Cinema

Le avventure di Tintin – S. Spielberg, 2011

Di:

Steven Spielberg

Steven Spielberg (fonte: celluloidportraits.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: The Adventures of Tintin: Secret of the Unicorn
Nazione: Stati Uniti, Nuova Zelanda
Genere: animazione, avventura
Anno: 2011

SE le ultime produzioni del grande storyteller americano stanno di recente prendendo una piega decisamente di pessimo gusto (Transformers 3, Super 8, Cowboys & Aliens), pare che non altrettanto si possa dire per la sua vera filmografia, nonostante il gruppo dei detrattori non sia più così risicato come un tempo.
Forte della modaiola motion capture inaugurata dal Gollum de Il signore degli anelli, Spielberg si lancia nell’animazione e riporta sugli schermi il tenero Tintin di Hergé, striscia belga degli anni 30 poi confluita in tv a episodi – in Italia negli anni 70. Il film ripercorre nello specifico la storia di tre albi e narra l’avventura del giovane giornalista casualmente coinvolto in un mistero tra pirati e cacce al tesoro. Al suo fianco il fido cagnolino bianco e il Capitano Haddock.

Le avventure di Tintin - Locandina

Le avventure di Tintin - Locandina

Le avventure di Tintin, col suo genere d’appartenenza, costituisce il tassello inspiegabilmente mancante sino ad oggi nella filmografia di Spielberg, il più consono terreno di coltivazione del suo estro, il fin troppo naturale habitat per quella coinvolgente e irresistibile potenza narrativa e fantastica che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Laddove la sua immaginazione figurativa fioriva nelle magnetiche e indimenticabili avventure di Indiana Jones, ma trovava nella minima dose di realismo il suo necessario freno, nel cinema d’animazione esplode in libertà, come un cavallo selvaggio fuori dai circuiti di gara, scevra dalle catene degli attori in carne e ossa e della sospensione dell’incredulità, obbediente solo ai canoni del genere e al rigore del linguaggio cinematografico. Ne vien fuori il gioco d’antan di uno Spielberg che da troppo tempo mancava, quel costruttore di giostre per grandi e bambini, che ritorna a sognare e far sognare con un’avventura piena di colori, ritmo, azione, fascino e divertimento. Il segreto dell’Unicorno travolge, conquista con l’immediatezza della narrazione, commuove per quella semplicità, pulizia e genuinità che sembrano appartenere ad un tempo che fu, e al contempo non delude lo spettatore attento, che riconosce la firma di un autore che non è solo un furbo pescatore di consensi ma soprattutto un geniale manovratore d’immagini. In una sola parola, un Regista.
Lo si riconosce nelle perfette sequenze d’azione, nel montaggio frenetico ma diligente, professionale, mai stupidamente convulso – quanti vecchi maestri ci sono cascati! -, nell’essenzialità della comunicazione, nella ricca sceneggiatura, nelle studiate inquadrature e nei ponderati movimenti di macchina. Le avventure di Tintin è una baraonda di avvenimenti ma non frastornanti, non è discoteca ma montagna russa che non trascura dettagli a favore di una velocità stordente, e ne consente la loro corretta fruizione.

Tintin - Fumetto

Tintin - Fumetto

Si ritorna, dunque, a volare, e con qualità.
E si lascino da parte le valutazioni sulla computer graphic, si dimentichino le analisi e le costatazioni delle raggiunte tappe informatiche; non si confonda, cioè, tecnica con arte, e ci si abbandoni a un gioco che sarebbe stato ugualmente funzionale se condotto con un’animazione tradizionale piuttosto che con la più evoluta motion capture. Quel che convince ne Le avventure di Tintin è lui, è Spielberg, non l’avanzata strumentazione tecnologica al suo servizio.

Capolavoro, allora? No, questo no, tutt’altro.
La sua imperfezione non è nell’errore ma nella mancanza. Quel che desiderava essere è, cioè un travolgente giro su una fantastica giostra, ma resta lì e non si spinge oltre. Spielberg sa compiere miracoli e qui non ne fa, si diverte come faceva venti anni fa, lo fa bene, ma non crea mito come ne Lo Squalo né scuola di cinema come in Duel né tantomeno opera d’arte (o aspirante tale). Il film procede per accumulo di avventure, per varietà controllate, ma vive nell’isola dell’autosufficienza, senza desiderare null’altro che divertire lo spettatore con una macchina lanciata a mille e molto ben calibrata.

Ci si accontenta? Per ora sì, felici di aver rivisto un maestro all’opera e su un genere da questi ancora inspiegabilmente non battuto, ma lo si preferisce al lavoro su opere più sofisticate, su maestosi spettacoli per tutti ma ambiziosi, permeati di aspirazioni artistiche ed estetiche, finanche di riflessione morale.
In altre parole imperfetto su capolavori mancati piuttosto che perfetto su diligenti opere d’antiquariato.

Valutazione: 7.5/10
Spoiler: 3/10

AltreVisioni

Paranormal Activity 3, A. Schulman (2011) – prequel della serie con poche novità ma non privo di tensione. Non disdegnabile soprattutto per i fan del filone * 5.5
Once were warriors, L. Tamahori (1994) – violento squarcio nei quartieri bassi neozelandesi. Non memorabile * 6.5

In Stato d’osservazione

Una separazione, A. Farhadi (2011) – Orso d’oro a Berlino * 21ott
Faust, A. Sokurov (2010) – Leone d’oro a Venezia 2011 * 26ott
Pina, W. Wenders (2010) – documentario musicale di Wenders * 4nov

Le avventure di Tintin – S. Spielberg, 2011 ultima modifica: 2011-10-30T20:11:23+00:00 da Alessandro Cellamare



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