Cultura

Angela Verdini: innamorata del Giappone (e del Gargano)


Di:

Angela Verdini (ST)

Manfredonia – NUMEROSI i giovani manfredoniani che varcano i confini per motivi di studio e di lavoro. Attratti dalla curiosità o dalla necessità di cercare altrove la chance della vita. Un viaggio che conduce nella lontano Tokio, anche se il cuore di Angela non ha cancellato le immagini suggestive del Gargano. Sul treno o in aereo le impressioni e le emozioni viaggiano con dinamicità accattivante. La globalizzazione dei sapori e delle scoperte catturano la mente di chi resta. Angela Verdini è nata e vissuta a Manfredonia, laureata in Lettere all’Università La Sapienza di Roma e, contemporaneamente, si è diplomata in Lingua giapponese presso l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma. Dopo aver vissuto un anno a Tōkyō, è tonata in Italia. Attualmente lavora come traduttrice freelance dal giapponese all’italiano e dirige la libreria, i corsi e gli eventi culturali dedicati al Giappone presso Doozo. Art books and sushi (www.doozo.it). Le sue grandi passioni sono la letteratura e la cucina. Innamorata del Giappone e del Gargano, cerca di lasciare Roma e tornare a Manfredonia o andare a Tōkyō ogni volta che ne ha la possibilità.

SQ– Sei partita per il Giappone, hai lasciato Manfredonia, culla di una cultura diversa, attratta da chi e da cosa?
A.V.– È una domanda a cui è molto difficile rispondere! Perché il Giappone e non, ad esempio, la Cina o l’India? E, soprattutto, perché non sono rimasta a Manfredonia? Potrei elencare numerosi motivi che mi hanno spinto a studiare questo paese e ad andarci a vivere. Ad esempio, il Giappone è la culla di una cultura molto antica; mi ha sempre affascinato il fatto che fosse l’unico paese al mondo in cui i grandi classici della letteratura – la nostra Divina Commedia e il nostro Decameron, per intendersi – sono stati scritti da donne, le dame di corte del periodo Heian (794-1185 d.c.); è anche una terra dalla tradizione culinaria vastissima, paragonabile a quella italiana, ricca di infinite varietà regionali (non solo sushi, insomma, come si tende a pensare all’estero); è il regno delle sperimentazioni robotiche, dell’innovazione tecnologica e, contemporaneamente, dello Zen. Il Giappone è tutto questo e molto altro, è una miniera inesauribile di storie. Ma, anche se continuassi a enumerare le ragioni che mi hanno condotto a lui, finirei col restare in superfice. La verità è che mi sono innamorata del Giappone come ci si innamora di un uomo: senza rendermi bene conto del perché. E, come avviene con un uomo, si prendono certamente in considerazione le qualità dell’amato, ma il desiderio, le emozioni, tutto ciò che di spontaneo e istintivo proviamo, nasce da un indecifrabile dialogo inconscio con l’altra persona, da un gioco sotterraneo di identità e differenze. Ecco, forse mi avvicinerei di più alla realtà se dicessi semplicemente che il Giappone è il grande amore della mia vita e che a un certo punto ho sentito il bisogno di partire per conoscerlo meglio.

SQ– L’Impero del Sol Levante, una monarchia popolosa, dove vige la pena di morte, mentre la promozione dell’energia nucleare quali effetti ha prodotto nella vita dei cittadini?
A.V.– La promozione dell’energia nucleare ha prodotto gli effetti che sono davanti agli occhi di tutti. Nel 1994 il premio Nobel per la letteratura Ōe Kenzaburō pronunciò le seguenti parole in occasione del suo discorso presso l’Accademia di Svezia: «è innegabile che la prosperità economica del Giappone nasconda tutti quei pericoli legati alla struttura dell’economia mondiale nella sua globalità e alla preservazione dell’ambiente». Le parole di Ōe, scrittore impegnato su vari fronti e particolarmente attento al tema del nucleare, sono asciutte e sintetiche, eppure, secondo me, riescono ad esprimere il nocciolo del problema: un benessere frutto di una visione spregiudicata del progresso può avere risvolti pesanti. Discorso che, naturalmente, non riguarda solo il Giappone.

