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"Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato"

Ministro Guidi scrive a Renzi: “Mi dimetto”

"Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese"

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Roma. “Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese.” La ministra Federica Guidi si è dimessa dopo la bufera sull’intercettazione agli atti dell’inchiesta della magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere.

Biografia (WIKIPEDIA). Figlia di Guidalberto Guidi, già vicepresidente di Confindustria[2] e membro di numerosi consigli di amministrazione di importanti industrie italiane, tra cui FIAT e Ferrari[3], Federica Guidi si è laureata in giurisprudenza, lavorando successivamente per due anni come analista finanziaria. Lasciata la carriera finanziaria, nel 1996 è entrata nell’azienda di famiglia, la Ducati Energia, della quale è diventata successivamente amministratore delegato[4]. Dal 2002 al 2005, è stata presidente regionale dei Giovani imprenditori dell’Emilia-Romagna e vicepresidente degli imprenditori della regione. Dal 2005 al 2008, ha affiancato Matteo Colaninno come vicepresidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, e al termine di questo periodo, sotto la presidenza di Emma Marcegaglia, ne è diventata presidente. Successivamente, seguendo le orme del padre, è diventata vicepresidente di Confindustria.

È membro del Gruppo della Regione Europea della Commissione Trilaterale. Il 22 febbraio 2014 viene nominata Ministro dello sviluppo economico nel Governo Renzi.

Dopo la sua nomina, per evitare potenziali conflitti di interessi, ha rinunciato a tutti gli incarichi operativi nelle imprese controllate dalla famiglia, che partecipano ad appalti pubblici ed intrattengono importanti relazioni commerciali con le aziende di proprietà statale. Tuttavia i senatori del Movimento Cinque Stelle presentano nei suoi confronti una mozione di sfiducia, ma l’aula del Senato ne respinge la calendarizzazione.

Le dimissioni. Il 31 marzo del 2016 vengono inserite, tra gli atti di una inchiesta della Magistratura (per cui vengono arrestate cinque persone), alcune intercettazioni telefoniche avvenute nel dicembre 2014. In una di queste il Ministro informava il compagno, Gianluca Gemelli, ora indagato nella stessa inchiesta, che nella legge di stabilità che sarebbe stata votata da lì a poco, sarebbe stato inserito un emendamento che avrebbe favorito le sue aziende che avrebbero così ottenuto sub appalti per oltre due milioni di euro. Nella stessa intercettazione il Ministro fa anche riferimento al fatto che l’inserimento dell’emendamento sarebbe avvenuto se fosse stato d’accordo anche il Ministro Maria Elena Boschi (le opposizioni parlamentari hanno chiesto anche le dimissioni di quest’ultima). Si dimette il giorno stesso. (it.wikipedia.org)

Redazione Stato Quotidiano.it



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  • Redazione

    Caso Guidi, Borraccino: “La presa di coscienza che bisogna cambiare pagina”

    Una nota del consigliere regionale del Gruppo Noi a Sinistra per la Puglia Cosimo Borraccino.
    “Il rovescio della medaglia. Taranto, ancora Taranto al centro di intrecci e grovigli poco chiari. Non bastasse l’Ilva, con tutto lo sciame di polemiche che si porta dietro, la tangentopoli dell’Arsenale e le ataviche polemiche sul depotenziamento di porto e aeroporto, ecco irrompere il caso ‘Tempa Rossa’ con tutto il chiasso mediatico che comporta la caduta di un ministro della Repubblica. Il caso Guidi è emblematico e dimostra, ove ce ne fosse bisogno, quanti interessi sovraterritoriali porta con se la questione del petrolio della Basilicata. Taranto, con la sua raffineria, ancora una volta al centro della vicenda.
    Questa volta però c’è la possibilità che dall’ennesima nota dolente possa rinascere la coscienza civica dei tarantini e dei pugliesi. La Puglia, col suo presidente Emiliano, in prima fila per il referendum contro le trivelle. La città può dare uno schiaffo sonoro subito al premier Renzi, che invita al non voto, ‘assalendo’, per così dire, democraticamente e civilmente i seggi superando così il fatidico quorum necessario per dichiarare valido il referendum. Le mozioni di sfiducia al governo classista produrranno forse un buco nell’acqua ma apriranno certamente una ferita profonda tra l’elettorato ed un premier che ormai assomiglia sempre più ad un venditore di padelle. Ecco, dal caso dell’ex ministro Guidi, da questa vicenda negativa, può esserci un clamoroso rovescio della medaglia: la presa di coscienza dei pugliesi e degli italiani che bisogna cambiare pagina, usando subito lo strumento del voto referendario per sfiduciare Renzi”./comunicato

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