Cultura
A cura di Carmine Totaro

Ubik – P.K. Dick, 1969

"Scritto nel 1966 e pubblicato nel 1969, Ubik è una delle opere più sconcertanti e riuscite di Philip K. Dick"

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Bologna/Manfredonia. “Scritto nel 1966 e pubblicato nel 1969, Ubik è una delle opere più sconcertanti e riuscite di Philip K. Dick. Per il suo dirompente surrealismo, per l’ironia e la passione con cui analizza la società umana, Ubik è un classico di quella letteratura che si spinge a esplorare i paradossi dell’esistenza con le armi della visione e della fantasia, di uno sguardo anarchico, insaziabile e curioso”.

UBIK. Glen Runciter comunica con la moglie defunta per avere i suoi consigli dall’aldilà. Joe Chip scompare dal mondo del 1992 e si ritrova nell’America degli anni Trenta. Una trappola mortale ha annientato i migliori precognitivi del sistema solare. È in corso una lotta per scrutare il futuro, in un’impossibile dissoluzione del presente; mondi e tempi diversi fluiscono contemporaneamente, la vita si scambia con la morte. In Ubik Philip K. Dick affronta alcuni dei suoi temi più profondi: l’illusione che chiamiamo realtà, la mancanza di un tessuto connettivo e di un principio unificatore al di sotto dell’apparenza delle cose, il mistero di un Dio che tiene i dadi della vita e della morte.

ANALISI. Philik K. Dick non classificava Ubik tra i suoi romanzi migliori, ma ironicamente aggiungeva: “Ah, sì, anche Ubik mi piace, in un certo senso, ma non lo capisco. Gli intellettuali francesi e polacchi vogliono spiegarmelo, fanno e hanno fatto di tutto per spiegarmelo, si sforzano di spiegarmelo, senza successo”. Il successo di Ubik sorprese il suo autore, al punto da apparire quasi involontario o inconsapevole. In realtà nel romanzo confluiscono tematiche già affrontate in altre opere, dalle quali non si discosta in maniera particolare. Quello che permette a Ubik di effettuare un salto di qualità tale da diventare romanzo classico e immortale, da qualcuno iperbolicamente considerato tra i cinque libri migliori che siano mai stati scritti, è tutto racchiuso nel messaggio che Joe Chip riceve mentre si trova nel passato: “Io sono vivo, voi siete morti”, che è anche il titolo della bellissima biografia scritta da Emmanuel Carrère (ne parleremo tra una settimana). Un messaggio che è un punto di rottura della trama, che è la spiegazione a tutto, che è la chiave di lettura della storia, che è il vero colpo di genio dell’autore. Definire Ubik opera di fantascienza non è soltanto riduttivo, è prima di tutto sbagliato, perché Ubik non parla di scenari futuribili, ma di percezioni della realtà, del presente, della vita o di quello che noi chiamiamo così.

L’AUTORE. Philip K. Dick nasce a Chicago il 16 dicembre 1928. Nel 1955 esce il suo primo romanzo, Lotteria dello spazio. Durante un’esistenza segnata dalle difficoltà economiche, scrive capolavori come La svastica sul sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui è tratto Blade Runner di Ridley Scott, e Ubik. Negli anni Settanta esce la sua ultima opera, La Trilogia di Valis. Muore il 2 marzo 1982. La popolarità di Philip K. Dick deve molto agli adattamenti cinematografici, tra cui Atto di forza (1990), Screamers – Urla dallo spazio (1995), Impostor (2002), Minority Report (2002), Paycheck (2003) e Un oscuro scrutare (2006). Nel 2008 è uscito il film Next, con Nicholas Cage, tratto dal racconto The Golden Man; mentre I guardiani del destino (2011) trae ispirazione dal racconto Squadra riparazioni.

Il giudizio di Carmine
Philip K. Dick
UBIK
1969, Fanucci
Valutazione: 5/5

(A cura di Carmine Totaro, redazione stato quotidiano.it – riproduzione riservata)



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