Cinema

Scimmie pensanti e mostri per lattanti

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L'alba del pianeta delle scimmie - Poster

L'alba del pianeta delle scimmie - Poster

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

MENTRE Cannes e Venezia dominano le sale, il cinema di genere cerca di coprire le aspettative degli indifferenti alle manifestazioni d’essai con due film di fantascienza che fanno da perno d’attenzione sul fronte blockbuster: da inizio Settembre è disponibile il tanto atteso ultimo lavoro del creatore di Lost, Super 8, mentre solo dallo scorso weekend il pubblicizzatissimo L’alba del pianeta delle scimmie.
Validi passatempi?

Super 8 - Locandina

Super 8 - Locandina

Titolo originale: Super 8
Nazione: Stati Uniti
Genere: fantascienza
Anno: 2011

PER amor del Cinema, che qualcuno regali al più presto uno sceneggiatore al signor Abrams!

Se i sospetti che la messa in scena non fosse la materia preferita dal regista di quel pasticcio per imberbi di Star Trek (2009), con Super 8 sembrano svanire gli ultimi dubbi su un rapido decadimento della sua capacità di narrazione dai tempi di Mission: Impossible III. Temerario e forte del sodalizio produttivo con Mr. Spielberg, J. J. Abrams impugna, così, un suo soggetto e lo sviluppa di persona in una novella presuntuosa dai valori universali. Sinossi: un gruppo di adolescenti cinefili tenta di dirigere un cortometraggio amatoriale quando un incidente ferroviario interrompe le riprese e dal veicolo deragliato “qualcosa” abbandona le catene.

Palesemente debitore del cinema fantastico per ragazzi della tradizione spielberghiana, quest’indigeribile incesto tra E.T., Stand By Me e […]1, al di fuori di un soggetto esile come un ramoscello, non possiede davvero alcuno spessore se non quello dato dalla spontanea simpatia generata per i giovani protagonisti appassionati di cinema. Le interpretazioni sono piatte, soprattutto quelle degli adulti, e il doppiaggio italiano, con il suo pessimo contributo, sembra addirittura suggerire l’errata idea che per i bambini esistano solo voci improvvisate. I dialoghi non brillano mai e diventano finanche irritanti quando cercano di provocare sorrisi con battute totalmente inefficaci. Le fasi del film, dal loro canto, si susseguono come un dettato anziché un narrato: esse appaiono un semplice accostamento di pezzi causali di un pessimo domino utile solo per condurre a un finale – per giunta moralista – piuttosto che per inscenare uno spettacolo cinematografico che fa soprattutto del percorso l’intrattenimento principe. L’impressione è che Abrams avesse in mente di mostrarci il “cosa” e di non avere la più pallida idea di “come” farlo, presuntuoso che basti una serie di eventi causa-effetto per superare l’esame (ved. Star Trek).
La componente fantastica, infine, è debolmente attraente solo nei primissimi accadimenti, per poi avanzare lentamente verso uno svelamento che non avremmo mai voluto vedere: […]2

No, non ci si venga a dire che Super 8 va tollerato per le sue debolezze in quanto “film per bambini” giacché mai affermazione sarebbe più insensata. Il cosiddetto cinema per ragazzi è solo categoria trans-genere e non porta con sé un’intrinseca definizione qualitativa del prodotto etichettato, il quale, dunque, è candidabile a capolavoro come a negazione del cinema. E’ davvero il caso di ricordare meriti e pregi di film come Mary Poppins, E.T., Gremlins, Monsters & Co. ed evidenziarne distinguo con beceri prodotti come Super 8?
Discorso differente è prendere atto della comprensibile lassità del filtro infantile, che premia spesso indistintamente opere lontane.
Ma questa è un’altra storia.
Ed è soprattutto una storia che non c’interessa.

Valutazione: 3/10
Spoiler: 6/10



L'alba del Pianeta delle scimmie - Locandina

L'alba del Pianeta delle scimmie - Locandina

Titolo originale: Rise of the Planet of the Apes
Nazione: Stati Uniti
Genere: fantascienza
Anno: 2011

E’, invece, contro ogni previsione, a valle dello spam intollerabile di un trailer che nulla lasciava alla sorpresa, che l’ennesimo capitolo della saga delle scimmie emancipate segna un centro pieno con buona pace di molti film presuntuosi attualmente nelle sale.
Di più, diciamolo meglio e senza mezze parole: L’alba del pianeta delle scimmie conquista a tutti gli effetti il podio della serie, secondo solo al lavoro di Schaffner del 68 con Charlton Heston, senza inventare uno stile – come provò a fare (male) Tim Burton – né a cercare novità che ne rianimassero il soggetto (effetti speciali a parte), bensì semplicemente essendo umile Cinema.
La trama è nota: esperimenti condotti su scimpanzé per la ricerca sulla cura dell’Alzheimer sviluppano le capacità cognitive delle cavie con esiti inaspettati.