Panoramica Tokio (archivio)

SQ– Antiche tradizioni shintoiste e buddiste convivono tra uno stile capitalista e liberale, il sistema politico imperiale e la spinta economica dello yen, come affronta la vita un giovane giapponese?
A.V.– Riguardo al sistema imperiale, vorrei dire che l’imperatore ormai svolge una funzione esclusivamente simbolica e che il governo giapponese è un sistema parlamentare esattamente come quelli delle democrazie occidentali. Dei giovani, invece, non credo sia possibile dare una descrizione unica e generale, il tessuto sociale giapponese, come quello di qualsiasi altro paese, è stratificato e articolato, si passa dagli hikikomori, ragazzi che rifiutano ogni contatto col mondo esterno e si chiudono in casa per mesi o addirittura anni, ai giovani più irreggimentati e inseriti, i quali seguono passo per passo il percorso standard di un giapponese medio e dopo l’università diventano impiegati di grandi aziende lavorando a ritmi incredibili; ci sono, naturalmente, gli artisti, i musicisti, gli outsider, tutti coloro che cercano di esprimersi e far s-entire la propria voce e, al polo opposto, esistono i fan maniacali dei cosiddetti aidoru, letteralmente “idoli”, adolescenti famosi, astri del mondo della tv e dello spettacolo destinati il più delle volte a declinare in tempi spietatamente brevi. Dunque, un panorama composito e difficilmente semplificabile.


SQ
– La storia giapponese lacerata dalla guerra nucleare, ora l’incubo atomico è ritornato. Una popolazione che vive con grande dignità il dolore, raccontaci delle immagini, delle abitudini che ti hanno positivamente colpita. La ripresa del gigante giapponese attraverso il tuo sguardo.
AV – La dignità e la compostezza del popolo giapponese sono stati sotto i riflettori dei media fin dai primi giorni dopo il disastro. Per chi conosce il Giappone questo comportamento non è stato una sorpresa, bensì una conferma. Inoltre, non solo i giapponesi in patria, ma anche coloro che vivono all’estero hanno dimostrato grande resistenza psicologica e capacità di reazione. Gli amici giapponesi di Roma, ad esempio, si sono immediatamente attivati per aiutare le vittime con iniziative di beneficienza e alcuni hanno creato associazioni culturali col fine di portare avanti una campagna anti-nuclearista a distanza. Vorrei però approfittare di questa intervista per dire che anche l’elogio continuo del comportamento dei giapponesi e della velocità della ripresa rischia di diventare uno stereotipo e di far scordare alcune cose molto importanti e cioè che la situazione nelle zone colpite è ancora molto grave, che l’area di Fukushima è e resterà contaminata per decenni, che la popolazione sta ancora lottando senza ottenere i risultati e le risposte dovute. Infine, vorrei riprendere il discorso che il famoso scrittore Murakami Haruki ha tenuto a Barcellona poco dopo lo tsunami, chiedendo ai Giapponesi non solo di resistere e ricostruire, ma anche di assumersi le proprie responsabilità e di non smettere di riflettere su come sia stata possibile una simile tragedia proprio nell’unico paese al mondo che ha sperimentato direttamente, e meglio di tutti conosce, il potere distruttivo del nucleare.

SQ– Perché hai deciso di ritornare in Giappone?
A.V.– Torno con naturalezza, per il semplice piacere di ritrovare certi luoghi, gli amici, gli oggetti, i cibi, gli odori. È la prima volta che ci vado dopo lo tsunami, confesso l’apprensione per quello che vedrò cambiato definitivamente e parto con lo spirito pronto e attento. Spero, nel poco tempo che avrò a disposizione, di poter condividere almeno un granello del dolore e delle lacerazioni che attraversano attualmente il paese e il suo popolo.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

Angela Verdini: innamorata del Giappone (e del Gargano) ultima modifica: 2011-11-29T18:37:31+00:00 da Redazione



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Commenti


  • vittoria gentile

    Che bella questa intervista! Ricca di riflessioni interessanti (condite con l’amore) complimenti


  • Maria Pia Telera

    Grazie per il suo sincero apprezzamento.


  • Andrea Lauriola

    Complimenti per l’intervista. Rende chiaramente con semplici tratteggi i contorni di una società complessa e culturalmente distante dalla nostra come il Giappone. Questo rivela un amore tipico di chi impara a conoscere in profondità la terra amata.
    Grazie a questa intervista ho potuto “ritrovare” una cara persona! 🙂


  • m-pina

    Splendida intervista e splendida intervistata!


  • Tony

    Interessantissima intervista che,oltre all’intelligenza delle due protagoniste,
    mostra come alcune ragazze hanno interesse
    di ampliare i loro curricolum,viaggiando e
    aggiungendo sempre piú alla loro cultura,non solo italiana.Leggo invece molte ragazze di 23 anni in sú,depresse e
    stagnate x causa di un abbandono,in attesa di un posto fisso.Complimenti Angela.

  • Gran bella intervista. Grazie


  • Maria L.

    Ammiro le persone che non fanno del loro luogo di nascita solo una scatola in cui rinchiudersi.
    Grazie


  • pippy

    senti a me rimani lì che qui non c’è vita..prima c’era distinzione tra nord e sud ora il problema è l’italia….paese dove il denaro circola solo per IL CALCIO.. buona fortuna angela

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