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Giornalisti e politici raccontano la città dal 1998 a oggi

Come eravamo: cos’era Foggia quando salì l’ultima volta in B

Inserra "Era la stagione di un Comune e di una Provincia particolarmente attivi anche se con segnali di progressiva marginalizzazione della Capitanata"


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Foggia. “L’incantesimo spezzato, la festa attesa da 19 anni: il Foggia è andato in serie D in un certo periodo, hanno provato anche a cancellarlo ma non è stato mai lasciato solo”. La voce del cronista Antonio Di Donna ha salutato così la domenica del passaggio: “Benvenuto 23 aprile!” diceva, nel delirio di chi lo seguiva su Sportube e nell’emozione di chi ancora continua a cliccare su quel video. Un tripudio di suoni e di colori per la città, una folla mai vista per le strade del centro se non quando la medesima squadra aveva fatto lo stesso percorso verso la serie A. Qualcosa di simile, per il concerto di Arbore, 15 agosto di due anni fa, o ai comizi degli anni ‘70 davanti al pronao della villa. Non che siano mancate le occasioni per manifestare, ma è sempre rimasto qualcosa di isolato, un intrattenersi fra associazioni, politica, lavoratori, quelli che in più occasioni stazionano sotto la prefettura, come gli sfrattati dalle case popolari o i migranti che rivendicano diritti. Vent’anni si srotolano all’improvviso nella memoria quando la matematica assicura che il campionato è finito, con anticipo. Ma com’è cambiata la città in questi anni se la squadra è anche un po’ lo specchio delle vicissitudini collettive? Le voci narranti di questo percorso a ritroso sono alcuni protagonisti della città. Gabriella Grilli, dirigente scolastico, ex assessore della giunta Landella; Geppe Inserra, ex dirigente della Provincia, giornalista, blogger di ‘Lettere Meridiane’; Enrico Ciccarelli e Rosalia Marcantonio, giornalisti, anche direttori di tv locali. Un tour nel “come eravamo” ricordando la politica, l’economia, gli slanci e le cadute e avvalendoci dell’esperienza di chi la città l’ha raccontata e analizzata più volte.

Enrico Ciccarelli (ph: Mediafarm)

Enrico Ciccarelli (ph: Mediafarm)

Enrico Ciccarelli: “20 anni fa avevamo più speranza”

“Vent’anni fa, al tempo dell’ultima presenza in serie B del Foggia, la città aveva da poco fatto conoscenza con alcuni fenomeni della modernità: al da poco aperto centro commerciale della Mongolfiera ci si accapigliava per le banane a mille lire al chilo (già, c’erano le lire), mentre la crisi della chimica lasciava Manfredonia e dintorni i mille miliardi del Contratto d’Area, accompagnati da Patti Territoriali di più modesta portata. La destra ex-missina guidava con sicurezza le sorti di Foggia, San Severo e Cerignola, a Manfredonia il centrosinistra sosteneva l’homo novus Gaetano Prencipe. Protagonisti assoluti della stagione dell’elezione diretta, Paolo Agostinacchio sindaco e Antonio Pellegrino presidente incarnavano l’ultimo sussulto di orgoglio della politica locale, il cui baricentro, si era spostato dal Parlamento alla Regione e di lì agli Enti Locali. In campo imprenditoriale la lunga e controversa stagione di Pasquale Casillo in Assindustria cedeva il passo al ritorno degli edili, mentre il country gentlemen Antonio Lepri apriva in Camera di Commercio una nuova stagione, meno legata alle decisioni politiche e più in sintonia con le categorie. L’Università di Foggia era ancora ‘gemmata’ da Bari, e al civico 120 di viale Giotto era ancora in piedi un palazzone color carruba. Sarà il profumo del ricordo, che cambia in meglio (cit.) ma l’impressione è che fosse una città migliore, con più speranza, di quella che troverà il prossimo campionato. Ma non è detto che la capacità di successo dei rossoneri (squadra, società, tifoseria) non determini positive imitazioni”.

Gabriella Grilli: “La politica non vede i problemi della città”

“Dal punto di vista culturale abbiamo avuto un miglioramento con l’università, fonte si sviluppo culturale ed economico accompagnato dalla scuola. dove sono stati avviati molti progetti europei. Terminata la scuola c’è la fuga dei cervelli, il fenomeno grave della disoccupazione che si riverbera su tutto il tessuto sociale. La politica ha vissuto fasi alterne, di discontinuità. Il bilancio è negativo perché i nostri problemi si sono incancreniti invece di essere risolti. I giovani li facciamo fuggire, la politica dovrebbe intercettare le occasioni, intercettare i fondi che arrivano dall’Europa senza mettere mano al portafogli delle famiglie, come abbiamo fatto noi a scuola per molti progetti, tipo un mese di soggiorno a Londra. Doveva esserci una svolta rispetto al passato, questo era stato annunciato, ma c’è una continuità negativa, fregiarsi di avere dei meriti senza averli non sta bene. Sul piano politico c’è stato un peggioramento essendo la politica tutta concentrata su se da non vedere i problemi della città”.

