Politica

Dino Marino, a Stato, dalla Hydro all’emergenza lavoro. E un monito: “Nichi, fai il Presidente”


Di:

Dino Marino (fb)

Foggia – “SAN SEVERO e la Capitanata non possono diventare il cimitero sociale della Puglia”. Dino Marino è pacato nei modi ma risoluto nei toni. C’è tutto un sistema politico, quello facente capo alla Giunta vendoliana, che incomincia a stargli stretto. Ai taccuini di Stato, il malcontento, questo malcontento che tende al prurito quando non all’insofferenza, non lo registra proprio in questi termini, ma non ci va neppure così lontano. Il consigliere regionale piddino teme che la provincia di Foggia, da Bari, possa essere vista come una zavorra. Un’appendice fastidiosa da asportare. Troppo marcato il differenziale di considerazione tra capoluogo levantino e terra dauna. Troppo imbarazzante finanche il confronto tra Capitanata e Salento.

Ed ora che la questione Hydro ha scoperchiato l’ennesima emergenza sociale di una terra che gli stessi fan del Presidente, da tempo, non dipingono più con le sembianze dell’Eldorado, tanto vale incominciare a muoversi da sé. L’impresa dell’ossidazione sta dismettendo e 42 famiglie andranno a casa il primo gennaio dell’anno venturo. Non fosse stato per Marino, per la Fiom e per l’Assessora Elena Gentile, forse, il gioco sarebbe stato a quest’ora tutto accentrato nelle mani dei poteri forti: la stessa Hydro, e poi Assindustria.

Ho parlato personalmente con Pino Di Carlo questo pomeriggio (mercoledì 30 novembre, ndr) e mi ha garantito che farà di tutto per salvare i livelli occupazionali. Inoltre, mi ha assicurato che accentrerà la questione direttamente nelle sue mani.

Consigliere, lei, sabato scorso, parlando ai lavoratori, ha bollato i tipi di Assindustria alla strega degli ascari che spalancavano il fronte alle truppe colonialiste. A questo punto: diverbio ricomposto?
Non ha senso nascondersi dietro un dito. I problemi c’erano e ci sono ancora. Sussistono delle criticità che non sono ancora state appianate. Per esempio, il ruolo di Assindustria rispetto alla vertenza. Nell’incontro dello scorso 22 novembre, gli industriali erano totalmente schiacciati sulle posizioni dell’azienda, pur essendosi, questa, da pochissimo affiliata al gruppo. Confermo la mia totale disponibilità a ricomporre, come dice lei, il diverbio. Prima però, mi piacerebbe prendere visione dei fatti.

Dove sbaglia Assindustria?
Nel mettere le ragioni imprenditoriali prima delle ragioni del territorio.

E quali sono le ragioni del territorio nel momento in cui un’impresa decide di chiudere?
Aprire nuove strade, cercare la mediazione, pensare alla riconversione. Insomma, mantenere la produzione, perché la produzione significa lavoro e, questo, benessere della comunità. Tuttavia, sappiamo che ogni progetto richiede tempo. Ne siamo tutti consapevoli. L’impegno della Regione, tramite l’Assessore Gentile, ci rassicura. Rassicura me, rassicura i lavoratori, rassicura i sindacati. Costituisce uno spiraglio in più.

Quanto sente il peso della cosa lei, che è consigliere in Regione e, nel contempo, chiamato in causa come cittadino?
Soggettivamente, mi sento estremamente coinvolto. Guardi, per San Severo, lo stabilimento che la Hydro oggi punta a dismettere, costituisce la storia del lavoro. Prima la Ossital, poi, dal 1997, la multinazionale norvegese. In 30 anni, sono stati tanti i giovani, tante le famiglie che hanno fatto perno su questo centro. In cambio, hanno ricevuto un ottimo trattamento. Sicurezza avanzata e rapporti sindacali eccellenti. Oltre ad un trattamento economico buono. La notizia della dismissione è una beffa immonda. E’ il tentativo di fare di San Severo e della Capitanata un cimitero sociale. Sono le contraddizioni della globalizzazione che calano su una comunità di 50 mila abitanti. Come se la lama di una ghigliottina fosse usata per spaccare in due una formica.

