ManfredoniaMonte S. Angelo
Nota stampa

“Ma quale ‘Schiforma’ !! … #bastaunsì”

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Monte Sant’Angelo. Dal Comitato del No, guidato a Monte Sant’Angelo dal Dott. Mazzamurro, verso il quale nutro stima personale, si apprende che la riforma costituzionale fa schifo, perché in Parlamento non si è riusciti a coinvolgere “tutti gli attori politici presenti”. Beato lui che immagina sia possibile mettere proprio tutti d’accordo! Durante la riunione della settimana scorsa i sostenitori del No hanno detto che il Governo ha proceduto a colpi di fiducia per approvarla. In realtà il testo adottato dal Parlamento ha oltrepassato il fuoco di migliaia di emendamenti, di cui Sel, Lega e M5stelle ne hanno proposti 8000 in un giorno solo, seguendo evidentemente una strategia tesa ad escludere ogni discussione reale e democratica sul merito. Comunque il testo originario proposto dal Governo, ha subito 120 modifiche prima di essere approvato.

I sostenitori del No hanno citato Calamandrei, ma questo eminente giurista diceva anche “di questo, che è il fondamentale problema della democrazia, cioè il problema della stabilità di governo, nel progetto di costituzione non c’è quasi nulla”. Far diventare il Senato un organo che non legifera più, se non in pochi casi e sottrargli la possibilità di votare la fiducia al Governo, va anche in quella direzione e in parte giustifica l’elezione indiretta dei senatori. Rispetto al Dott. Mazzamurro, faccio politica da pochissimo tempo, ma non mi sfugge che quando al Senato c’è una maggioranza troppo risicata, questa blocca il lavoro della Camera, mette a rischio i governi e il paese resta impantanato; quando invece ci sono maggioranze uguali, il Senato di fatto diventa “un inutile, quanto ingombrante doppione”, così come lo definiva l’Unità nell’ottobre del 1946.

Si è parlato dell’Italicum, ma, al di là delle ipotesi fantasiose sui complotti e chi più ne ha più ne metta, occorre ribadire anche qui, che è un sistema elettorale che attribuisce il premio di maggioranza a chi ottiene il 40% al primo turno o vince il ballottaggio; l’enorme vantaggio è che si saprebbe senza dubbio chi ha vinto e questo senza lasciare spazio, dopo il voto, a coalizioni senza coesione, ad alleanze spurie o a larghe intese, tanto criticate dai principali detrattori di questa riforma. In base a quel sistema elettorale è vero che chi vince prende 340 seggi, ma chi perde si divide i restanti 280 seggi. Basta che 26 deputati si spostano all’opposizione, per mettere in pericolo il governo e questo è un rischio concreto, perché in Italia il trasformismo purtroppo si pratica. Ad esempio dal 2013 solo alla Camera Grillo ha perso 18 deputati dei 109 iniziali.

I poteri del Governo non aumentano con la riforma, né diminuiscono quelli del Presidente della Repubblica, che continua ad avere la prerogativa di nominare “il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri” e di sciogliere la Camera. Il superamento del bicameralismo paritario, rendendo più snello il procedimento legislativo, toglie l’alibi ai Governi che nel tempo hanno abusato della decretazione di urgenza e l’introduzione del referendum propositivo e di quello di indirizzo rafforza l’intervento diretto del popolo.
Infine sembra acclarato che tutti i sistemi regionali e federali prevedono una “clausola di supremazia”. Questa consente allo Stato di sostituirsi nelle materie riservate esclusivamente alle Regioni, quando ritiene di “tutelare l’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Ma il tanto criticato articolo 70 della riforma, stabilisce che il nuovo Senato guidato dalle regioni, potrebbe intervenire sulla legge che vuole utilizzare la clausola di supremazia e se le approva a maggioranza assoluta dei suoi componenti, la Camera, nel caso non le condividesse, può respingerle solo con la maggioranza assoluta dei deputati.

