Manfredonia

La differenza tra l’apparenza e la realtà (La settimana economica)


Di:

Pipa (statoquotidiano - LT)

LA società del XXI secolo è descritta da molti filosofi e sociologi come emblema della vittoria dell’apparire sull’essere. L’ordine “naturale” delle cose, in altre parole la superiorità del concreto sull’astratto, è spesso sovvertito da un ordine “manipolato”, contraffatto, dai nostri desideri.

L’immagine che abbiamo scelto come copertina per il presente articolo può aiutarci a comprendere meglio quanto appena affermato. L’opera “Ceci n’est pas une pipe” (Questa non è una pipa) di Renè Magritte, ancora oggi oggetto di dibattito tra gli esperti d’arte, esprime in pieno il senso di banalità, seguito dal disorientamento, che vorremo originare nei lettori con il presente appuntamento con l’economia.

Magritte dipinge la pipa con il presupposto che essa non potrà mai essere una pipa (reale), pur essendolo semplicemente in ragione dell’evocare l’oggetto che essa rappresenta. E’ indubbio che la pipa e la sua immagine non coincidano – non “sono” la stessa cosa –; tuttavia, chiunque, osservando la pipa disegnata, alla domanda “che cos’è?” risponderebbe “è una pipa”.

Veniamo, dunque, all’argomento di questa settimana: i Conti Deposito.

In primo luogo ci piacerebbe sapere cosa pensate, esattamente come nel caso del dipinto di Magritte, quando ascoltate o leggete sui diversi mass media le pubblicità che enfatizzano le caratteristiche di questi strumenti.

Cosa sono – in realtà – i conti deposito: forme di investimento, di risparmio, strumenti finanziari, derivati?

La verità è che, molto spesso, quando sono sottoscritti questi contratti non se ne conosce davvero l’essenza. Semplicemente, ci si accontenta di sapere, “sentire”, ciò che vorremmo ci fosse detto: nessun rischio, ottimi rendimenti, soldi sempre disponibili…

Ma è davvero questo ciò che si ottiene in cambio delle somme che si decide di impiegare?

Analizziamo, punto per punto, gli elementi che avvicinano molti “pigri” risparmiatori a questi strumenti.

1. Rischio. Siamo sicuri di non fare terrorismo psicologico affermando che gli investimenti risk free (privi di rischio) non esistono e non sono mai esistiti (il crollo del mercato immobiliare e il rischio default per i debiti sovrani, tra gli altri, sono lì a confermarlo).

Ecco subito accorrere gli appassionati e infaticabili sostenitori dei conti deposito in difesa del loro sacro Graal : “il Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n.49, in conformità al dettato della Direttiva 2009/14/CE, dispone l’applicazione di un limite massimo di rimborso per depositante pari a 100.000 euro (e di un termine di rimborso di 20 giorni lavorativi, prorogabili dalla Banca d’Italia in circostanze del tutto eccezionali di altri dieci giorni, a decorrere dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ai sensi dell’articolo 83 del Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (T.U.B.)“.

Ottimo, ci avete convinti… per niente! Che cosa succede, ad esempio, alle risorse destinate al conto deposito che eccedono il massimale di €100.000? Quanto tempo è necessario aspettare affinché sia dichiarata la liquidazione della banca proponente? Che cosa succede se non si tratta di crisi del singolo istituto di credito, bensì di crisi “sistemica” del settore bancario e, quindi, di tutti gli aderenti al fondo di tutela dei depositi?

Il silenzio. Il dubbio che la pipa non sia “realmente” una pipa inizia a serpeggiare nella mente di molti.

2. Rendimento. Come abbiamo sempre affermato, rendimento e rischio sono due facce diverse della stessa moneta. Com’è, dunque, possibile che un investimento risk free possa garantire rendimenti superiori a forme di investimento che incorporano un determinato livello di rischiosità? Risposta banale, non è possibile. Ogni investitore\risparmiatore è libero di scegliere le soluzioni che ritiene più idonee alle proprie esigenze, tuttavia ciò non dovrebbe condurre a scelte “comode” ma “inconsapevoli”.

3. Liquidabilità. Altro mito da sfatare. Quando si decide di sottoscrivere un contratto di conto deposito bisognerebbe prestare molta attenzione a quanto espressamente scritto nel contratto stesso. La possibilità di vincolare una somma per un certo intervallo di tempo al fine di garantirsi un determinato rendimento, quant’anche sia prevista una facoltà di smobilizzo, non è condizione sufficiente all’ottenimento del rendimento “promesso”. Di solito, infatti, nei contratti di conto deposito vengono distinte, almeno, due tipologie di tasso di interesse creditore: una prima, in caso di rispetto del vincolo di deposito delle somme impiegate; una seconda, di gran lunga inferiore alla prima (alle volte perfino irrisoria), in caso di smobilizzo anticipato anche solo di una parte di quanto conferito in precedenza.

Abbiamo appena analizzato quelli che sono spesso definiti come “punti di forza” dei conti deposito e – ne siamo sicuri – già molti lettori avranno capito come l’introduzione (a base di arte) al presente articolo sia stata pensata come il classico cucchiaino di zucchero utilizzato per addolcire la pillola.

Non infieriremo ulteriormente parlando dei costi – espliciti, ma soprattutto impliciti – per la tenuta dei conti deposito, né della tassazione – sul capitale e sulle rendite – loro applicata. Non pensavate mica di aver sottoscritto un contratto privo di costi e non soggetto a tassazione?

Se la risposta a questa domanda non è “banale”, vi invitiamo a ripensare – con maggior calma ed accuratezza – alle vostre decisioni in ambito di risparmio e investimenti.

La pipa di Magritte è, evidentemente, la rappresentazione grafica di una pipa; tuttavia, non credo esista alcuno intenzionato a darle fuoco per assaporare il gusto del fumo da essa prodotto.

La libertà è la possibilità d’essere e non l’obbligo d’essere.”
René Magritte

(A cura del Dott. Leonardo Taronna
Analista Economico e Finanziario
https://twitter.com/TaronnaL)

La differenza tra l’apparenza e la realtà (La settimana economica) ultima modifica: 2013-10-29T18:53:28+00:00 da Leonardo Taronna



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