Capitanata

Lumieri: “Caos carcere di Foggia: rischi crollo e 720 detenuti su 350”


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Entrata carcere di Foggia (archivio)

Foggia – LA visita della CISL FNS, con la presenza del Segretario Generale Regionale Crescenzio Lumieri e del Segretario Territoriale CISL FNS Michele Lanza, effettuata in data 29 novembre 2011, ha rimarcato e messo in evidenza il gravissimo disagio della Polizia Penitenziaria.

La Casa Circondariale di Foggia, super affollata, ospita circa 720 detenuti, alla data odierna, a fronte dei 350 previsti dalla capienza regolamentare“. “Il rapporto tra personale e detenuti risulta essere meno di mezzo agente per ogni detenuto. In effetti, i circa 300 agenti attualmente utilizzati in organico sono suddivisi in quattro turni o in tre e, 49 di questi, sono assegnati al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti per le attività del Tribunale, trasferimenti, piantonamenti e visite ambulatoriali”. “Una gravissima carenza di risorse umane è rilevata presso la sezione femminile. Circa il reparto femminile, la Cisl FNS deve evidenziare che presso il carcere di Lucera vi è un congruo numero di agenti donne senza la presenza di un reparto femminile”.

A tal riguardo la Cisl chiede al Dipartimento i motivi per i quali si verificano tali incresciose situazioni. “La situazione igienico-sanitaria della struttura è da ritenersi drammaticamente carente, soprattutto nei servizi igienici del block house e nel reparto denominato transito per il quale si chiede la chiusura qualora non fossero adottati interventi urgenti e risolutivi. Durante i turni pomeridiani e notturni gli 720 detenuti vengono gestiti da un numero di agenti che in alcuni casi è inferiore a 20. Tale circostanza assume rilievo sul piano della sicurezza in modo negativo. Si denuncia con forza il mancato funzionamento del sistema di antiscavalcamento del muro di cinta, dove l’amministrazione penitenziaria e lo Stato hanno investito somme ingenti per risparmiare unità di polizia penitenziaria da impiegare per il servizio di vigilanza esterno”.

La domanda della Cisl, rivolta ai vari livelli dell’amministrazione penitenziaria è la seguente: “come mai si investono risorse economiche, e il servizio non garantisce l’efficacia e l’efficienza sperate? “. La carenza di Personale crea gravi disagi alla vita quotidiana dei poliziotti e delle loro famiglie. Le ore lavorative giornaliere superano i criteri contrattuali, determinando stress che, aggiunto alle continue aggressioni subite, sta decimando il Personale. Basta verificare le assenze per malattia e convalescenza.

I disagi dovuti ai tagli dei fondi creano invivibilità nella dimensione carceraria, che si ripercuote sui Poliziotti che subiscono, in prima persona, lo stato di malessere prodotto dalla carenza di fondi e dal grave affollamento esistente. L’attuale situazione di sicurezza è messa a repentaglio, in primo luogo, dalle crepe presenti sulle pareti del nuovo complesso che hanno determinato la chiusura del normale passaggio dei detenuti che, per godere della zona passeggio, devono spostarsi dal nuovo istituto al vecchio percorrendo un tragitto di circa 500 metri, con gravi conseguenze che scatenano liti tra di loro e, che il Personale della Polizia Penitenziaria, non può affrontare, considerato che a tale sorveglianza è previsto quotidianamente quasi sempre un solo Agente.
Altra grave carenza è rappresentata dal reparto colloqui, dove un solo Agente deve vigilare su due o tre sale. Appare ovvio il mancato controllo, poiché non è ancora possibile avere il ‘dono dell’ubiquità’, per dividersi in tre parti”.

