il santuario, soprattutto durante il periodo delle Crociate, divenne la tappa obbligata per il passaggio in Terra Santa, sostegno ideale nella crociata contro i Turchi. Il Gargano divenne così uno dei luoghi di culto e pellegrinaggio più frequentati del Medioevo. Papi, Imperatori e Cavalieri percorsero le impervie contrade della Sacra altura, incamminandosi d’inverno, a piedi scalzi, lungo i suoi tornanti, per chiedere all’Arcangelo la remissione dei propri peccati.

Il pellegrinaggio era considerato “il cammino verso la salvezza”. Fra i pellegrini vi erano ricchi e poveri, sani e infermi, santi e peccatori, tutti accomunati da uno stesso sentimento: riacquistare la fede perduta e con essa la salvezza eterna. Si narra che San Francesco, non ritenendosi degno di entrare al cospetto del Principe delle Celesti Milizie, si fermasse a pregare dinanzi all’entrata della grotta.

Il pellegrinaggio, dalla fine dell’800, assunse una vera dimensione di massa: gruppi di devoti partivano da tutta Italia per raggiungere Monte Sant’Angelo, a piedi o a bordo di caratteristici carretti. Giovanni Tancredi, nel 1938, descrisse così le compagnie di Sammichelari che salivano gli impervi tornanti del Monte Gargano: “Chi vuol avere la sensazione della vera fede, venga quassù ed osservi le strade carrozzabili, gli impervi sentieri, le coste dei monti dove giovani e vecchi, uomini e donne con grossi involti sul capo, con le scarpe e le uose in mano, sgranando il rosario, salgono in lunghe file serpeggianti, oppure dispersi per le diverse scorciatoie come branchi di pecore pascenti, cantando interminabili litanie” .

Drammatica la cronaca dell’arrivo dei pellegrini al santuario, raccontata da Saverio La Sorsa nel 1930: “Quando sono giunti dinanzi alle belle porte di bronzo della Basilica, s’inginocchiano, ne battono gli anelli, come invasati dalla follia, ne baciano le immagini, e perpetuando i riti dei secoli di maggiore fanatismo, traversano la sacra spelonca, strisciando a sangue la lingua per terra fino all’altare…” .

Il pellegrinaggio Vieste-Monte Sant’Angelo, in via d’estinzione, aveva portato quasi alla cancellazione il sentiero dell’Arcangelo.
Dopo la ricostituzione del Sovrano Ordine dei Pellegrini di San Michele Arcangelo, grazie all’impegno della sezione WWF di Vieste e di Grazia Francescato, è stata risistemata la “via erbosa” che porta direttamente alla grotta sul Monte.

Il Parco Nazionale del Gargano ha effettuato lavori di ripristino dell’antico percorso, definito dagli appassionati di trekking “tra i piú suggestivi del Promontorio” e chiamato comunemente il “sentiero dei Sammekalére”, cioè dei devoti di San Michele Arcangelo.
Anche per stanotte: buon cammino!

A cura di Teresa Maria Rauzino



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