Manfredonia

Enichem, “i 30 ricorrenti esposti ad amianto per oltre 10 anni”. La sentenza


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Ex lavoratori petrolchimico Enichem: il responsabile di reparto Giovanni Mastrodomenico, l'impiegato tecnico Alfonso Giordano, il capozona della manutenzione ordinaria, elettrica, strumentazione e di linee Angelo Rungetti, tutti seguiti dall’avvocato Antonia Di Padova di Manfredonia (ST)

Manfredonia – BENEFICI amianto ex L.257/92: hanno un nome i 30 ricorrenti legati alla recente sentenza del Tribunale di Foggia, giudice del lavoro dr. Emanuele Mancini, ai quali è stata accolta la domanda per i benefici previdenziali.

Come già ricordato ( Il lancio sulla sentenza interessante i 29 lavoratori seguiti dall’avvocato A.De Padova, le procedure per conseguire i benefici, le relazioni del Ctu ) con sentenza n.4887/11 (udienza 20.09.2011, con deposito in cancelleria nello stesso giorno), il giudice del lavoro presso il Tribunale di Foggia, dr. Emanuele Mancini , ha accolto la domanda di 30 dipendenti dell’ex petrolchimico Enichem per i benefici previdenziali, causa esposizione all’amianto. Nell’elenco compresi tanto operai quanto impiegati tecnici. Tutti i ricorrenti ai quali è stata accolta la domanda sono stati seguiti dall’avvocato di Manfredonia Antonia De Padova (29 soggetti) e in un caso dall’avvocato Michele Pietrocola. Coadiuvatore nella suddetta causa di lavoro l’ingegnere Francesco Saverio Di Bari, nel ruolo di Ctp.

L’elenco. Questi i nomi dei 30 beneficiari: Burdo Benvenuto, Cagnazzo Giuseppe, Carlomagno Giuseppe, Casafina Antonio, Corvino Saverio, De Iure Domenico, Di Fiore Giuseppe (con erede – dunque vedova – Maiorano Maria Luigia); Genzano Carlo, Giordano Alfonso, Grillo Pasquale (con erede Sestilli Italia), La Contana Lorenzo, Lorusso Claudio, Martino Domenico, Mastrodomenico Giovanni, Panunzio Guido, Paoletta Angelo, Pio Domenico, Romaniello Antonio, Ruggiero Ruggiero, Rungetti Angelo, Samele Sabino, Sarni Raffaele, Tango Antonio, Totaro Marco, Trecca Francesco (con erede Severo Graziella), Zingarelli Giuseppe. La causa era partita nel febbraio (otto) 2006, con prima udienza seguita dall’avvocato di Manfredonia Antonia De Padova il 23 novembre 2009.


Compresi nell’elenco operai ma anche impiegati tecnici.
In base dunque a studi Inail tutti coloro che avevano prestato occupazione nello stabilimento Enichem di Manfredonia erano stati esposti all’amianto. Come già riferito si parla di esposizione tanto diretta quanto indiretta. Nell’elenco citato si fa infatti riferimento ad una “molteplicità di mansioni”, come dicono alcuni dei beneficiari a Stato: tanto operai quanto impiegati tecnici. “La sentenza assume un ruolo di maggior rilievo in considerazione della prima con un numero così elevato di soggetti beneficiari”.

Entrata Enichem Agricoltura Manfredonia, anni '80 (ST)

La vicenda. Le motivazioni in sentenza del giudice Mancini Con ricorso depositato in giudizio l’otto gennaio 2007 i ricorrenti convenivano in giudizio l’Inps domandando al giudice di accertare il proprio diritto al riconoscimento dei benefici previsti dall’articolo 13 L.257/92 “avendo svolto mansioni che li avevano esposti agli effetti dell’amianto per almeno dieci anni”. I ricorrenti quindi, ritenendo sussistenti i presupposti indicati dalla L.257/92, concludevano chiedendo la declaratoria di esposizione al rischio amianto con condanna dell’Inps al riconoscimento dei relativi benefici.

