Manfredonia

“Me lo dissero anni fa: con i vostri no rimarrete senza treni, porti e Asl”


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Il già, e ultimo, direttivo amministrativo dell'Ajinomoto Insud di Manfredonia, ragioniere commercialista Michele Brunetti (ST)

Manfredonia – “NON potete dire sempre e solo no. Perché, dalla Nave dei veleni in poi, tutti i vostri no hanno originato l’esclusione dai progetti di sviluppo. E non piangete poi se un giorno vi toglieranno treni, porti e ASL. La Cassa integrazione durerà finché ci sono i soldi, ma mica eternamente. E la Cassa integrazione ha impoverito e non arricchito la vostra economia globale, vanificando molte iniziative ed investimenti da parte degli imprenditori locali”. Parole oggi reali quelle pronunciate anni fa – da “una persona di grandi esperienze amministrative e manageriali, in tutto il mondo” – a Michele Brunetti, ragioniere commercialista di Manfredonia, ultimo direttore amministrativo della Ajinomoto Insud, stabilimento di Manfredonia chiuso nel lontano 1977 ( La storia dell’Ajinomoto Insud – a cura del ragioniere Michele Brunetti).

Con capelli bianchi in piu’ e con testimonianze dirette del “mancato sviluppo del territorio”, il ragionere Brunetti effettua una riflessione tout court con Stato sui progetti realizzabili a Manfredonia ma sistematicamente decaduti causa “logiche amministrative” di rappresentanti protesi “al benessere del sistema partito”. Una vera “Fiera delle occasioni mancate”, dice Brunetti, partendo da un impianto per la produzione di compost a Manfredonia ( G.Civica: “Compost a Manfredonia? Pronti dall’88, ci bloccarono. Sempre” ) passando alle terre dell’ex Daunia Risi ad un impianto per la macellazione di agnelli sul porto da parte di un imprenditore del Sub Appenino su esempio delle produzioni della Bulgaria.

“Dagli anni ’80, avendone l’età e la voglia, intrapresi e partecipai a molte iniziative per migliorare e ingrandire il mio paese, Manfredonia – dice Brunetti – Parte erano idee personali, parte di soggetti che chiedevano la mia collaborazione e che mi videro impegnato entusiasticamente”. Come ad esempio il progetto per la costruzione dell’impianto di compostaggio dei rifiuti solidi urbani, “avviatosi nel febbraio 1988 su iniziativa di un gruppo di giovani laureati in Agraria, di Manfredonia, ed arenatosi miseramente tra il 1992 e il 1993.


L’impianto per la produzione di compostaggio e la coltura massiva dell’alga Spirulina.
“Nel giugno 1989 mi contattò la filiale italiana di una grande società multinazionale americana che finanziava progetti finalizzati di ricerca scientifica in tutto il mondo. In Italia aveva finanziato una ricerca del CNR, tramite l’Istituto di Microbiologia Agraria dell’Università di Firenze che svolgeva una vasta ed estesa sperimentazione, a cura del Centro di Studio dei Microrganismi Autotrofi, sempre a Firenze, per la coltivazione intensiva dell’alga Spirulina, studio già avviato dall’Università di Berkeley, Los Angeles. Gli scienziati avevano scoperto che gli antichi abitatori della California meridionale, quella per capirci in territorio messicano, si cibavano di questa alga particolare ed erano immuni da molte delle malattie comuni. Purtroppo, in seguito al prosciugamento spontaneo del Lago Texcoco, non era più possibile coltivare in loco grandi quantità per continuare e completare gli studi e le ricerche relative”.


“Questa alga Spirulina era ricca di molte proteine e, se usata nell’alimentazione umana, integrava le carenze proteiche di una dieta esclusivamente vegetariana. Una branca della ricerca, nel Ciad, cercava il sistema migliore per poter essere accettata e utilizzata per alleviare la fame delle popolazioni del Sahel. Inoltre – ricorda Brunetti – era utilizzata per le sue proprietà medicinali e curative di molte malattie e l’ultima ricerca dava molte speranze per la cura di particolari tipi di tumori maligni”. In un convegno internazionale tenutosi a Firenze presso l’Accademia dei Gergofili nel novembre 1980, confrontandosi e confrontando i risultati ottenuti da ciascuno, si concordò il sistema migliore per quanto riguardava l’impiego di mezzi e metodi, di microclima e salinità occorrenti, oltre che di una grande estensione di terreno pianeggiante, per una coltura massiva dell’alga Spirulina. “Tra le molte zone nel mondo che potevano favorire il progetto, la maggior parte in paesi politicamente instabili o addirittura in guerra, di altre zone malsane o scomode da raggiungere, vi era la Sicilia e le ex paludi sipontine del lago Salso – ricorda il ragioniere commercialista Brunetti – In particolare, la c.d. IV^ vasca di colmata, estesa circa 600 Ha, già utilizzata dalla Daunia Risi per la coltivazione estensiva del grano, per la natura argillosa del suo terreno, povero di fosfato, ricco di sali minerali, con elevato tenore di salinità e poca dotazione di sostanza organica, nonché per la poca pendenza per il deflusso delle acque, rispondeva perfettamente ai requisiti per la coltivazione della Spirulina, mentre il Comune di Manfredonia ne gestiva direttamente la coltivazione dando lavoro a poche unità ma con costi eccessivi rispetto ai ricavi”.


