Capitanata

Fenice, contro l’inceneritore si muove anche la Capitanata

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L'area della Fenice; in rosso, i pozzi di emungimento (googlemaps)

Foggia – Adesso, a muoversi per la vicenda dell’inceneritore Fenice di Melfi, non sono soltanto i cittadini della Basilicata. Dopo l’inchiesta pubblicata da Stato, ed a seguito dell’intervista allarmante a noi rilasciata da Maurizio Bolognetti, componente della Direzione nazionale dei Radicali Italiani – intervista che è stata ripresa proprio dal portale web della storica formazione di Marco Pannella e di Emma Bonino – hanno preso posizione anche i primi gruppi in Capitanata.

ACLI Foggia Anni verdi, Comitato Acqua Bene Comune di Capitanata, Legambiente Circolo Gaia Foggia, LIPU provincia di Foggia, Verdi Ambiente Società federazione Puglia, Partito della Rifondazione Comunista, Circolo SeL di Foggia “Rosa Luxemburg” sono le 7 sorelle daune che s’impegneranno nella corsa contro l’inquinamento delle acque dell’Ofanto e che hanno oggi fatto recapitare via fax una formale richiesta d’impegno pubblico agli enti di Puglia, Campania e Basilicata. Vale a dire, le tre regioni scavate dall’alveo del fiume. I firmatari, alla luce dei rilevamenti effettuati dal Crob di Rionero, dall’Arpa lucano e dall’Ispra, domandano una maggior chiarezza. In particolare, chiedono di essere messi al corrente, in maniera metodica e “puntuale”, dei risultati dei controlli effettuati sull’acqua dei pozzi di emungimento di Fenice e su quella dello stesso bacino idrico.

“La sollecitazione è un invito a fare presto” annuncia Mimmo Di Gioia, Vas Puglia. “La situazione è allarmante ed è ingiusto che a pagare dell’incuria e dell’interesse di gruppi di potere siano i singoli cittadini. Le istituzioni non si limitino a prendere atto. Sollecitino, coinvolgano. Soprattutto, facciano qualcosa”. Di qui, il conseguente coinvolgimento di tutti gli Enti. la missiva è stata inoltrata agli Assessorati alla Sanità di Puglia, Campania e Basilicata (con Tommaso Fiore già dichiaratosi disposto a prestare orecchio alle ragioni dei firmatari), ai titolari dell’Ambiente delle Province di Foggia, Barletta-Andria-Trani e Potenza, all’autorità di bacino dell’Ofanto ed ai comparti sanitari foggiani, lucani e barlettani.

Il timore paventato è che, la contaminazione da metalli pesanti dell’acqua ofantina, possa riverberarsi, con ovvie cadute sulla salubrità, sulle produzioni. Stato già aveva colto qualche mugugno. Ed una serie di voci – non di più – allarmanti circa la possibilità che più d’una produzione ortofrutticcola dauna mandata in Germania fosse stata rispedita al mittente causa violazione norme di sicurezza alimentare. Il pericolo, riportato nella richiesta fatta recapitare dai firmatari è che ci possa essere “rischio per la salute pubblica, l’ambiente e le attività agricole produttive”. “Temiamo – precisa Giorgio Cislaghi a Stato – che s’inneschi un circuito tutt’altro che virtuoso e che si ripercuota, negativamente, non solo sulla salute, il che rimane il nostro interesse primario. Ma, in aggiunta, anche sull’economia”. Che “in Capitanata vive di agricoltura e di trasformazione del prodotto”.

Intanto, nei prossimi giorni, dovrebbero essere resi pubblici i nuovi dati Ispra.

FOCUS – L’inchiestaIntervista a Bolognetti
p.ferrante@statoquotidiano.it



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