Marcantonio: “Il Gino Lisa metafora di Foggia”

“Il sindaco Agostinacchio ha cercato di dare un impulso alla città. I progetti Urban degli anni ‘90 hanno rifatto il centro storico. Mi piaceva l’idea di avere una vita notturna nei locali per me che avevo studiato a Bologna e mi ero trasferita a Foggia da Alberona. Per molto tempo, quando arrivavo in città dal mio paese, mi dicevano di non addentrarmi nei vicoli del centro storico che erano tipo la Terra Vecchia di Bari “bonificata” da Emiliano. In anticipo l’aveva fatto Agostinacchio. Il problema è che Foggia in questi anni non è riuscita a scrollarsi di dosso il piagnisteo, facciamo, diciamo progettiamo, la città pullula di convegni e workshop ma non porta a casa il risultato. Le periferie urbane sono rimaste nel centro della città, sembra che una linea sottile divida la parte vecchia e Candelaro. Pur essendo una città media, non è riuscita a ricucire il tessuto. Meno male che c’è il Foggia, almeno si torna casa e si sorride. La conquista dell’università è stata straordinaria, una conquista che non è stata accompagnata da folle come quella per la promozione in B. Una volta c’era le truppe cammellate che andavano in piazza per i comizi, oggi la gente si è staccata da quei punti che una vota aggregavano. Non ci sono più Berlinguer, Bertinotti, Craxi, qualche anno fa Pannella ha tenuto una conferenza stampa al Cicolella. Bell’impulso ha dato la riapertura del Giordano e il fermento intorno al teatri. Il Gino Lisa, chiuso e riaperto più volte, è la metafora più rappresentativa di questa città: si vola per 6 mesi-1 anno, decolliamo e poi torniamo a terra e non siamo più capaci di ripartire. Vorrei aggiungere alcune considerazioni sulla Camera di commercio, un ente snello, vivace, frizzante con la visone del territorio ed europea che è riuscita, con presidente Porreca, a far diventare la cittadella dell’economia non uno scatolone ma un luogo di workshop e start-up, un luogo aperto a chi vuole fare impresa. Negli anni 90 si è cominciato anche, per merito di presidente della Provincia Pellegrino, a ragionare nel senso di territorio che guarda alla Puglia, alla Campania, alla Lucania. Questa è una città che ha tanti giovai e anziani pieni di senso civico ma anche una città soffocata che continua a subire i ricatti e i condizionamenti di gruppi che detengono il potere economico, amministrativo e politico, questo lo disse anche l’antimafia. Cambiano gli uomini sul palcoscenico ma dietro le quinte gli attori sono sempre gli stessi”.

GEPPE INSERRA (FACEBOOK)

GEPPE INSERRA (FACEBOOK)

Inserra: “Ottimismo anni ‘90 finito con la crisi economica”

“Era la stagione di un Comune e di una Provincia particolarmente attivi anche se con segnali di progressiva marginalizzazione della Capitanata. Poi è comincata la crisi economica, questo inferno-purgatrio della serie D e C è lo specchio della crisi della città. Nel 1998 Foggia cercava di volare alto anche con la compagnia area Federico II. Diciotto anni prima avevo scritto un libro ‘Il decennio debole’ e negli anni 90 i nodi sono venuti al pettine. Ahimè, in quella stagione avevamo un ottimismo fallace che non ha prodotto quello che ci si aspettava, stagione che è terminata sotto il maglio della crisi della finanza locale e che si è scaricata sulla qualità dei servizi e sulla capacità di traino degli enti locali. C’è stato il tentativo importante di ridare vigore al contratto d’area e ai patti per Foggia, ma gli investimenti pubblici o si radicano e producono indotto o fallisce tutto il sistema. La promozione è un mezzo miracolo in controtendenza con la crisi sociale, occupazionale ed economica. E’ un fatto importante che il Foggia sia stato rilanciato da imprenditori locali che hanno dimostrato di saper fare programmazione. Non è casuale, ma frutto di un progetto solido. La mia speranza è che questa avvisaglia di qualità si vada muovendo sul fronte imprenditoriale”.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 30.04.2017)

Come eravamo: cos’era Foggia quando salì l’ultima volta in B ultima modifica: 2017-04-30T10:50:01+00:00 da Paola Lucino



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Commenti


  • EX TIFOSO DONIA INDIGNATO

    CAPIENZA STADIO A 30.000! SOLO DA MANFREDONIA VERREMO ALMENO IN MILLE!!


  • Cittadino

    All’ex fitoso manfredoniano che su ogni sito lascia decine di commenti
    L’anno prossimo energas non ci sarà e noi manfredoniani tireremo MANFREDONIA.

    PUNTO

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