L’Inps si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda. Si ricorda, come presente nella sentenza, che in virtù della disposizione contenuta nell’articolo 13, comma 8, L.257/92, sostituito dall’articolo 1 D.L. 169/92, convertito nella L.271/93, i lavoratori esposti all’amianto per almeno 10 anni hanno diritto alla moltiplicazione per 1,5 dell’intero periodo lavorativo soggetto dall’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali. Con tale norma il legislatore, partendo dal presupposto medico-scientifico dell’estrema dannosità dell’amianto per la salute umana, ha voluto riconoscere – come scritto nella sentenza del giudice dr. E.Mancini – un vantaggio ai fini pensionistici per quei lavoratori che, a prescindere dall’effettivo stato di salute, abbiano svolto mansioni implicanti un’esposizione alla predetta sostanza. “Nell’interpretazione della norma la Suprema Corte ha precisato che onere della parte richiedente è quello di fornire la prova dell’esposizione, i cui elementi costitutivi vanno ravvisati nel tipo di lavorazione effettuata, nella concentrazioni delle polveri e delle fibre di amianto nell’ambiente di lavoro e nella concreta esposizione, che deve superare la soglia minima di 100 fibre per litro ai sensi degli articoli 24 e 31 D.Lgs. 277/91 (cfr. Cass. Sez. Lav. 03.04.2001, n.4913).

“Fatte queste precisazioni in punto di diritto – scrive il giudice del lavoro dr. Mancini – va rilevato in punto di fatto che i ricorrenti hanno prodotto il proprio curriculum dal quale emerge che hanno lavorato fin dai primi anni Settanta alle dipendenze dell’Enichem, stabilimento di Manfredonia-Monte Sant’Angelo, svolgendo mansioni che hanno comportato, come documentato in atti, il diretto contatto con elementi contenenti amianto. Dalla documentazione prodotta emerge infatti – scrive il giudice – in modo assolutamente inequivocabile la sussistenza presso la ditta indicata di un generico rischio amianto, posto che tutto l’amianto è stato fatto oggetto di numerosi interventi per la rimozione del pericolo materiale. I documenti prodotti hanno permesso anche di chiarire che il tipo di mansioni svolte dai ricorrenti comportava il loro stazionamento in ambienti altamente inquinanti da materiale e, comunque, vi era una diretta esposizione a questa nociva sostanza. Secondo quanto sostenuto dai ricorrenti – scrive il giudice Mancini nella sentenza pubblicata – di non v’è traccia di contestazione di parte convenuta, l’esposizione subita è stata di tipo qualificato. Nel senso che in detti ambienti vi era un sicuro superamento dei valori minimi (di cui ai succitati art.24 e 31 D.Lgs. 277/91). A tale conclusione si può peraltro giungere anche solo analizzando il tipo di interventi tecnici effettuati per la bonifica dello stabilimento dall’amianto”, scrive il giudice nella sentenza.

“Gli elementi forniti, non contestati dall’Ente previdenziale, determinano nel giudicante la convinzione che gli odierni attori siano stati professionalmente esposti ad amianto per una durata superiore ai dieci anni. Conseguentemente l’Inps va condannato al riconoscimento dei benefici previsti dall’articolo 13 comma 8, l.257/92 ai fini del trattamento pensionistico del richiedente”.

Le reazioni. “Il giudice nell’estendere la sentenza succitata – dice a Stato l’ex responsabile di reparto Giovanni Mastrodomenico, presente durante l’intervista con Alfonso Giordano (impiegato tecnico) e il capozona della manutenzione ordinaria, elettrica, strumentazione e di linee Angelo Rungetti – tutti seguiti dall’avvocato Antonia Di Padova – ha tenuto nelal giusta considerazione in termini di inquinamento d’amianto da quanto emerso dal piano di bonifica, redatto nell’aprile 1997″.


g.defilippo@statoquotidiano.it

Enichem, “i 30 ricorrenti esposti ad amianto per oltre 10 anni”. La sentenza ultima modifica: 2011-09-30T19:57:56+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • erede Piemontese

    Non capisco perchè mio padre non abbia diritto ad un risarcimento dal gruppo eni avendo lavorato dal 1972 al 1993 con le rispettive ditte: Laps, 3M e poi assunto con Anic. Premetto che è deceduto nel 2006 ed è stata riconosciuta la malattia professionale. Se qualcuno è in grado di aiutarmi le sarò grata!
    Grazie anticipatamente!


  • Carmen

    …deve consultarsi con un avvocato.
    Nell’articolo è citato l’avvocato Antonia Di Padova,provi.


  • Avv. A. De Padova

    Per una possibile risposta alla domanda del sig. “erede Piemontese” sarebbe opportuno conoscere in maniera meno sintetica alcuni dettagli del caso prospettato che, per evidenti ragioni di privacy, può trasmettere via e-mail al seguente indirizzo: avvdepadova@libero.it
    Distinti saluti
    Avv. Antonia De Padova


  • michele

    Anche io ho lavorato dal 1971/72 nello stesso ambiente di lavoro dei sig. sopracitati e forse anche peggio.
    Non è ora possibile ottenere il riconoscimento solo perchè ho
    lavorato nell’Enichem .

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