“Si è costretti ad evidenziare l’utilizzo di una sola unità in due o tre posti di servizio contemporaneamente, fattispecie che può essere tollerata in momenti di emergenza, che non giustificano comunque, il disagio prodotto ai lavoratori. Di conseguenza, non è accettabile il protrarsi di questa situazione oltre il periodo delle ferie estive, durante il quale i lavoratori hanno superato ogni limite di straordinario consentito, per la copertura dei turni, violando in toto quanto previsto dall’articolo 9 dell’AQN”, conclude il Segretario generale Crescenzio Lumieri, confederazione italiana sindacati lavoratori federazione nazionale sicurezza, segreteria generale regionale della puglia

Lino del Carmine, a sinistra, con Vladimir Luxuria, a destra (ph: michele sepalone)

Lettera di Lino Del Carmine ai ministeri di Roma. “Gentile Ministro, una delle tante speranze che questo nuovo Governo “tecnico” ha prodotto in noi italiani è stata significata all’atto del suo insediamento, quando ha dichiarato che tra le più urgenti priorità di cui intenderà occuparsi c’è la ricerca di soluzioni per la drammatica situazione carceraria italiana”.


“Non è mia intenzione – né mi permetterei mai – ricordarle qui i termini esatti della situazione. Sono certo che la conosce già benissimo (altrimenti non avrebbe manifestato la sua preoccupazione di interessarsene quanto prima) e che non le siano ignoti nemmeno gli aspetti locali e particolari del problema (o che, comunque, il suo ufficio sia dotato di tutti gli strumenti per informarsene compiutamente). D’altronde mi consenta, come cittadino e come esponente politico di un partito che intende fare della difesa dei diritti inalienabili umani (compreso l’art. 27 della Costituzione) lo scopo ed il fine della propria attività politica, di sintetizzarle molto brevemente alcune proposte generali che, secondo me e secondo tanti altri compagni e cittadini dell’associazionismo che si interessano, studiano ed hanno a cuore il problema – potrebbero essere realizzate (anche in tempi brevi) per cercare di risolvere la situazione delle carceri in Italia:
– Pensare a soluzioni alternative alla detenzione per tossicodipendenti, immigrati clandestini e malati psichici al fine di contrastare il fenomeno del sovraffollamento.
– Evitare il carcere come misura cautelare. Pensare a rendere impossibile le misure detentive in assenza di posti disponibili (ovvero:tanti detenuti quanti posti-letto. Proposta dell’Associazione ANTIGONE). Introdurre nuove misure alternative ed espandere quelle già esistenti, da non applicarsi solo ad istanza di parte ma ex lege, automaticamente, per reati minori.
– Obbligo,tranne casi di eccezionale gravità, di arresti domiciliari per tutte le detenute-mamme che abbiano figli minori di 5 anni affinchè non siano traumaticamente separati dalle loro madri.
Concedere i domiciliari a chi è a fine pena; depenalizzare tutta una serie di reati di minima pericolosità sociale.
– Finanziare e attuare misure di reinserimento finalizzate ad insegnare un mestiere, per agevolare una futura entrata nel mondo del lavoro, nonché a diffondere la cultura della legalità, del rispetto del prossimo e delle istituzioni.
– Incrementare le risorse destinate a dotare gli istituti di un numero adeguato di educatori, assistenti sociali, psicologi per lo svolgimento delle attività di recupero. Ripensamento dei “tempi carcerari”, che devono avere un senso,una ragione e – soprattutto – uno scopo. Introdurre luoghi di detenzione per detenuti di bassa pericolosità sociale in cui vengano privilegiati percorsi di reinserimento ed acquisizione di capacità lavorative.
– Agevolare con leggi ad hoc, che prevedano incentivi interessanti, le aziende che offrono lavoro agli ex detenuti, per contenere il rischio di un loro ritorno al crimine.
– Promuovere protocolli d’intesa con gli enti locali, ma anche con le imprese, al fine di consentire ai detenuti di svolgere lavori socialmente utili durante la loro prigionia.
Amnistia, come misura straordinaria per fronteggiare l’eccezionale sovraffollamento nelle prigioni. Introduzione del reato di Tortura, sia fisica che psichica. Depenalizzazione dell’uso e del possesso di sostanze stupefacenti per uso personale. Abrogazione della Fini- Giovanardi. Cancellazione del reato di Clandestinità. Abrogazione della Bossi-Fini”.

