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Ripetiamo sempre le stesse cose, la prevenzione primaria e l’educazione di genere curriculare e già dalla scuola dell’infanzia

Non scintille

I femminicidi continueranno, altre scintille mediatiche intense quanto veloci a bruciarsi

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Roma. Ci stupiamo. Ci arrabbiamo, restiamo increduli, ci sentiamo impotenti. Sempre, sino al prossimo caso efferato. Intanto il sipario sulla quotidianità cala. Evitare gli uomini dipendenti, evitare gli uomini dipendenti e violenti. Frequentare altra gente, gruppi, associazioni, parrocchie comunque, stare in una rete più allargata in modo che la coppia non sia un bozzolo asfittico e avvolto su se stesso ma si ricevano energie e stimoli dal mondo esterno, altri punti di riferimento personali e relazionali, altri con cui sentirsi se stessi, e crescere, non essere mai “solo coppia”. Porre un argine alla radicata discriminazione di genere per cui è “inammissibile” che una donna lasci.. Non succede solo in Italia, naturalmente. I femminicidi sono, purtroppo, transnazionali, la cultura sessista (e, per fortuna solo in alcuni casi) violenta che è logica di possesso e incapacità a lasciare l’atro quasi che si perdesse un pezzo di sé, un braccio, una gamba, il motivo per vivere.. è ancora tragicamente dilagante. Anche le donne, certe volte, fanno fatica, cioè patologicamente fatica, a lasciare ma con una sproporzione rispetto ai maschi tutta a loro discapito (circa l’80% delle denunce per stalking dall’ entrata in vigore della specifica legge 38/2009 è effettuata da donne, dati del Ministero dell’Interno).

Ripetiamo sempre le stesse cose, la prevenzione primaria e l’educazione di genere curriculare e già dalla scuola dell’infanzia. Ma no, giù la scemenza grossolana del gender a fermare tutto. Perché al contrario di altri paesi europei che fanno affettività stabilmente nelle scuole, noi dobbiamo nasconderci dietro gli spauracchi difensivi di chi non comprende il valore della crescita attraverso il rispetto (e non la confusione!!) delle identità. Lo affermo dolorosamente da cattolica, siamo ignoranti. E poi la prevenzione secondaria e il circuito di sicurezza efficace e stabile, istituzionale e della rete informale, intorno alle donne che magari hanno già sporto denuncia. Non chiudersi, se serve, denunciare, confidarsi, frequentare gruppi, associazioni, parrocchie.. E poi il lavoro delle donne che è così importante per svincolarsi da situazioni difficili, dalla violenza psicologica subita anche dai figli, dalla dipendenza materiale. Questo è l’impegno anonimo, pesante, faticoso, complesso della quotidianità e della problematicità dei rapporti nella quotidianità, che deve rendersi, per ciò che è funzionalmente possibile, visibile all’esterno.

I femminicidi continueranno, altre scintille mediatiche intense quanto veloci a bruciarsi. La vera sfida è la quotidianità. Le coppie non sono monadi, frequentare reti più ampie, sentire di bastare a se stessi a prescindere. Vale soprattutto per gli uomini ma anche per le donne. nessuno è proprietà di nessuno; nemmeno i figli possediamo, li custodiamo perché possano essere, un giorno, donne e uomini liberi. L’ultima a cui dobbiamo tutto questo faticoso impegno collettivo, non soltanto ma basilarmente culturale? Sara, l’ultimo paio di scarpette rosse che non godrà l’estate.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile, Manfredonia 31.05.2016)



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Commenti


  • vittoria gentile

    Drappi rossi. Alle finestre, ai balconi, sui palazzi pubblici come vuole la campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere a mostrare partecipazione, attenzione costante, sensibilità verso un problema che in vacanza non ci va mai, proprio mai. E che coinvolge tutti e tutte, ad ogni età, Non farcene carico a tutti i livelli ci rende complici o ignavi. Non scintille, ma quotidianità della consapevolezza. Il privato è pubblico mai come in questi casi

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