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Il comune individuo è spesso indotto a vestire i panni del consumatore in quanto uomo o donna che paga, compra e utilizza, e che, in fondo, è poi quasi“ legittimato” a disfarsi di ciò che resta

La bellezza che ci salverà: un impegno concreto per la cura del creato

Essere Manfredoniani potrebbe voler dire, oltre a essere depositari e custodi delle nostre radici, con il patrimonio di tradizioni e il dialetto, anche impegnarci nella cura della nostra città e degli spazi verdi

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Roma – Al termine dell’udienza generale di mercoledì scorso Papa Francesco ha annunciato che il primo settembre si celebrerà la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato. Non è il primo appello del Pontefice – oltre che di altri esponenti del mondo laico – a impegnarsi maggiormente, a tutti i livelli,nella tutela e nella salvaguardia dell’ambiente: una problematicada non rimandare – anche se sulla scena dell’attualità si impongono emergenze parimenti importanti – o ci si ritroverà presto a farne le spese. La stessa enciclica “Laudato si’” è dedicata alla questione ecologica e ambientale, al punto da aver fatto parlare di “comandamenti verdi”. Lì il Pontefice si richiamava all’esempio di San Francesco, affermando che “se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura [quella di S. Francesco] allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i no¬stri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle ri¬sorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrie¬tà e la cura scaturiranno in maniera spontanea.”[FRANCESCO, Lettera enciclica, Laudato si’ (24 maggio 2015), p. 11]

Il comune individuo è spesso indotto a vestire i panni del consumatore in quanto uomo o donna che paga, compra e utilizza, e che, in fondo, è poi quasi“ legittimato” a disfarsi di ciò che resta, senza doversi porre troppi problemi, anche perché contemporaneamente asfissiato dal procurarsi il necessario per un nuovo “ciclo di consumo”. Prospera in tal modo quella “cultura dello scarto” tanto criticata da Papa Francesco nella stessa enciclica. Certo tante cose sono necessarie a vivere bene, ma probabilmente non proprio tutto quello che ci viene proposto dal mercato. Forse avremmo potuto viaggiare più leggeri senza dover trasportare tanti vestiti, o aver fatto traslochi meno impegnativi senza troppi oggetti. Alcuni avrebbero avuto certo più tempo libero. È una problematica che mette in gioco fortemente l’uomo in quanto essere sociale, individuo che si inserisce nella società confrontandosi con gli altri che ne fanno parte. Per questo motivo, a maggior ragione, l’utilizzo consapevole delle risorse e dei beni, evitando gli sprechi, deve costituirsi come una scelta matura e consapevole, che riguardi il più possibile le collettività e che entri a far parte della cultura stessa di una cittadinanza.

In particolare, il tema ci tocca da vicino ogni qual volta, come sta accadendo in questi giorni, si cerca di mettere le mani sul territorio, con interventi massicci che ne stravolgerebbero la natura. Essere Manfredoniani potrebbe voler dire, oltre a essere depositari e custodi delle nostre radici, con il patrimonio di tradizioni e il dialetto, anche impegnarci nella cura della nostra città e degli spazi verdi. Cura che non significa necessariamente aborrire l’innovazione e le proposte che possono aiutare la cittadinanza a vivere meglio -e i giovani a rimanere, piuttosto che a partire – ma significa evitare l’abbandono, il degrado, la bruttezza, l’inquinamento. In tanti lodano le città del nord Europa, spesso a buona ragione: avanzatissime, ricche, eppure molto attente alla natura e al paesaggio oltre che al benessere dell’individuo.

Si cambia quando è la mentalità a cambiare, quando si smette di concepire ciò che è fuori dalla mia proprietà come terra di nessuno e si inizia a riconoscerlo comecollettivo, quindi anche mio ed eredità dei miei figli.

(A cura di Valentina Sapone – valentina_sapone@libero.it)



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