Manfredonia
Costituitosi ieri a Manfredonia, nella sala consiliare

Manfredonia, costituito Comitato referendario per sostenere SI’ a referendum 17 aprile

Il Comitato aderisce alla rete dei comitati provinciali, regionali e nazionali no-triv

Di:

Manfredonia. ”Si è costituito ieri a Manfredonia, nella sala consiliare il Comitato referendario per sostenere le ragioni del SI ala consultazione del 17 aprile. Il Comitato aderisce alla rete dei comitati provinciali, regionali e nazionali no-triv. Il comitato è aperto all’adesione e partecipazione di istituzioni, partiti, movimenti, associazioni e cittadini e si propone la massima diffusione e comunicazione di iniziative, eventi e manifestazioni che si organizeranno a livello locale, provinciale, regionale e nazionale.
I promotori
Per informazioni: Alfredo De Luca 3483303825 manfredonianotriv@libero.it”.



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • Redazione

    I 5 Reali siti scendono in campo a favore del SÌ per il referendum popolare del 17 aprile. Dopo gli appuntamenti del 29 febbraio a Stornara e del 16 marzo di Orta Nova, la piazza di Carapelle ha ospitato, nella serata di martedì 29 marzo, i rappresentanti dei vari comitati NO TRIV al fine di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di recarsi alle urne a votare ilSÌ per bloccare il rinnovo delle concessioni riguardanti l’estrazione di idrocarburi nelle aree marine entro le 12 miglia dalle coste.
    Si tratta di decidere se i giacimenti potranno continuare ad estrarre idrocarburi dal mare a tempo indefinito oppure se dovranno essere bloccati alla scadenza delle concessioni. Il movimento NO TRIV è nelle piazze, nelle campagne e nelle città per condurre una difficile battaglia contro il perpetuarsi di un’estrazione selvaggia nel mare di idrocarburi. Ad aprire la serata il presidente del “Comitato NO centrale a Biomasse a Carapelle”, la dott.ssa Veronica Di Gaetano da anni impegnata nella difesa del patrimonio ambientale dei cittadini e sostenitrice del SÌ per il referendum: “È necessario informare i cittadini sulle reali conseguenze di questo referendum perché in giro c’è cattiva dis-informazione e ciò comporta errori di valutazione che potrebbero pregiudicare l’esito della votazione”. A seguire, l’intervento di Giuseppe Maffia che ha sottolineato sia l’importanza di andare a votare per poter raggiungere il quorum utile per rendere valida la votazione sia la necessità di votare SÌ per tutelare l’ambiente in cui viviamo. A favore del SÌ nel referendum del 17 aprile si sono schierate organizzazioni internazionali quali WWF e Greenpeace e molte regioni italiane: Puglia, Basilicata, Marche, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. L’ultimo intervento è stato quello di Michele Casalucci, membro del comitato regionale contro le trivelle: “Votare SÌ per fermare le trivellazioni non è astratto perbenismo né mitico ritorno al passato ma significa ribadire la volontà di creare un mondo migliore, sostenuto da fonti energetiche rinnovabili”. Durante il suo discorso, Casalucci ha ricordato che in Basilicata è presente la piattaforma petrolifera più grande d’Europa e ha parlato dell’episodio accaduto il 14 marzo scorso a largo delle isole Kerkennah, in Tunisia, una fuoriuscita di petrolio da un impianto di estrazione che ha provocato la contaminazione delle acque a soli 120 km da Lampedusa. Casalucci è anche membro del comitato provinciale Stop TTIP. Il TTIP è un accordo commerciale di libero scambio in fase di negoziazione tra Europa e Stati Uniti, per favorire l’integrazione dei due mercati e ridurre una serie di barriere per rendere libera la circolazione delle merci. Casalucci avverte: “I rischi in caso di attuazione di tale trattato possono tradursi nell’arrivo sulle nostre tavole di prodotti senza controlli o tutele e nello schiacciamento dei piccoli consorzi da parte delle multinazionali in tutti i campi della produzione”.
    Alla fine della serata sono state rese note anche le altre due date degli appuntamenti informativi nei comuni limitrofi, il 1 aprile a Ordona e il 6 aprile a Stornarella.

    Foto di Matteo Piarulli
    Nella foto a partire da sinistra: Giuseppe Maffia, dott.ssa Veronica Di Gaetano, Antonella Vernice, Michele Casalucci e Danilo D’Antonio.


  • Redazione

    Siamo all’ultimo miglio, mancano due settimane al referendum abrogativo e grazie al blackout completo delle reti Rai-Mediaset, non più di un quarto della popolazione italiana è informata sulle trivelle e ancora meno sulla natura del quesito referendario. Davanti alla chiusura ostinata del Governo nazionale al confronto, le Regioni hanno posto la questione del diritto costituzionale di partecipare alle decisioni che riguardano la tutela dei loro territori.
    È nata da qui, a settembre del 2015, la decisione di dieci Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto e Abruzzo, che poi si è ritirato) di chiedere agli elettori di pronunciarsi. Al di là di ogni risultato del 17 aprile, l’invito al Governo resta: le Regioni vanno coinvolte su ogni scelta che riguarda la politica italiana in materia di energia e il piano energetico nazionale.
    Quanto al tema del referendum abrogativo, non possiamo che continuare a denunciare i rischi del petrolio e dei gas per l’economia tradizionale che vive di mare: turismo, balneazione, pesca, trasporto marittimo.
    L’Europa stessa richiama la scelta di energia pulita. La direttiva 2009/28/CE chiede all’Italia di coprire, entro il 2020, il 17% dei consumi energetici finali con fonti rinnovabili, tanto per l’approvvigionamento elettrico che nei trasporti. La Puglia è legittimata a difendere il suo mare, perché com’è noto è la regione italiana che ha il primato della produzione di energia pulita e mette a disposizione del fabbisogno energetico nazionale oltre il 70% di quella complessivamente prodotta con fonti fossili e rinnovabili.
    Per questo il rischio maggiore per l’Adriatico e lo Ionio restano i disastri ambientali, come quello del Golfo del Messico nella primavera 2010 e quello ancora in atto al largo della costa tunisina. La fuoriuscita di petrolio in mare, soprattutto in un bacino chiuso come quello adriatico, sarebbe un colpo mortale per milioni di cittadini europei, per intere filiere economiche e per l’ecosistema marino. Nessuno può augurarsi di vedere le spiagge pugliesi trasformate in distese invivibili di catrame.
    Non possiamo svendere il futuro dei nostri figli e nipoti per pochi barili di petrolio scadente, con tutti i vantaggi economici per le sole multinazionali degli idrocarburi e tutti gli svantaggi per l’Italia e per la Puglia.
    L’appello resta a votare “Sì” il 17 aprile, per fermare le trivelle e finalizzare l’azione che da anni vede Comitati, Associazioni e cittadini schierati affianco alle Regioni che hanno promosso i quesiti referendari. Un impegno che continua, perché vanno riconosciute e difese le vocazioni sostenibili di intere comunità locali, attente al rispetto dell’ambiente e delle sue inestimabili risorse.
    La nostra non è una battaglia contro, ma a favore: una battaglia per difendere i mari. Facciamo nostro l’appello di Erri De Luca andando ad affollare “di ‘Sì’ le urne il 17 aprile, per non svendere il mare nostro e conservare il reddito della bellezza”.

    Onofrio Introna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi