Obbligo denuncie e Sommerso: Antimafia Stato per il Meridione

di Giuseppe de Filippo
Pubblicato il 30 gennaio, 2010

Renato Guttuso, Occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949/50, olio su tela cm.270x330, Dresdsa, Gëmaldgalerie (mnemonia.altervista.org)

Renato Guttuso, Occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949/50, olio su tela cm.270x330, Dresdsa, Gëmaldgalerie (mnemonia.altervista.org)

Roma – CONTRASTO al lavoro nero e lotta alle mafie. Via libera del Governo a due progetti distinti, dopo che da Reggio Calabria i sindacati e i movimenti autonomi hanno protestato, per ore, sul lungomare, contro la probabile chiusura del porto di Gioia Tauro che, tra lavoratori ed indotto, interesserebbe oltre 3mila persone. L’esecutivo ha deciso infatti che verrà creata, per decreto legge, una agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, mentre il resto delle misure su questo tema è contenuto in un disegno di legge (ddl). Sarà proprio Reggio Calabria la sede dell’agenzia, con probabile insediamento “entro 15 giorni”, come riferito dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Previsti strumenti di aggressione ai patrimoni dei mafiosi e per il contrasto all’ecomafia e nuove misure di sostegno alle vittime del racket e dell’usura. In arrivo anche una mappa informatica delle organizzazioni criminali e un codice antimafia, un testo unico con tutte le leggi approvate in materia, con razionalizzazione delle norme del settore dal 1965 ad oggi. Verrà esteso a tutto il territorio nazionale il sistema del desk interforze provinciali “per integrare le informazioni e individuare i patrimoni da colpire”. Un fronte quest’ultimo che per la Dia (Direzione Distrettuale Antimafia) diviene “prioritario”. Per le eco-mafie saranno attribuite alle stesse Dia le competenze sul traffico illecito dei rifiuti, oltre alla estensione delle operazioni sotto la copertura della forze dell’ordine di polizia allo stesso reato. Cambia pertanto il sostegno alle vittime di racket e dell’usura: come nelle intenzioni del ministro Alfano “l’ipotesi sarà quella di costituire uno scudo di stato”, vale a dire “una assicurazione che tuteli e garantisca coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare gli estorsori e gli strozzini”. In progetto anche l’estensione delle operazioni sotto copertura delle forze di polizia ai reati di estorsione, usura e tutti i reati relativi al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, anche grazie all’intesificazione dell’uso della videosorveglianza per l’esame di collaboratori esterni e testimoni di giustizia. Infine stanziata una razionalizzazione delle sedi sul territorio delle caserme dei carabinieri: la tendenza sarà quella di istituire “un’unica sede che serva più comuni con 8mila militari (es.) al seguito” che una unica sede per comune “con solo due operatori”. Via libera infine ad un piano straordinario contro il lavoro nero: in primis in Calabria, Puglia, Sicilia e Campania. Previsto il controllo su 20mila aziende. La task force che effettuerà i controlli sarà formata da ispettori del Lavoro, Inps e dai carabinieri e allo scopo d’intensificare i controlli sono previste risorse aggiuntive per circa 2 milioni di euro. Nel mirino ci sono soprattutto edilizia e agricoltura. Per quanto riguarda quest’ultima, l’azione ispettiva si concentrerà su manodopera stagionale, capolarato e truffe agli istituti di previdenza. Nell’edilizia l’attenzione sarà rivolta soprattutto sugli appalti e sulle norme in materia di sicurezza. Le aziende agricole da ispezionare saranno 2mila in Calabria, 2.500 in Campania e Sicilia e 3mila in Puglia. Quelle dell’edilizia da monitorare saranno 1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia (da segnalare, per le aziende italiane che è pari a quaranta miliardi di euro nel 2008 il costo annuo degli incidenti sul lavoro a carico della collettività, per quasi 874mila incidenti, da Rapporto Eurispes).