Il bel film di Rupert Wyatt copre narrativamente una nicchia scoperta dalla serie, quella dell’origine del conflitto uomo-scimmie sul nostro pianeta, e lo fa con una semplicità disarmante, forte di una sceneggiatura lineare, limpida, mai arenata sui tipici bocconi-esca (sentimento, effetto speciale, violenza, etica). Il regista ha le idee chiare su tempi e mezzi e li usa solo per la comunicazione, non per catturare all’amo facili spettatori. La raffinata tecnica digitale è, così, funzionale e non diventa mai centrale come accadrebbe nella maggior parte dei prodotti del genere, privi di carattere. Il racconto è credibile, trascinante, al punto che si diventa facilmente complici emotivi di Cesare, il primate protagonista, si parteggia per lui e, successivamente, per i compagni di lotta, come non accadeva, per l’appunto, dal primo grande film del 68, dove, per inversione, si empatizzava la sofferenza degli animali in gabbia osservando persone al loro posto. E’ merito anche e soprattutto di una sapiente descrizione vieppiù crescente della superiorità morale degli scimpanzé evoluti, trattata con una tale delicatezza da renderla una bandiera dimenticata dall’uomo di cui vergognarci in sala per confronto.
Dopo una prima parte più introspettiva mirata a giustificare la successiva, la seconda si arricchisce di colpi di scena (minori) e dettagli proprio quando tutto appare scritto e prevedibile, aromatizzando una pietanza che intelligentemente non si adagia mai su un soggetto riassumibile in poche righe, ma dimostra che la trattazione cinematografica, quella vera, è emancipata dal plot e può raccontarci molto e magnificamente dal poco.
Finale action, quasi epico, con apertura verso seguiti che, una volta tanto, ci si augura di cuore se dello stesso spessore del film di Wyatt.

[…]3 sono il segno concreto di un’educazione ed equilibrio registico encomiabile, che sa quando fermarsi, che conosce dosi e modi, una posatezza che non produrrà, forse, capolavori ma fantastiche giostre sì.
E noi siamo qui, pronti a pagare il biglietto per salirci.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 3/10

AltreVisioni

The Broken, S. Ellis (2008) – pacato film alla Twilight Zone. Per appassionati del fantastico * 6
Vanishing on the 7th Street, B. Anderson (2010) – sottovalutato lavoro fantastico, onesto ma usa e getta * 6

In Stato d’osservazione

Drive, N. Winding Refn (2011) – Cannes 2011, dall’autore di Valhalla Rising * 30set
A Dangerous Method, D. Cronenberg (2011) – in concorso a Venezia 2011 * 30 set


[…]1 Cloverfield
[…]2 si ha conferma solo allora, di fronte a un ridicolo alieno che grazia stucchevolmente l’innocenza dei bambini, di chi sia il colpevole di quel buffo volto disneyano del mostro di Cloverfield. Maledetto Abrams!
[…]3 Le poche parole pronunciate da Cesare

Scimmie pensanti e mostri per lattanti ultima modifica: 2011-09-30T16:42:16+00:00 da Alessandro Cellamare



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Commenti


  • Carmine

    Sono d’accordo su quanto scritto a proposito del film “L’alba del pianeta delle scimmie”: è uno dei più belli della serie, a parte l’inarrivabile primo episodio di Schaffner. Però questo prequel riscrive completamente tutta la storia: alla fine del terzo capitolo, Fuga dal pianeta delle scimmie (1971), Zira e Cornelius vengono ammazzati e sopravvive solo il figlio appena nato, Cesare, salvato da Armando, il proprietario di un circo. Nel quarto capitolo, 1999 – Conquista della terra (1972) è lo stesso Cesare, divenuto adulto, a giudare le scimmie in una violenta rivolta contro gli umani, mentre un virus ha sterminato cani e gatti. Inizia così l’ascesa delle scimmie che cambierà per sempre la vita sul nostro pianeta. Si è creato così un paradosso, ora nella saga ci sono due Cesare distinti e due versioni dell’origine del pianeta delle scimmie: qual è quella vera? “L’alba del pianeta delle scimmie” è sicuramente un bel film, ma un prequel che non tiene affatto conto di quel che sarà poi lo sviluppo degli eventi non è più un prequel, è piuttosto il primo capitolo di una nuova storia.


  • alessandro cellamare

    Ciao Carmine,
    ti ringrazio per il tuo commento giacché integra indispensabilmente la mia scheda, che mancava di questa necessaria precisazione.
    I miei ricordi dell’intera serie, vista molti anni fa, sono sbiaditi, restandomene solo chiare e distinte le percezioni qualitative, che mi hanno permesso di valutarne una sorta di classifica e primato del film di Wyatt.
    Leggevo in giro le obiezioni sul percorso narrativo, che, tuttavia, non ho approfondito in quanto interessato principalmente all’analisi filmica della pellicola piuttosto che alla coerenza con gli altri episodi o eventuali romanzi d’ispirazione. Temo che chi amava una lecita consistenza di sviluppo nella storia si sarà sentito tradito da questa nuova piega e in tal senso ha ragione chi vede in questo nuovo film un reboot piuttosto che un prequel.
    Peccato non aver avuto entrambe le cose. Attendiamo gli sviluppi, non possiamo fare altro…

    Ciao

    alessandro

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