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Il Salento: microrepubblica leghista e/o regione ‘di fatto’


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ilcorallo1.com

Mappa Salento (fonte image: ilcorallo1.com)

Foggia – IN questi giorni si stanno sempre più moltiplicando le discussioni circa la fondazione della nuova “Regione Salento”. I commenti, spesso al vetriolo, del mondo politico pugliese non si sono fatti attendere. “Quelle sono imposture sul piano politico-mediatico che hanno fiato corto- ha spiegato il Presidente Nichi Vendola intervenendo alla Notte della Taranta a Melpignano (Lecce) in merito creazione della ventunesima regione-, soprattutto perché propugnano un esito paradossale e cioè il passaggio da una metaregione cosmopolita a una microrepubblica di stampo leghista. Perché fare del Salento una specie di Molise incattivito e petulante?”.

“VENDOLA NON VENGA A FARSI SOLO IL BAGNO” – Di diverso avviso il consigliere regionale della Puglia di ”Moderati e Popolari” Antonio Buccoliero. ”Non sappiamo se il Salento sara’ in futuro una regione autonoma -sostiene in una nota diffusa oggi- , sicuramente lo e’ gia’ nei fatti”. E rincara la dose: ”Intanto – continua Buccoliero – Vendola dia dimostrazione di attenzione al Salento, non creda di poterlo colonizzare” e ”si batta per far partire i lavori relativi all’Alta velocita’ e all’Alta capacita’ ferroviaria dal capolinea Lecce, per completare le arterie di collegamento tra Brindisi, Taranto e Lecce. Rafforzi l’aereoporto di Brindisi e lo doti dei necessari collegamenti con i capoluoghi del Salento. Insomma, non venga solo a fare il bagno a Porto Cesareo o a ballare nella notte della Taranta”.

ANCHE L’UDC E’ SCISSIONISTA – Dello stesso avviso il vicecapogruppo Udc in Consiglio Regionale, Euprepio Curto, che ha chiesto al presidente Vendola ”di sforzarsi di comprendere e dare soluzione ai motivi per i quali si e’ messo in moto un circuito rivendicativo che per alcuni si esaurisce nella istituzione di un nuovo Ente regionale, mentre per altri puo’ concludersi una volta rimosse le cause che storicamente hanno penalizzato le province di Brindisi, Lecce e Taranto”.

LE RISORSE DELLA PUGLIA CONCENTRATE A BARI – Secondo il consigliere Curto, le polemiche sollevate dalla proposta della Regione Salento hanno messo in evidenza la grave anomalia di un’area, a suo dire, “fortemente penalizzata nella distribuzione regionale delle risorse nazionali e comunitarie, anomalia che crea evidentemente sperequazione e mancato sviluppo”. Un’alterata distribuzione delle risorse che non sembra invece particolarmente tangere i cittadini della provincia di Foggia, provincia che non ha mai espresso una vera idea scissionista dal capoluogo di Regione, mentre una una parte dei comuni della Capitanata ha pensato bene, tempo fa, di convergere nella nuova BAT (Barletta – Andria – Trani).

59 SINDACI PER IL “GRANDE SALENTO” – Lo scorso 5 agosto si è costituito davanti a un notaio brindisino un movimento che intende promuovere un referendum per l’istituzione della «Regione Salento», e, in questi ultimi giorni, 59 sindaci salentini hanno aderito ad progetto che punta a mettere insieme le province di Brindisi, Lecce, Taranto, separandosi da Bari, Foggia e dalla BAT (Barletta, Andria, Trani). Nel frattempo, Paolo Pagliaro, presidente del comitato per il progetto del “Grande Salento”, provvede, attraverso la sua rete locale Telerama, a perorare mediaticamente la causa del referendum scissionista che “potrà far sì che i salentini possano finalmente autodeterminare il loro destino”, come spiega tramite nota diffusa ai mezzi di stampa. Inoltre, secondo quando riportato dal settimanale berlusconiano Panorama, anche in Puglia inizierebbero ad inaugurarsi nuove sedi della Lega Nord, partito sostenitrice della nascita di un altro soggetto geo-politico, quello della Padania.