“Ovviamente – ricorda Brunetti – ottenni un netto rifiuto da parte dei nostri amministratori che erano e sono gelosissimi del lago Salso ed un po’ tutti i partiti pensavano di poter risolvere, con quei terreni, la piaga della disoccupazione nel paese”.

Oasi Lago Salso ,terre ex Daunia Risi (Ph: ParcoGargano)


L’ex Daunia Risi e la realizzazione di un Parco Scientifico e Tecnologico in ambito agricolo. Ma alle terre dell’ex Daunia Risi furono interessati al tempo anche altri soggetti. “Un giorno venne da me un professore dell’Università Federico II di Portici, Napoli, Facoltà d’Agraria”. Al tempo, la Facoltà universitaria aveva intenzione di costituire un Parco Scientifico e Tecnologico in ambito agricolo, che avrebbe rappresentato la prima struttura agricola in tutta l’Europa. “Il Parco scientifico è un raggruppamento di cervelli che, con Enti Pubblici ed imprese private, svolge delle ricerche scientifiche che, in caso di successo, saranno poi applicate e quindi sfruttate dall’Ente o dall’impresa stessa o da altre. Riuscii a provocare un incontro tra il Sindaco ed il Consiglio Comunale con il bravo Professore universitario – ricorda Brunetti – affinché costui avesse l’opportunità di spiegare i fini e gli scopi del Parco”. Alle undici di mattina c’erano quasi tutti gli interessati ed invitati, “tranne il vice Sindaco”. “Alle undici e trenta il Sindaco decide di iniziare la riunione e dà la parola al Professore. Questi inizia a parlare presentandosi per nome, titoli e meriti professionali, tenendoci a precisare che era colà presente in nome e per conto della Facoltà d’Agraria e del suo Preside, nonché dell’intera Università di Portici e del suo Rettore Magnifico”. “A questo punto entra rumorosamente nell’aula il Vice Sindaco seguito da un codazzo di cosiddetta clientela, siede alla sinistra del Sindaco e inizia a parlare chiedendo scusa del ritardo e affermando che: ‘Comunque io non sono d’accordo con il Progetto illustrato dal Professore!’. Risate generali e spiegazione del Sindaco che precisa che il Professore ha solo detto il proprio nome e cognome ed i propri titoli”.

“Il Parco? E cos’è un hotel?“. Qualche amministratore mi eccepì che neanche il Comune poteva disporre liberamente delle terre delle vasche di colmata, perché ricadenti nella competenza del Commissario per gli Usi Civici. “Andammo dal Commissario a Bari il quale ci spiegò che gli Usi Civici erano un retaggio di leggi antiche ormai da smantellare e che, in ogni caso, quale miglior utilizzo delle terre del demanio comunale per un Parco Scientifico e Tecnologico? Qualche altro amministratore – dice Brunetti – mi ricordò che su quelle terre, facenti parte del recente Parco del Gargano, era impossibile costruire: aveva capito che ‘Parco’ era sinonimo di ‘Hotel’ (forse confondendolo con il nome di alcune nuove vie del secondo piano di zona). “In ogni caso, essendo il Parco Scientifico qualcosa di molto importante, si costituisce a Foggia (novembre 1991) l’Associazione Temporanea di Imprese per la costituzione del Parco tra imprese di Manfredonia, di Foggia e una di Bari, al fine di presentare, con l’Università di Portici, la prescritta domanda d’ammissione al Ministero della Ricerca Scientifica”.

Per convincere i nostri amministratori chiedemmo aiuto al Direttore dell’Associazione degli Industriali di Capitanata per la costituzione del Consorzio per la gestione del Parco, con l’adesione, oltre che dell’A.T.I. e dell’Associazione Industriali, dell’Unione per il Commercio, dell’Ente Fiera di Foggia, della A.S.I. di Foggia e della Manfredonia Sviluppo appena costituita. Avrebbe dovuto aderire il Comune di Manfredonia, ma non ne vide la necessità. Si fece avanti invece, per farne parte, la Fondazione Zaccagnino di Sannicandro Garganico che mise a disposizione del nascente Parco la sua Azienda Agricola S.Nazario avente a disposizione 1550 Ha di suolo agricolo”. Intanto, tramite l’Associazione degli Industriali, il ragioniere Brunetti era stato contattato da altre Università come Chieti, Perugia ed Urbino, “che volevano associarsi al Parco e che in ogni caso, a fronte di formale richiesta, nessuno avrebbe rifiutato loro l’ammissione, per legge (tutte queste persone, quando apprendevano che ero un manfredoniano verace, non facevano altro che magnificarmi le grandi opportunità naturali della nostra amata cittadina)”.