(Antonio Masulli, componente della Direzione provinciale PD e sostenitore del SI al Referendum del 4 dicembre)



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    La lettura della nota di Antonio Masulli, componente della Direzione provinciale PD e sostenitore del SI al Referendum del 4 dicembre, mi ha impressionato per le sue numerose ‘inesattezze”, per usare un eufemismo, che rendono la medesima un comunicato di mera propaganda politica. Non è possibile in questa sede confutare tutte le affermazioni non veritiere contenute nella nota.
    Mi limiterò ad una delle più macroscopiche che è la seguente: “….la riforma rende più snello il procedimento legislativo.”
    Orbene, l’attuale procedimento legislativo, com’è noto, è disciplinato dall’art. 70 della Costituzione. Un articolo semplice e chiaro di appena 9 parole: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”.
    Questo articolo, se passa la riforma, sarà sostituito da un nuovo articolo 70 di quasi 400 parole incomprensibili ai più, con continui rimandi ad altri articoli o a singoli commi. Anche i Costituzionalisti sono in seria difficoltà a comprendere e a interpretarne univocamente il contenuto. Ci hanno sempre detto che l’attuale sistema di approvazione (unico per le leggi ordinarie) è lento perché prevede la cosiddetta “navetta” tra Camera e Senato. L’Ufficio studi del Senato ha scoperto in una sua recente ricerca che le leggi ordinarie vengono approvate, mediamente, in 56 giorni! Con la riforma questo unico e attuale procedimento legislativo sarà sostituito, anche per le leggi non bicamerali e che sono di competenza della Camera, da ben 10 sistemi di approvazione delle leggi. Questa è la negazione della semplificazione. In altri termini, la navetta tra Camera e Senato non scompare ma resta, con la differenza che tutti e dieci i sistemi prevedono il passaggio dalla Camera al Senato. Ora, se il nostro sistema legislativo è molto lento come mai l’Italia ha il primato del numero di leggi approvate forse al mondo? La verità è che velocità o la lentezza del procedimento legislativo non dipende dal sistema se è bicamerale o monocamerale ma dal fatto che i partiti si mettono o non si mettono d’accordo. Infatti, quando c’è l’accordo le leggi vengono approvate in tempi brevissimi. Con il Governo Berlusconi il lodo Alfano è stato approvato in 21 giorni compresa la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. In conclusione la semplificazione e il risparmio di tempo che ci raccontate sul procedimento legislativo è una leggenda metropolitana!
    Saluti.
    Raffaele Vairo


  • VOTIAMO NO AL REFERENDUM PER MANDARE A CASA RENZI E IL PD, ED EVIATRE CHE FINISCA DI DISTRUGGERE L'ITALIA E IL MERIDIONE SOPRATTUTTO!

    MA CHI E’ STO MASULLI? AH, FORSE UN ALTRO IN CERCA DI NOTORITA’? NON LO CONOSCO E MAI SENTO PARLARE. FORSE SARA’ UN NIKNAME?
    VOTIAMO NO! VOTIAMO NO! VOTIAMO NO! DICIAMO NO AL PD E A RENZI.

    RENZI, VERDINI, CICCHITTO, ALFANO, PIEMONTESE, CAMPO, BORDO, EMILIANO A CASA TUTTI, BASTA DANNI!!!!!!!!! L’ITALIA NON CE LA FA PIU’. STIAMO MORENDO DI FAME. SONO ORMAI TRE ANNI CHE CI GOVERNATE, E LA SITUAZIONE VA DI MALE IN PEGGIO. A CASA!!!!!!! GLI UNICI CHE SI SONO RIPRESI DALLA CRISI: LE BANCHE!!!!!!!!!!


  • Filippo

    Il terremoto ha creato il pretesto per annullare il referendum…fuggite da Manfredonia riparatevi all’estero!

  • VOTIAMO NO!!!!!!!! VOTIAMO NO!!!!!!!!!!! VOTIAMO NO!!!!!! NO AL REFERENDUM COME LO INSEGNANO I PARTIGIANI E MANDIAMO A CASA RENZI LA QUALUNQUE

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