CONCLUSIONI – I dubbi sull’operazione mediatica della creazione della “Regione Salento” sono espressi anche nei gruppi di discussione che si stanno moltiplicando, in questi giorni, sul social network Facebook come “Non abbiamo bisogno della Regione Salento”, dove molti sostengono che i più interessati alla nuova regione sono gli avversari politici di Vendola. Altri, inoltre, fanno notare che mentre il Salento è un’area culturale e linguistica piuttosto omogenea da Brindisi a Santa Maria di Leuca (Lecce), Taranto non presenta, diversamente, nessuna correlazione con essa. ”La spinta autonomistica – sostiene Antonio Buccoliero- deve essere raccordata con una serie di riforme che intervengano per ridurre i costi della politica, restituendo maggiore efficienza alla macchina amministrativa”. Tuttavia, volendo essere più realisti, è più probabile che la creazione di una 21esima regione diminuisca ulteriormente i fondi che partono da Roma. Sempre che la creazione della Padania e di uno Stato federalista non contribuisca ulteriormente al fenomeno.

Il Salento: microrepubblica leghista e/o regione ‘di fatto’ ultima modifica: 2010-08-31T15:27:45+00:00 da Agostino del Vecchio



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  • Redazione

    Buccoliero: “Regione Salento: la volontà popolare non va usata ad intermittenza”

    “Appare alquanto anomalo che il presidente Vendola, che ha fatto delle primarie e dell’espressione popolare il suo massimo punto di forza, dimostri una forte riluttanza di fronte alla possibilità di istituire una consultazione referendaria sulla costituzione della Regione Salento. Il popolo e la sua sacrosanta volontà non vanno usati ad intermittenza, a seconda del proprio personale interesse o piacere”.
    È quanto dichiara il consigliere della Regione Puglia e presidente di “Moderati e Popolari”, Antonio Buccoliero, che torna sulla questione, di stringente attualità, della nascita di una Regione Salento.

    “Suona stonato come Vendola – prosegue Buccoliero – che non ha mai perso occasione di cavalcare l’onda riformista, forte di un appoggio popolare, che gli ha consentito, in passato, di fronteggiare e sbaragliare avversari della sua stessa parte politica, dimostri oggi un atteggiamento chiaramente retrogrado e oscurantista di fronte alla possibilità, offerta ai cittadini delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, di esprimere il proprio parere sulla possibilità di costituire una Regione Salento. Che quest’opportunità vada a cozzare con gli interessi del Governatore e di una sua crescita politica su scala nazionale? O egli ritiene, forse, che i salentini abbiano l’anello al naso e non siano in grado di esprimere una volontà, che guardi al loro futuro e a quello dei loro figli? Una cosa appare certa: non si possono usare due pesi e due misure, tanto nella vita quanto nella politica. Se la volontà popolare è sacra per le primarie, lo è sicuramente anche in fase referendaria e, se il Salento ha delle legittime aspirazioni, è giusto che gli venga offerta la possibilità di esprimersi in merito.

    Personalmente, non posso non apprezzare il lavoro di sensibilizzare portato avanti da alcuni organi d’informazione, che puntano non solo ad informare e a sensibilizzare, ma anche a spronare le coscienze sulla possibilità di essere attivi e propositivi in un cammino che sia di crescita infrastrutturale, politica, economica e culturale a tutti gli effetti. Chi agita lo spauracchio di una deriva campanilistica o separatista intende, in realtà, tarpare le ali alla legittima aspirazione di una terra, che intende davvero misurarsi con le proprie capacità, dando piena attuazione alla sua storia.

    E preoccupa, in tal senso, il silenzio assordante del mondo politico, di quei rappresentanti istituzionali, che sprecano parole lusinghiere nei confronti del Salento, salvo poi ricordare, nei fatti concreti, il Tancredi di gattopardiana memoria, quando pensava:”È necessario che tutto cambi, perché tutto rimanga com’è”.

    Sono maturi i tempi – conclude Buccoliero – perché si dia anima e sostanza all’aspirazione di una terra ad essere protagonista della sua storia e del suo futuro”.

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