Editoriali

‘Si è fatto suicidare’ Lucio Magri


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Lucio Magri con Luciana Castellina (repubblica.it)

“E’ finita”. La telefonata è arrivata dalla Svizzera, ieri, in serata. Ironia della sorte, per annunciare la fine di uno, Lucio Magri, che la parola sapeva usarla alla vecchia maniera: senza intermediazioni. Pensare che non aveva la più pallida idea di come si manipolasse un cellulare, rende tutto il dolore un pò più dolce, degno di quella poesia che circonda il tramonto dei miti.

Magri è morto sereno. 79 anni e una vita giocata sul filo dell’eresia. La politica il suo liet motiv. A sinistra della sinistra democristiana, la fuoriuscita alla fine dei turbolenti anni Cinquanta, l’approdo nel Partito Comunista, e, una decina d’anni dopo, una nuova fuga. Questa volta, a sinistra della sinistra della sinistra. Magri è tra i fondatori della corrente (e della rivista) del manifesto, che significa qualcosa di più di una semplice appartenenza: una militanza. Teorico di un comunismo che non scendesse a patti, Magri considerava alla stregua di una blasfemia la mediazione con il riformismo. Nel primo numero de “Il manifesto”, editato a Bari e distribuito in poche decine di migliaia di copie, Magri (che dirigeva l’organo comunista con Rossana Rossanda) criticò senza colpo ferire i primi abbozzi di discussione fra Pci e Dc. Proprio lui che, nel partito dei cattolici, aveva mosso ben più che i primi passi. Prima di scoprire l’amore per la causa proletaria.

Quello di Magri con il Pci è il classico grande amore. Si abbracciano, come detto, alla fine degli anni Cinquanta, si lasciano nel 1969 (il divorzio avviene sulla repressione della Primavera di Praga). Nel 1977, tanto per non perdere il polso polemico, attacca Enrico Berlinguer, il quale, in sostanza, aveva decretato che, alla sinistra del Pci non esistevano partiti, gruppi o movimenti. Eppure Magri aveva assunto la segreteria nazionale del Partito di unità proletaria (Pdup), una formazione minore ma battagliera con cui il gruppo de Il Manifesto si era fuso. Negli anni Ottanta, però, Magri torna a Botteghe Oscure. Nel 1984, d’altronde, il Pdup si scioglie nel Pci. i rimarrà fino alla fine, fino al 1991. Di lui, l’ultima immagine da comunista militante, la ricorda, su Repubblica, Nello Ajello: “La scena mostra la patetica assise nella quale per pochi voti Achille Occhetto non viene eletto segretario del partito che subentrerà al Pci (vi sarà reintegrato poco più tardi). Chi era presente in quell’occasione conserva un’immagine di Lucio Magri. Lo ricorda in piedi, mentre, apprendendo l’esito delle votazioni, agita il pugno chiuso e scandisce un antico slogan Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-tung!

Una vita ribelle non poteva che chiosarsi con una morte ribelle. A decretare la fine terrena di Magri è stato un altro uomo: il suo medico. Il fondatore de il manifesto era stanco e provato. Non nel fisico, integro e sano, bensì nell’animo, acciaccato inesorabilmente dalla scomparsa, qualche anno fa, della sua amata consorte Mara. Lei era la sua luce (nell’ultima lettera, lasciata in eredità agli amici, lo ha scritto: “Si è spenta la mia stella”), il suo appiglio ad una vita fatta di studi e solitudine. Con buona pace di tutti quanti vogliono negli intellettuali, per giunta di sinistra, cannibali della morale dediti all’amore libero e cultori della bigamia. Silenziosamente, dopo due tentativi abortiti, ‘si è lasciato suicidare’ in Svizzera. Dall’altra parte delle Alpi, il suicidio assistito è una pratica medica consentita. Il compagno Magri ha chiuso gli occhi credendo di morire. E, forse, auspicando che, dall’altra parte, possa esserci il sorriso di Mara ad accogliere la sua scelta, un atto d’amore drammatico, ma grande e gonfio come un mare in tempesta.

Spegnendosi, ha chiesto discrezione. Nessun funerale, nessun necrologio, nessuna “inutile commemorazione”. Sarà sepolto a Recanati. I suoi resti riposeranno a pochi metri dal mare, laddove già dorme la sua sposa. Dietro il suo carro funebre, pochi intimi. E, si spera, pochi pettegolezzi. In un’Italia rinsecchita e sciatta, in fondo, anche un lucido atto d’amore, disperato, può ascriversi alla beltà.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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‘Si è fatto suicidare’ Lucio Magri ultima modifica: 2011-11-29T10:45:12+00:00 da Piero Ferrante



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Commenti

  • Ciao, luci, sarebbe bello che tutti in Italia rispettassero la volontà delle persone,l’aspirazione a una morte serena e dignitosa, senza andare in Svizzera a chiedere assistenza! Mi allieta, nonostante il dispiacere per la tua assenza e per gli articoli di grande intelligenza che scrivevi, che tu abbia potuto concludere il tuo percorso , secondo le tue scelte!
    Io e molti altri non ti dimenticheremo!


  • milka

    Rispetto la sua scelta ..un uomo coerente,è una grande storia d’Amore.
    spero che lo accolga il sorriso della sua amata Mara!


  • loriano

    Quando arriverà il mio momento vorrei ank’io avere il coraggio di magri.Ciao lucio riposa in pace

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