Cronaca

“La mesta ‘festa’ del maiale, dove l’ospite d’onore non si diverte”

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Liberazione Animale·Domenica 29 gennaio 2017

La prima domenica di febbraio si macchia del sangue di creature innocenti. Sono infatti ben due gli eventi in programma nella nostra provincia in cui il maiale verrà “celebrato” in macabro modo: la “Festa del maiale” presso l’azienda agricola -nonché, ahinoi, Masseria Didattica- Don Nunzio e Cavallo, a San Nicandro Garganico, in cui tra musiche popolari e spiegazioni di esperti macellai su come dissezionare e “preparare” il maiale, il pubblico pagante potrà gustare una lunga serie di portate a base di crudeltà, e la “Féte de lu cajùnne” di Faeto, in cui, dopo aver ripercorso le fasi della mattanza, si procederà con la tristemente consueta depilazione del maiale in piazza.

In questi ultimi anni si è registrato un considerevole aumento di persone che hanno gradualmente acquisito una maggiore sensibilità e consapevolezza nel rapporto uomo–animale, quest’ultimo non più visto e considerato come mero “fornitore” di cibo e servizi, ma quale essere senziente, con individualità e sentimenti propri e specifici. Ad esempio, il maiale, tristemente protagonista degli eventi di cui sopra, è un animale intelligente e socievole tanto quanto il cane, con l’unica differenza che, per sua sfortuna, tradizionalmente e culturalmente è stato sempre considerato animale da reddito e non d’affezione.

Proprio la tradizione è, infatti, la principale motivazione adottata per giustificare questo tipo di eventi.“Tradizione” è ciò che viene trasmesso, come un’eredità. Con la tradizione l’uomo cerca di trasmettere la propria cultura, facendola così sopravvivere a se stesso. Dal latino tradere deriva infatti il concetto di passaggio. Con l’atto del tradere si può, quindi, non solo “tramandare” qualcosa di preesistente, ma anche “passare” da un modello culturale non più adeguato ad un altro maggiormente rispondente all’evoluzione dei valori sociali.

In particolare, affinché questo tramandare non si configuri quale mera ed acritica ripetizione di comportamenti legati ad un retaggio culturale primitivo, assumendo, invece, un ruolo attivo nella crescita culturale collettiva cui ogni società civile dovrebbe ambire, occorre riflettere sul messaggio che ogni tradizione porta con sé. In una società come la nostra, in cui troppo spesso si registrano comportamenti violenti, ci chiediamo quale sia il senso di promuovere una tradizione che la violenza spettacolarizza ed esalta quale momento di aggregazione sociale. La normalizzazione della violenza e della cultura della sopraffazione del diverso, del più debole, umano o animale che sia, è sempre sbagliata e, come purtroppo la storia ci insegna, suscettibile di derive decisamente pericolose. Anche per questo ci lascia negativamente colpiti il fatto che la stessa azienda agricola che si prepara a “festeggiare” il maiale operi anche come masseria didattica, importante occasione di formazione pedagogica ed educativa, che dovrebbe essere finalizzata alla conoscenza dell’ambiente e degli animali nella prospettiva dello sviluppo del rispetto reciproco.Ma che idea di rispetto per l’altro si dà ai più piccoli, quando quegli stessi animali che imparano a conoscere e ad amare durante le attività ludiche sono destinati a trasformarsi da “compagni di giochi” in “cose” da mangiare, passando per una morte violenta?

Del resto, un altro aspetto da non sottovalutare, considerato che alla tradizionale depilazione del maiale in piazza a Faeto assistono anche bambini e adolescenti, sono le motivate preoccupazioni espresse da numerosi psicologi circa le conseguenze negative sul piano pedagogico, formativo e psicologico della partecipazione di soggetti in fase evolutiva ad eventi che promuovono sfruttamento o violenza a danno degli animali. Assistere ad uno spettacolo brutale e crudele quale l’accanimento sul corpo di un animale ucciso – perché di fatto questo è ciò che si cela dietro parole rassicuranti e conviviali quali “festa” e “sagra”- è una forma di esposizione alla violenza che può rappresentare un primo gradino verso comportamenti antisociali, sopraffattori e aggressivi, nonché verso una visione distorta dei rapporti con gli altri, umani e non, in seguito alla desensibilizzazione e all’assuefazione nei riguardi della violenza stessa. Simili contesti veicolano un’educazione al non rispetto per i viventi, inducendo al disconoscimento della sofferenza ed ostacolando lo sviluppo dell’empatia, in quanto suscitano una risposta sociale incongrua, divertita e allegra, al dolore inflitto ad una creatura più debole.

Nessuna manifestazione culturale dovrebbe prescindere dal rispetto dei diritti e della dignità di ogni essere senziente, umano o animale che sia, e per questo condanniamo senza appello simili spettacolarizzazioni di violenza e sadismo. Il primo passo verso un mondo migliore ed una società più civile, etica e solidale sta nel riconoscere e ripudiare la crudeltà celata nel nostro quotidiano, anche quando si ammanta dell’aura di rassicurante positività che trasmette la parola “tradizione”.
Odv Liberazione Animale
Aps LunaCometa

SE VOLETE ESPRIMERE IL VOSTRO DISSENSO, VI INVITIAMO A SCRIVERE AL SINDACO DI FAETO E ALL’AZIENDA AGRICOLA “Don Nunzio e Cavallo”, IN MODO PERSONALE O UTILIZZANDO I PRO-FORMA CHE SEGUONO.
Mail Faeto
Egr.i Sig. Sindaco e Sig. Presidente,
con la presente intendo esprimere la mia più ferma e decisa riprovazione riguardo alla “Fète de lu cajùnne” che si terrà il prossimo 5 febbraio, con la tristemente consueta depilazione del maiale in piazza. Oltre ad essere macabro e crudele, uno “spettacolo” del genere è anche altamente diseducativo per adolescenti e bambini, in quanto non fa che normalizzare, ed anzi esaltare quale momento di aggregazione sociale, la violenza brutalmente inflitta ad un altro essere vivente. Il rispetto della tradizione non può giustificare il perpetrarsi di pratiche degne del medioevo: superare e abbandonare crudeli abitudini del passato è un cambiamento necessario per una società civile.

Nome e Cognome

Sindaco di Faeto sindaco@comune.faeto.fg.it
Presidente Provincia di Foggia Francesco Miglio presidente@provincia.foggia.it

Mail Masseria
Buongiorno, scrivo per esprimere il mio disappunto in relazione alla “Festa del maiale” che si terrà presso il vostro locale il prossimo 5 febbraio. Non solo fa davvero inorridire la tranquillità con cui nella descrizione dell’evento vengono dettagliatamente elencate le truculente modalità di uccisione e “lavorazione” di un essere vivente degradato a “prodotto”, ma è oltremodo avvilente scoprire che la vostra struttura opera anche come masseria didattica, importante occasione di formazione pedagogica ed educativa, che dovrebbe essere finalizzata alla conoscenza dell’ambiente e degli animali e allo sviluppo del rispetto reciproco.
Ma che idea di rispetto per l’altro si dà ai più piccoli, quando quegli stessi animali che imparano a conoscere e ad amare durante le attività ludiche sono destinati a trasformarsi da “compagni di giochi” in “cose” da mangiare passando per una morte violenta?
Voi la chiamate tradizione, ma in realtà si tratta di mera speculazione economica sulla mercificazione della morte di creature innocenti.

Nome Cognome

info@donnunzioecavallo.it
pagina fb https://www.facebook.com/masseriadonnunziogargano/
pagina evento https://www.facebook.com/events/1201315976615220/



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