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CORRUZIONE: In Italia c’è un elevato livello di corruzione che tende ad aumentare. È solo una delle tendenze che emergono il “Rapporto Italia 2010” dell’Eurispes pubblicato oggi (29 gennaio). Lo scorso anno, secondo “Transparency International” citata dal dossier, il nostro paese è risultato al 63esimo posto su 180 paesi nella classifica mondiale della corruzione, continuando nella discesa iniziata nel 2007 (41esimo posto) e proseguita nel 2008 (55esimo). Dato e tendenza analoghe si leggono nel Rapporto della Banca Mondiale, “Worldwide Governance Indicators 1996-2007”. A ulteriore conferma, l’Eurispes ha rielaborato anche i dati del servizio anticorruzione e trasparenza del ministero per la Pubblica amministrazione: l’abuso d’ufficio è il reato più grave registrato nel 2006 dalla Corte di Cassazione, con 1.403 sentenze su un totale di 3.454 sentenze di condanna per atti contro la Pa. A livello territoriale resta il primato del Sud. Ma la corruzione “scoperta” e registrata in base alle denunce dei reati contro la Pubblica amministrazione, ricorda l’Eurispes, “è solo la punta di un iceberg rispetto a una corruzione “coperta” che è enorme e diffusa nella società italiana”. Foggia con i suoi 47.3 punti si piazza tra le prime province, preceduta da Napoli dove la criminalità ha la più forte capacità nel permeare il territorio, con un punteggio di 65,4. Subito dopo c’è la provincia di Catania (52,4 punti), Caserta, Brindisi (51 punti per entrambe) e Reggio Calabria (50,5). Dopo la Capitanata ci sono Catanzaro (41,2) e Bari (41). In fondo alla lista, le province di Lecce (18,3), Taranto (24,8) e Cosenza (27,1) e Ragusa (28,4). L’indice è stato elaborato sulla base dei reati commessi ed assimilabili alle associazioni mafiose (stragi, ricettazioni, rapine, estorsioni, usura, sequestri di persona a scopo estorsivo, associazione a delinquere di tipo mafioso, riciclaggio di denaro, contrabbando, produzione e traffico di stupefacenti, prostituzione, nonchè per omicidi di mafia).

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MERCEGAGLIA (CONFINDUSTRIA) A IMPRENDITORI: DENUNCIA O SOSPENSIONE DA ASSOCIAZIONE – Confindustria ha adottato una delibera che obbliga gli imprenditori vessati a sporgere denuncia, pena la sospensione o espulsione dall’associazione. Lo ha annunciato oggi la presidente dell’associazione industriali, Emma Marcegaglia. “Oggi abbiamo fatto una delibera in cui tutte le associazioni territoriali del Mezzogiorno hanno preso una decisione molto importante – ha spiegato Marcegaglia – l’obbligo di denuncia degli imprenditori che vengono vessati dalla mafia e l’obbligo di sospensione o espulsione, dalla Confindustria”, di aziende che non denunciano. Si tratta, ha aggiunto Marcegaglia, di “una decisione che rafforza il nostro impegno in prima linea contro la criminalità”.