Se ne interessò anche il Direttore del Parco Scientifico e Tecnologico di Valenzano, Bari, che ad onor del vero, era all’epoca anche il presidente della Associazione Europea di tutti i Parchi Scientifici, con sede a Bruxelles. Gli Enti Foggiani si entusiasmarono un po’ troppo, secondo me, per l’autorità della persona. Avendo io lavorato a Bari e avendo avuto modo di accertare l’alta considerazione che hanno i baresi per i foggiani, riuscimmo ad intuire e sventare il tentativo per estromettere l’Università di Napoli e le imprese dell’A.T.I. per inglobare l’iniziativa nel Parco barese, ma fino ad un certo punto. Marcammo stretto i nostri Amministratori che, tuttavia, si tennero equidistanti, negando i terreni sia a noi sia a Bari. Accettarono però un suggerimento dei baresi”. Per giustificare, “in un certo senso”, il rifiuto all’idea presentata, il Consiglio Comunale, su proposta della Giunta, delibera nel novembre 1994 un ‘Concorso di idee’ per l’utilizzo migliore delle terre ex Daunia Risi. Solo che, essendo i nostri amministratori i più furbi e più intelligenti del mondo intero, nel bando di concorso previdero che, al Progetto migliore e prescelto non si riconoscesse nessun premio, oltre che un platonico e gratuito ‘grazie’, e la vittoria non assicurava alcun diritto di dover poi eseguire e realizzare tale progetto. Come a dire: voi spendente pure il vostro tempo e denaro per fare il Progetto, datecelo a noi gratuitamente e noi poi lo realizzeremo a nome e per conto nostro e con chi vogliamo noi. Forse i baresi non avrebbero mai immaginato un esito del genere: Ma che, ci ho scritto in fronte Giocondo? Non se ne è saputo più niente!”.

Panoramica bacino Alti Fondali e Manfredonia (ST)

Imprenditoria made in Bulgaria: l’impianto di macellazione di agnelli sul porto industriale. “Un imprenditore del Subappennino dauno era importatore di agnelli vivi dalla Bulgaria e dalla Romania e, volendo sfruttare il nuovo porto industriale di Manfredonia, pensò di costruire nel territorio portuale un impianto per la macellazione degli agnelli in territorio extra territoriale, cioè prima di importarli in territorio nazionale, affiancata ad una grande cella frigorifera per la conservazione e maturazione della carne, per poi esportarla nei paesi arabi, senza dover pagare dazi”. “Assunsi l’incarico di fare i suoi interessi presso le autorità di Manfredonia, ma incontrai un muro di gomma: venni a scoprire che quasi tutto il suolo portuale era di proprietà di persone locali che l’avevano opzionato a nome proprio. Voi chiederete per investirvi i loro soldi? No, per specularci sopra e vendere la propria opzione a caro prezzo. (Intelligenti, no?)”.

Un imprenditore di Barletta scoprì e contattò uno di questi speculatori e si disse disposto a comperare il suo lotto se avesse avuto il permesso di costruirvi un impianto deposito di gasolio e olio combustibile per fornire le navi e un deposito di benzina, auspicato (ancora oggi, ndr) da tutti i benzinai del luogo. Al tempo c’era già stata la rivolta dei “Vialenichem”” e gli amministratori locali “non ne vollero neanche sentir parlare e mi dissero chiaramente di tralasciare il tutto”.

“Queste sono le mie conoscenze dirette, perché ci furono anche molte altre richieste di terzi, di altri miei concittadini, che ottennero lo stesso risultato”. “Una volta, pochi anni fa, parlando di queste mie disavventure con una persona di grandi esperienze amministrative e manageriali, in tutto il mondo, mi disse: ‘Non potete continuare a dire sempre NO, perché, dalla famosa nave dei veleni in poi, tutti i vostri NO vi porteranno ad essere esclusi da ogni progetto o programma di sviluppo! E non piangete poi se vi tolgono i treni, le ASL, gli ospedali, il porto marinaro, quello industriale. La Cassa integrazione durerà finché ci sono i soldi, ma mica eternamente. E la Cassa integrazione ha impoverito, anziché arricchito la vostra economia globale, vanificando molte iniziative ed investimenti da parte degli imprenditori locali’.

g.defilippo@statoquotidiano.it

“Me lo dissero anni fa: con i vostri no rimarrete senza treni, porti e Asl” ultima modifica: 2011-11-30T15:13:06+00:00 da Giuseppe de Filippo



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