I sindacati, i lavoratori ed ora, in parte, anche lei, parlate della bontà dei rapporti di lavoro tenuti dai vertici. Ma, allora, come spiegare questo incaponimento a non voler sentire le ragioni di 42 persone da parte della Hydro? Insomma, nella lettera di licenziamento, l’impresa si è sollevata anche dai costi degli ammortizzatori sociali. Dov’è l’aplomb scandinavo?
Evidentemente, la Hydro, che tanta considerazione ha dei sindacati nel Nord Europa, al punto da cogestire il sistema di produzione con le sigle dei lavoratori, qui crede di potersi comportare esattamente all’opposto, facendo saltare ogni ipotesi di democrazia interna. Per giunta, senza preavviso e da un momento all’altro.

Ha letto la lettera recapitata ai vertici norvegesi dalla figlia di uno degli operai?
La missiva esprime tutto il dramma che si cela dietro l’assenza di una prospettiva. Quella che manca ad una generazione schiacciata dal precariato, stritolata dall’opportunismo, dal sistema dei favoritismi, in cui più conti e più progredisci. Se ad essere schiacciate sono anche le posizioni dei genitori, che ogni figlio vede come un intoccabile, come un semidio, allora possiamo immaginare il dolore, la disperazione, la delusione. Ti si chiudono tutte le porte, ti senti perso.

Eppure, in tutto ciò, non crede che ci sia troppo immobilismo nella comunità politica sanseverese?
A questo punto, io allargherei il discorso. Perché la macellazione dei diritti sociali, specie quelli del lavoro, avviene sul banco di tutta la provincia. La situazione è esplosiva. Da un lato, c’è l’assenza pressocché totale di opportunità di lavoro; dall’altro, le sirene di una criminalità organizzata tentacolare alla continua ricerca di manovalanza. Per togliere alla seconda il monopolio delle vite e delle economie, serve ridare speranza alle persone, prospettargli un cammino che non si fermi con loro, ma che vada avanti, si proietti ai loro figli ed ai loro nipoti. Il dilemma non è San Severo o non San Severo. Ma Foggia, Manfredonia, Cerignola, il Gargano, il Subappennino. E’ tutta la nostra terra, forse l’intera regione, a patire una situazione inquetante di stagnazione sociale. I figli stanno peggio dei loro padri. Che, a loro volta, oltre a star peggio dei propri genitori, vivono un presente convulso di accartocciamento su se stessi. Bisogna uscirne. E bisogna uscirne tutti insieme.

E la politica cosa fa?
E la politica non fa nulla. O, per lo meno, non fa abbastanza.

Chi è la politica, Marino?
Per quel che mi compete, la Regione Puglia.

Dove manca?
Nessun Ente può dirsi detentore di infallibilità. Personalmente, già a partire dalle prossime settimane, oltre a seguire in prima persona, tramite la task force, la questione Hydro, proporrò misure concrete ed idee di sviluppo che riguardano la provincia di Foggia. Solo, chiedo al Presidente Nichi Vendola una maggiore partecipazione alle dinamiche del territorio. Sono consapevole dei suoi impegni nazionali e delle ambizioni leaderistiche, tuttavia, si assuma le sue responsabilità di fronte al popolo che lo ha eletto. Non è più tempo delle frasi ad effetto o dei proclami, è tempo dell’impegno. E basta anche con la questione del foggianesimo e dela foggianite. Chiudiamo questa pagina e andiamo avanti.

In assenza di Vendola, facciamo come Renzi alla Leopolda. Faccia il Presidente per un minuto…
(senza pensarci) Piano Straordinario per il lavoro in Capitanata. Chi l’ha detto che dobbiamo accollarci gli oneri della Afis, ennesimo carrozzone sulla cui funzionalità ci sarebbe da discutere. A livello progettuale, la mission della società era quella della prevenzione incendi. Non ci vuole la zingara per indovinare che, ogni estate, centinaia di ettari di bosco finiscono in fumo. Ed allora, se realmente vogliamo valorizzare i 20 mila ettari di bosco del Gargano, ad esempio, basterebbe chiamare a raccolta tutte le cooperative operanti sul territorio, e affidare loro, ciascuna per le proprie competenze, compatibilmente con le nostre esigenze e secondo delle norme che stabiliremo, la tutela del verde. Stimolando, in questa maniera, la prevenzione, l’occupazione, la sensibilizzazione. Se si vuole farlo, si può farlo. A costo zero e con evidenti vantaggi.

p.ferrante@statoquotidiano.it
riproduzione riservata

Dino Marino, a Stato, dalla Hydro all’emergenza lavoro. E un monito: “Nichi, fai il Presidente” ultima modifica: 2011-11-30T23:00:38+00:00 da Piero Ferrante



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi