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Storia della Feudi di San Marzano S.r.l.

Taranto, perdita di milioni non solo per l’Ilva ma per vini

I vini interessati sono Terre del Sud, Oversessanta, Ampelo, quest’ultimo unitamente a Pazzia, e Luccarelli. Tal reclamo, in data 25 luglio 2013, depositato presso il Tribunale di Bari nella Sezione Specializzata in Materia di Impresa, fa capo all’ex art. 669 terdecies c.p.c.

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Foggia, domenica 28 dicembre 2014 – E’ una storia nota ma ancora controversa, che sta tenendo attivi i banchi dei tribunali pugliesi e col fiato sospeso lavoratori e produttori, oltre che gli addetti ai lavori della stampa. Stiamo parlando della Feudi di San Marzano S.r.l.; nata nel 2003, la Feudi è l’intesa tra la Cantina Sociale di San Marzano e la Farnese Vini di Ortona, quest’ultima una multinazionale con partecipazioni importanti del mondo dell’export mondiale.

L’intento è la commercializzare in Italia e prevalentemente all’estero del vino prodotto dalla cantina sociale, tra cui il Primitivo di Manduria e i Sessantanni, vino d’eccellenza della stessa San Marzano. Inutile dire che quelli son gli anni del boom del vino “made in Italy” e la commercializzazione fa gola a tutti, al punto di incuriosire e poi investire in aperture di altre aziende limitrofe come indotto alla neonata Feudi. Come è anche superfluo affermare (si vedano sentenze in merito di aziende nate e poi chiuse) che il vino è considerato come la nuova frontiera per speculazioni di carattere finanziario. Un boom che ha avuto il maggior impatto economico nel tarantino, offrendo lavoro sia a produttori vinicoltori, sia ai trasformatori della materia prima, sia a chi imbottigliava e forniva imballi e logistica.

Ad oggi questa storia, appunto detta ancora controversa, non ha sortito soluzioni, né sentenze definitive, solo ricorsi. Difatti la Farnese Vini, poi sodalizzata con la Vigneti del Salento con sede a Manduria (TA) (dove la Vigneti è stata costituita anche dalla Rodea S.r.l., società controllata al 100% da Farnese), insieme contestano alla Feudi la sua presa di posizione giudiziaria in merito alla vendita di bottiglie di vino con marchi simili ai loro. I vini interessati sono Terre del Sud, Oversessanta, Ampelo, quest’ultimo unitamente a Pazzia, e Luccarelli. Tal reclamo, in data 25 luglio 2013, depositato presso il Tribunale di Bari nella Sezione Specializzata in Materia di Impresa, fa capo all’ex art. 669 terdecies c.p.c.

D’altro canto, tuttavia, è la stessa Feudi di San Marzano S.r.l., in liquidazione, unitamente alla Terre di Sava S.r.l. Unipersonale, che reclama la primogenitura dei marchi, portando in tribunale la Farnese. Al momento per la causa in atto non vi sono sviluppi sostanziali. Un dato certo è che nel mese dicembre, presso il Tribunale di Taranto, la Farnese Vini ha avuto (forse subito) l’ennesima batosta perdendo il ricorso e che la vedrà sicuramente protagonista con un ricorso in Cassazione.

Quello che sostanzialmente emerge da questa controversa causa è che la Farnese Vini ha creduto in un territorio benevolo in materia di materia prima, in sostanza di vigneti d’eccellenza, investendo ingenti quantità di denaro. Lo ha fatto a fronte anche di chi ha assunto, ovvero quei lavoratori che, oltre al bisogno di lavorare, erano dediti al compito assegnato. Ciò è uno dei motivi del successo di quest’azienda che purtroppo si è trovata ad operare in un contesto “anomalo” dove la convivenza con “gente particolare” ha segnato il suo futuro, quello dei lavoratori e quello delle loro famiglie.

E’ giusto ribadire che la Farnese Vini s.r.l. è stata costituita nel 1994, con sede in Ortona (CH), ovvero molto prima delle attuali aziende tarantine. Un’azienda nota da sempre, ed è giusto porlo ben in evidenza, per il suo spirito di sacrificio e non comune senso della dedizione al lavoro, per la sua bontà e professionalità nel trattare l’attività della vinificazione. Oggi, seppur con tante voci che farebbero credere il contrario, è al vertice di un gruppo di società che opera nel settore del vino in Italia e nel mondo. Ciò vorrà dire qualcosa, ed è tanto e sinonimo di sicurezza. Ha una presenza radicata, oltre in Italia, in numerosi paesi come la Germania, la Svizzera, il Belgio, l’Olanda, la Norvegia, il Canada, gli Stati Uniti, il Giappone, il Brasile.

Come, per trasparenza per i fatti esposti, è giusto dire che Feudi di San Marzano S.r.l. è nata nel 2003 dalla volontà di due aziende, Farnese Vini Srl e Cantina e Oleificio sociale di San Marzano Soc. Coop. Agr. E da qui che subito nascono le controversie aziendali, finite poi sui banchi dei magistrati. Cause ancora in corso, come ribadito, che vede al centro dell’attività giudiziaria i due soci delle rispettive aziende con in più l’amministratore delegato delle due succitate. Un amministratore che lavora con contratti di svariati milioni di euro e che, per tal motivo, potrebbe essere in conflitto d’interessi. Un personaggio, quello dell’amministratore, che nel tarantino ha molte amicizie e conoscenze. Ma ciò, ovviamente, non implica alcuna tesi, forse interrogativi. Gli stessi, a detta della Farnese, dei continui ostracismi giudiziari in atto, e solo per essersi fidata senza riserve nel rivalutare e poi rilanciare la Cantina Sociale San Marzano, destinata al fallimento. Una cantina che grazie al suo presidente, Francesco Cavallo (detto Franco) ha ampliato il suo fatturato grazie anche a holding come la BCC -Credito Cooperativo di San Marzano-, cresciuta in maniera considerevole passando finanche da mono sportello a Banca del territorio con il maggior numero di agenzie; oggi ne conta 10.

Non è provabile fino a quando la Legge in via definitiva si pronuncerà. Ma questa controversia ha l’aria della solita “furbata” economica che mette in ginocchio un territorio già martoriato da ben altre vicende e che repentinamente sta salutando in modo globale il lavoro e l’impresa. Insomma, i “soliti potenti locali ” che mediante confidenze, vocine, compiacenze, amicizie, pare abbiamo la supremazia su chi vuole fornire lavoro, promuovere e esportare prodotti locali e soprattutto far impresa, quella buona e sana. La vicenda continuerà e sortirà sorprese. Nel frattempo quello che preme dire è che non si può confinare nell’alveo regionale una così importante controversia che ha già raggiunto effetti negativi nazionali e oltre.

Ad Maiora!

(A cura di Nico Baratta – nicobaratta@alice.it)

Redazione Stato

Taranto, perdita di milioni non solo per l’Ilva ma per vini ultima modifica: 2014-12-29T16:33:27+00:00 da Nico Baratta



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