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BENI CONFISCATI ALLA MAFIA – ASSOCIAZIONE LIBERA: “STIAMO ottenendo un successo straordinario contro la mafia e la camorra, continueremo in questa direzione perché vogliamo vincere la guerra contro ogni forma di criminalità organizzata”. Lo ha dichiarato, lo scorso primo dicembre 2009, il vice capo della Polizia prefetto Nicola Izzo durante la conferenza sulle “Esperienze e le progettualità sui beni confiscati – Contributo dell’ Unione europea“, che si è tenuta a Bruxelles nella sala stampa di Palazzo Berlaymont. Tra gli interventi più rilevanti, oltre a quello dell’Autorità di Gestione del Programma operativo nazionale (Pon) “Sicurezza per lo Sviluppo – Obiettivo Convergenza 2007 – 2013″, quello del commissario alle Politiche regionali, Pawel Sameck, e quello del Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, Antonio Maruccia. La conferenza di questa mattina ha una rilevanza particolare perché l’Italia è l’unico Paese con una normativa specifica sui beni confiscati. L’Obiettivo che il Pon Sicurezza – affidato alla gestione del ministero dell’Interno – intende raggiungere, attraverso la linea di intervento nel settore, consiste nel recupero di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata con lo scopo di reinserirli nel circuito produttivo e legale attraverso azioni di ristrutturazione, bonifica e riconversione. L’Ue investira’ 64 milioni di euro, nel periodo 2007-2013, per aiutare ad utilizzare i beni sequestrati ai mafiosi. Il finanziamento dell’attuale programmazione Ue dei fondi segue un progetto pilota gia’ attuato che ha consentito di investire 11 mln di fondi europei per convertire 50 ex proprieta’ della mafia in attivita’ di natura economica e sociale. Va ricordato che in questi giorni è partito in Capitanata il progetto ‘Libera’. L’assessore all’Urbanistica del Comune di Foggia, Nicola Lo Muzio, ha raccolto L’invito rivolto dalla prima assemblea provinciale di “Libera” all’Amministrazione del capoluogo. “Nell’agosto scorso, il mio primo atto da assessore –continua lo Muzio- è stato l’acquisizione al patrimonio del Comune di Foggia di due beni immobili confiscati in applicazione della Legge Rognoni-La Torre. Sindaco e Giunta decisero la destinazione a fini sociali di quei due immobili e, quindi, dichiaro la mia totale disponibilità a organizzare un incontro pubblico per aprire un confronto sulla destinazione d’uso degli immobili confiscati sul territorio comunale».

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L’ASTA SIMBOLICA – Lo scorso venerdì 27 novembre Libera ha messo simbolicamente “in vendita” i beni confiscati alla criminalità organizzata: un’asta provocatoria organizzata da don Ciotti nella bottega della Legalità intitolata a Pio La Torre per lanciare un segnale alla politica, al Governo e al Parlamento contro l’emendamento alla legge finanziaria approvato in Senato che prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro 3 o 6 mesi. Uno stock di 15 beni, case e terreni appartenenti a clan e mafiosi che il battitore Enrico Fontana ha assegnato ai “finti” compratori che hanno esibito altrettanti soldi finti. Tra i beni in vendita anche i terreni ed il fabbricato confiscato a Monte San Giovanni (Fr) al cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti (oltre ad uno di Manfredonia di cui si riporta in basso )”Questi beni – ha detto Don Ciotti – rischiano di tornare in mano ai criminali e mafiosi che hanno la capacità e l’abilità di usare prestanome, società fittizie e stratagemmi per arrivare nuovamente a riappropriarsene”. “Il segnale dato alle mafie sulle intercettazioni – ha aggiunto – sullo scudo fiscale, sul comune di Fondi e oggi con questo provvedimento, non è indifferente. Per questo – ha continuato – chiediamo con chiarezza alla politica di fermarsi a riflettere, di non usare scorciatoie e di non dimenticare quel principio per il quale, nel 1995, abbiamo raccolto milioni di firme per ottenere la confisca e l’uso sociale di questi beni”. “Sono qui per testimoniare l’impegno della regione contro la criminalita’ organizzata – ha detto l’assessore regionale alla Cultura Giulia Rodano, di Sinistra e Liberta’ – che anche nel Lazio e’ presente ed in modo crescente. Iniziative come questa servono a far crescere la cultura della legalita’, non a caso – ha continuato – la Regione ha intitolato a Peppino Impastato 5 biblioteche del Lazio, una per provincia, nelle quali si promuoveranno altre iniziative sulla legalita’ e sulla la lotta alle mafie”.

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