Manfredonia
Un altro aspetto trattato dal convegno è stato quella della riduzione del numero di varietà coltivate

Frumento duro: nel 2015 2.200.000 quintali transitati tra Manfredonia e Bari

Nel corso dei vari interventi, moderati dall’agronomo Ferdinando Di Chio, è stata quindi posta l'attenzione sulla qualità del frumento duro

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Manfredonia. Si è svolta una interessante tavola rotonda sulle esperienze del territorio per la filiera del frumento duro alla quale hanno partecipato, tra gli altri: Giannicola Caione Presidente Op Concer; Marina Mastromauro, Amministratore Delegato Granoro Spa; Giuseppe Stefanini e Fedele Tamma del Pastificio Tamma srl; Onofrio Giuliano Presidente Confagricoltura Foggia; Michele Ferrandino, Presidente Cia; Luigi Inneo, Presidente Copagri; Marcella Giuliani per l’Università di Foggia-Dipartimento di Agraria; Pasquale De Vita, Ricercatore Centro Ricerca Cerealicoltura di Foggia. Antonio Ursitti, Direttore del Servizio Provinciale Agricoltura di Foggia, ha introdotto la tavola rotonda illustrando i dati salienti della coltivazione della coltura del frumento in Capitanata che – con oltre 29.000 aziende censite e 7.200.000 q.li prodotti nel 2015 – costituisce un settore di primo piano per l’economia agricola del territorio. Persiste tuttavia il problema della volatilità dei prezzi che registrano sensibili oscillazioni, fino a ridursi a valori assolutamente non remunerativi per le imprese agricole, pari a 23 24 euro q.le per l’anno in corso, con una riduzione del 25% -30% rispetto al 2015. Nel corso dei vari interventi, moderati dall’agronomo Ferdinando Di Chio, è stata quindi posta l’attenzione sulla qualità del frumento duro che deve avere, secondo le richieste dell’industria di trasformazione, un quantitativo di proteine di almeno 14,5%-15% ed un peso ettolitrico di 82-83: requisiti che possono essere raggiunti nel Tavoliere con opportune tecniche colturali, in modo particolare dove viene praticato l’avvicendamento con colture da rinnovo Importante anche la capacità di stoccaggio, poiché al momento l’offerta aggregata è pari solo al 15% della produzione con tre organizzazioni di produttori riconosciute, quindi un quantitativo minimo rispetto alla necessità di approvvigionare il sistema molitorio e pastaio con la costanza richiesta dalle necessità di lavorazione dei gruppi industriali che operano sul territorio.

Inoltre l’approvvigionamento dall’estero – Usa e Canada in primis, ma anche Turchia Australia ed altri Paesi dell’ex blocco sovietico – nel 2015 è stato pari a circa 2.200.000 di q.li , transitati per lo più dai porti di Manfredonia e Bari, pari al 30% della produzione locale ed in linea con la quantità importata a livello nazionale. Un altro aspetto trattato dal convegno è stato quella della riduzione del numero di varietà coltivate, ben 140 rispetto alle 10 degli Stati Uniti, fermo restando l’utilizzo di seme certificato per riaffermare la strategia della qualità e della salubrità, con riferimento ai bassi valori delle micotossine dei frumenti locali.

Redazione Stato Quotidiano.it



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