Cultura

Un altare di sabbia in riva al mare – F. Vecchio, 2011


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Un altare di sabbia in riva al mare (ST)

Bologna – UNA canzone di Ivano Fossati dice: “La costruzione di un amore non ripaga del dolore, è come un altare di sabbia in riva al mare”. Ecco spiegato il bel titolo del romanzo d’esordio di Federico Vecchio, avvocato romano. L’autore, prendendo spunto dalla sua esperienza professionale, ci propone un racconto sulle dolorose esperienze della separazione e del divorzio, in quanto “la persona che è la nostra vita, in un istante, può diventare il nemico da combattere, oppure il peggior persecutore da cui doversi difendere”.

UN ALTARE DI SABBIA IN RIVA AL MARE. Andrea Sperelli è un avvocato romano dal discreto successo, sposato e con tre figli. Un giorno una giornalista del Messaggero, Fiammetta Maioni, si rivolge al suo studio legale perché sta per separarsi dal marito. L’incontro tra Andrea e Fiammetta ha però degli sviluppi inattesi. Intanto Elena, separata e con un figlio, è una donna in cerca di libertà, autonomia e pienezza, ma deve vedersela con corteggiatori che non capiscono nulla di lei.


ANALISI.
Le statistiche parlano chiaro: il numero dei matrimoni contratti è in continuo calo mentre aumentano vertiginosamente separazioni e divorzi. Il dato è un chiaro segnale della crisi della “famiglia” tradizionale e delle difficoltà nei rapporti tra uomini e donne. Federico Vecchio conosce questi problemi per esperienza professionale e ha deciso di scriverne un romanzo. Il risultato, più che positivo, è una storia nella quale in tanti si potranno ritrovare. Numerosi gli spunti di riflessione: “Ognuno può essere o celibe, o nubile, o coniugato. Ma non separato. Il separato, che una qualche forma di famiglia ce l’ha, e che non rincorre una nuova collocazione, crea scompiglio. Crea il caos. È una mina vagante che chi ha paura che la vita gli mescoli le carte non può accettare. Da qui la necessità di rimetterlo subito in ordine. Perché un separato, agli occhi di chi non lo è, è qualcosa di irrisolto, a cui bisogna trovare al più presto una soluzione. E la soluzione, per quelli che separati non sono, è farlo tornare, quanto prima, a essere come loro. O qualcosa che a loro si avvicini”. Oppure: “Leggi negli sguardi della gente il dolore di una sconfitta, o la liberazione da una scelta sbagliata. Leggi il percorso, magari breve, di una vita. Leggi, comunque, di un errore, che è stato quello di fidarsi di chi non ti ama più, o di essersi legati a chi si vorrebbe vedere lontano chilometri dalla propria vita. Leggi, soprattutto, un grosso imbarazzo e dispiacere, a trovarsi lì, io che mai avrei pensato di arrivare a tanto”. E, ancora: “La separazione, come la metti la metti, è un lutto. Ma un po’ peggio. Perché nel lutto, devastante, c’è l’ineluttabilità. Nella separazione c’è, da qualche parte, la speranza che tutto possa tornare come prima. Ma prima quando, poi? Quando eravamo felici. Ma lo siamo mai stati, veramente? Domande a cui non sai dare risposta, appunto. E allora il dolore diventa ansia, e l’ansia inquietudine. E tutto questo, tutto insieme, rabbia”. Chi ha vissuto un’esperienza del genere sarà molto coinvolto nella lettura, chi è stato più fortunato potrebbe comprendere qualcosa d’importante sull’argomento. Non è un romanzo “terapeutico”, ma è una lettura che può aiutare.

L’AUTORE. Federico Vecchio è nato nel 1962. Avvocato, vive e lavora a Roma. Un altare di sabbia in riva al mare è il suo primo romanzo.

Il giudizio di Carmine

Federico Vecchio
Un altare di sabbia in riva al mare
2011, Mondadori
Valutazione: 3½/5

(A cura di Carmine Totaro)

Un altare di sabbia in riva al mare – F. Vecchio, 2011 ultima modifica: 2011-10-30T17:13:19+00:00 da Carmine Totaro



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