“Ovviamente, si tratta di proposte che le saranno certamente note, e mi sono permesso di trasmettergliele al solo fine di informarla che esse sono pienamente e positivamente condivise da buona parte della società civile. Ed è mia personale opinione che se gli interventi che vorrà intraprendere per fronteggiare la questione fossero intesi a soddisfare solo metà delle suddette richieste, gran parte del problema sarebbe risolto. Inoltre, avendo avuto modo di interessarmi e di seguire con attenzione la situazione particolare delle carceri in Capitanata, ritengo opportuno ed urgente trasmetterle – di seguito – alcune considerazioni al riguardo. E’ agilmente verificabile come la situazione negli istituti di Capitanata sia al limite dell’inverosimile: l’ultima denuncia del S.A.P.P, risalente allo scorso 27 aprile, sottolinea come “la grave situazione di fatiscenza del penitenziario foggiano rischi di mettere a rischio la salute e l’incolumità dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria”. La casa circondariale di Foggia attualmente ospita circa 750 detenuti a fronte dei 370 posti regolamentari. Inoltre, ad agosto i detenuti del carcere di Foggia hanno aderito simbolicamente alla giornata di mobilitazione proclamata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione delle carceri”.


“Ciò che più sorprende constatare, però, è come la Capitanata sia invece assai ricca di istituti carcerari inutilizzati: ed è ovvia e consequenziale la constatazione che gran parte del degrado in cui lasciamo che vivano i detenuti in Provincia di Foggia si potrebbe evitare se divenissero funzionanti alcune strutture già pronte, come quella di Castelnuovo della Daunia, che aspetta da più di 15 anni, super-arredata e mai inaugurata, o come quella di Apricena costruita negli anni Ottanta e da allora mai utilizzata. E sono tante altre le strutture di cui non si sa più nulla: dal plesso di Accadia, consegnato nel ’93 e mai utilizzato, a quello di Bovino (120 posti), da Orsara di Puglia alla struttura di Volturara Appula (45 posti, incompiuto). Insomma: una dilapidazione di denaro pubblico ed uno spreco di risorse intollerabile. Anche da questo punto di vista, quindi, sarebbe opportuno un intervento urgente, perché è evidente come i problemi evidenziati dai detenuti di Foggia sono gli stessi che affliggono tutte le carceri italiane, riconducibili a problematiche di sovraffollamento e di carenza di personale.

Spero di aver contribuito, nel mio piccolo, a trasmetterle alcuni “spunti” di intervento che possano agevolarla nel procedere nel più breve tempo possibile ad intervenire fattivamente sulla questione.
Mi permetta, in ultimo, di confessarle che nel corso del tempo, man mano che procedevo nella raccolta delle informazioni e delle testimonianze – spesso dalla viva voce dei detenuti – su questo specifico argomento, la mia sensibilità di uomo libero incrociava storie di (mala)vita e racconti di situazioni di assoluta ed ingiustificabile inumanità: il carcere mi appare, oggi, come sinonimo di morte sociale e civile. Un’esperienza che rischia di lasciare in chi la “subisce” una impronta profondissima e indelebile, poiché dobbiamo avere il coraggio di ammettere che le prigioni non sono centri rieducativi ma vere e proprie scuole del crimine, dove chi vi arriva esce carico di odio e di rancore nei confronti delle istituzioni, rendendo meno sicura tutta la comunità. Se non facciamo qualcosa adesso come potremo pretendere (noi che, invece, siamo i “liberi”, gli “innocenti”) che chi non ha mai conosciuto la Giustizia non commetta ingiustizie?”, conclude Lino del Carmine, membro della Segreteria Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Capitanata.

n.marchitelli@statoquotidiano.it

Lumieri: “Caos carcere di Foggia: rischi crollo e 720 detenuti su 350” ultima modifica: 2011-11-30T12:57:10+00:00 da Redazione



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