Cultura

Lemmi e locuzioni maschilistici

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Collage d’epoca per una manifestazione rievocativa
Ca’ dei Fiori – Centro Servizi per anziani “C. Cosulich” Casale sul Sile (Tv) - foto di FG - My beautiful picture (fg)

L’ETIMOLOGIA evidenzia temi maschilistici profondamente radicati nei linguaggi e in rare occasioni si decide di intervenire a beneficio di un’onomasiologia paritaria. Le conquiste sociali femminili non hanno cancellato l’onta impressa dalle lingue.

La nostra non n’è esente e non poteva essere altrimenti, nata da un popolo che, in nome del maschio, aveva dato l’avvio al potere e alla conquista del mondo allora conosciuto; le stesse leggi e il diritto erano essenzialmente in linea fallocratica [Diritto romano], per cui il Pater familias “capo-famiglia” deteneva il potere di vita o di morte sulla moglie e sui figli.

Sono lemmi ufficiali e volgari, ma che raccontano tutta la nostra storia di maschilisti: Paternale (mai Maternale), Paternità (quale detenzione di proprietà), Patria (terra dei padri, mai Matria terra delle madri), Penetrazione (nel senso d’appropriarsi della femmina tramite il pene), Perpetrare dal lat invariato PERPETRARE, questo composto di PER e PATRARE e vale “compiere un atto nelle vesti di padre”, le locuzioni Patria podestà (mai la matria…), Procreazione omologa (figlio legittimo di coppia ma nato da utero diverso e assimilato (omologato) a quello proprio della compagna, profeta Abramo docet…); la scienza non omologistica però definisce, al contrario, Fecondazione omologa con seme della stessa coppia (del compagno) e Fecondazione eterologa con seme diverso (ignoto). Il percorso linguistico prosegue con Adultera dal lat AD-ULTERARE “rendere diverso alter”; il termine s’è attestato nel genere femminile poiché il reato di Adulterio è storicamente una colpa oltremodo grave ove commesso da una donna, pertanto il corrispondente Adultero vale quale insignificante genere maschile in ossequio alla grammatica.

Prosegue con Castrazione quale perdita del pene, metaforicamente del potere, Infemminire ossia “privare della forza e della risolutezza maschile”, Ripudiare quale diritto matrimoniale ancora valido in troppe società, che induce un marito, e solo lui, a poter rompere impunemente il vincolo coniugale, dal lat PUDET col prefisso reiterativo RE (atto di svergognare e di scacciare il coniuge).
Ancora, Succube che richiama il nome della figura demoniaca femminile seduttrice nottetempo, con valore di “che giace sotto”… Virtuoso e Virtuosità, proprietà esclusivamente maschili, grazie alla costruzione lemmatica con il lat VIR uomo, donde Evirazione che vale Castrazione.

È fin troppo chiaro che questi lemmi stanno a indicare una società in cui la proprietà è esclusivamente del maschio, la nazione, quella ufficiale, è costituita dai maschi ed è impensabile una procreazione omologa con pene diverso, sempre i sentimenti positivi sono virili e le malefatte del maschio sono causate da una seduzione femminile.

Il Patrimonio, dal lat PATER padre con suffisso MONIUM ciò che compete, italianizzato MONIO, è la proprietà che deve essere esclusivamente maschile, il Matrimonio, invece, dal lat MATER madre è la condizione esclusivamente femminile, in cui una donna va a legalizzare il suo compito di madre. Infatti, in regime patrilineare, ove la femmina non riesca a procreare, il matrimonio è da annullare e al maschio è concesso di ripudiarla. Il suffisso latino MONIUM ciò che compete s’è svolto dal latino MUNUS di MUNERE proteggere, pertanto, in origine, Matrimonio sta per MATREM MUNERE “proteggere lo stato di madre”, così come Patrimonio sta per “a protezione della proprietà (di famiglia) nella figura del padre”.

Oggi, la semantica ha trasformato il termine Matrimonio in un legame paritario di coppia, smarrendo l’antico significato di sudditanza maschilista. Attraverso il tedesco, si conta Mùndio “protezione” che è il potere (di competenza) del genitore, omologo del lat PATRIA POTESTAS patria podestà; la donna protetta dal Mundio era indicata con FREA cui l’attuale FRAU e FRAULEIN signora e signorina.
Con il Matrimonio morganatico, questo dal tedesco MORGEN mattino e GABE dono, MORGENGABE, una non nobile accede ufficialmente nel talamo nobiliare; la locuzione, vista in una società fallocratica, sta in pratica a intendere il grande dono elargito a una simile donna da parte dell’uomo di averla in isposa.

Il nome Morgana della mitologica maga celtica, in epoca del re Artù, è verosimilmente connesso con MORGEN; personaggio e le sue magie che hanno ispirato il termine Fatamorgana che si riferisce al fenomeno ottico di rifrazione solare.

Direttamente dal latino, nel diritto (IUS) feudale era contemplato lo Ius primae noctis, la facoltà del signore e padrone di giacere la prima notte con la donna delle sue terre andata in nozze, sostituendosi al legittimo coniuge; l’opzione dipendeva logicamente dalle fattezze della femmina. Ciò avrebbe indotto capifamiglia di nuclei retti da un rigido patriarcato, disseminati tra le campagne, ad assumere l’uguale diritto nei riguardi delle nuore, raggiungendo l’acme attraverso l’incesto con le figlie, con la madre; un costume purtroppo perpetrato (verbo questo che qui calza perfettamente, data la sua origine da PATER padre) in età più moderna nelle buie contrade montane e agricole.

Altro diritto è lo Ius corrigendi, per il quale il marito era libero di percuotere la moglie ai fini di una sua correzione ove lei si sviasse dalle regole imposte dalle convenzioni e dal potere; un antico costume maschilistico fatto decadere dalla legge ma purtroppo sopravvissuto nei geni per cui tante volte riemerge anche tragicamente dall’uomo in famiglia, sia contro la moglie, sia contro le figlie, riversandosi nei figli maschi contro le sorelle. Un diritto che ha origine in un trapassato remoto, diffuso in ogni società e che quindi non appartiene in esclusiva al mondo occidentale, tant’è che esiste un aforisma cinese che recita (parafrasi): Quando torni a casa, percuoti tua moglie; tu puoi anche non saperlo, ma lei sa bene il perché.

(A cura dello storico critico Ferruccio Gemmellaro)



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