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L'attività è iniziata nell’ottobre 2016

Foggia. “Black fire”: traffico illecito rifiuti, arrestato imprenditore (FOTO)

L'attività è iniziata nell’ottobre 2016, grazie ad una serie di accertamenti preliminari, effettuati mediante l’utilizzo di sofisticati programmi informatici di monitoraggio ambientale del territorio


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Foggia, 31 agosto 2017. I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Bari, dipendenti dal Comando Carabinieri Tutela per l’Ambiente, e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Foggia, hanno posto in essere stamani una vasta operazione che costituisce l’esito di una complessa ed articolata indagine diretta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, convenzionalmente denominata “BLACK FIRE” che ha interessato Foggia e provincia.

Nel corso dell’operazione è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del sanseverese Roberto Marino, classe ’76, Amministratore di due società di gestione di rifiuti speciali, con precedenti per reati inerenti sostanze stupefacenti, reati contro il patrimonio e truffa, ai danni di persone come lesioni e minacce, oltre che reati ambientali specifici come gestione illecita di rifiuti speciali, in sodalizio criminoso con altre sette persone tutte indagate, a vario titolo, ex art. 256 bis e 260 D.Lgs.152/2006 (combustione illecita di rifiuti speciali ed attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti), soggetti comunque già con precedenti per gli stessi reati sopra descritti.

Nell’occorso venivano posti i sigilli ad un’intera azienda per la gestione rifiuti, sequestrati conti correnti bancari ed automezzi pesanti per un valore totale di euro 1.500.000 (euro un milione e cinquecentomila), sia in relazione al reato ambientale che agli illeciti amministrativi conseguenti previsti per gli enti ex D.Lgs. 231/2001.

L’attività è iniziata nell’ottobre 2016, grazie ad una serie di accertamenti preliminari, effettuati mediante l’utilizzo di sofisticati programmi informatici di monitoraggio ambientale del territorio.

Le successive indagini, costituite da servizi di osservazione (con videoriprese effettuate a distanza mediante telecamere ad infrarossi), acquisizioni documentali e consulenze ambientali, hanno consentito di fare piena luce su sodalizio criminoso dedito ad attività organizzate per il traffico illecito, consistenti nello smaltimento illecito di diverse migliaia di tonnellate di rifiuti speciali riversati in aree agricole e siti non autorizzati e quindi fatti incendiare.

Più precisamente, i rifiuti speciali in balle, per lo più composti da materiale plastico ed indifferenziato, provenienti dalla raccolta differenziata effettuata nei comuni del capoluogo dauno, dopo essere stati raccolti e trasportati dalla società “Autotrasporti Marino Roberto” presso il sito di stoccaggio della società per recupero rifiuti “Marino srl”, invece di essere conferiti presso i siti di smaltimento, con il favore della notte venivano trasportati presso siti agricoli e dati immediatamente alle fiamme o trasportati e stoccati per qualche settimana presso capannoni nello disponibilità degli indagati perché in comodato oneroso o occupati abusivamente perché abbandonati, per poi essere ivi completamente incendiati.

Le aree e i siti interessati dagli incendi sono ubicate nei comuni di Foggia, San Severo, Apricena, Serracapriola, Poggio Imperiale e Carpino.

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REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RIPRODUZIONE RISERVATA

Foggia. “Black fire”: traffico illecito rifiuti, arrestato imprenditore (FOTO) ultima modifica: 2017-08-31T10:33:19+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    I REATI AMBIENTALI TUTTI REATI PENALI.

    In Italia, soprattutto nel nostro territorio, esiste un tale degrado ambientale che ha trasformato il “bel Paese” nel più “sporco Paese europeo”. La motivazione principale è che in Italia le leggi che dovrebbero tutelare l’ambiente sono completamente inefficaci e sbagliate, gli organi di controllo non fanno bene il loro mestiere e non esiste una vera educazione ambientale dei Cittadini.

    Un esempio viene dall’inchiesta “Black Fire”, partita su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia di Bari nel mese di agosto 2017, che interessa la Capitanata e principalmente:Foggia, San Severo, Apricena e Torremaggiore.

    Sarebbero state smaltite illecitamente, anche bruciandole, 500 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi. Il Pubblico Ministero ha chiesto l’arresto, tra carcere e domiciliari, di 8 indagati per: traffico illecito di rifiuti; incendio degli stessi e gestione abusiva di discariche. Di quei 8 indagati solo 1 è stato arrestato perché su 24 capi d’imputazione contestati ben 22 reati sono puniti con una contravvenzione.

    Chi gestisce abusivamente una discarica commette un “reato contravvenzionale!!”.

    Esiste nella legge italiana una demarcazione tra “rifiuti speciali non pericolosi (plastica, stoffe, calcinacci e altro)” e “rifiuti speciali pericolosi (medicinali scaduti; pile; oli esausti e altro)”. Prendiamo ad esempio la plastica (considerata non pericolosa) se trattata diventa una risorsa economica, ma se viene dispersa illecitamente nell’ambiente, provoca tali disastri ambientali da superare ogni tipo di rifiuto pericoloso.

    I ricercatori si sono chiesti:se le microplastiche inquinano già la totalità dei fiumi, laghi e oceani globali come facciamo a pensare che non si trovino anche nell’acqua in cui beviamo? In data 6 settembre 2017 è stata data la notizia di uno studio globale fatto dall’Organizzazione no-profit ‘Orb Media’ che nell’83% dei campioni, di quella considerata acqua potabile, risultano invisibili fibre di plastica nei rubinetti di tutto il mondo.
    Può la plastica continuare ad essere considerata non pericolosa? E chi la smaltisce illecitamente deve continuare ad essere “punito” con una multa?.
    Sempre sui “rifiuti speciali” in data 6 settembre 2017 a Mortara si è sviluppato un vasto incendio in un’azienda di smaltimento rifiuti speciali che ha fatto dire al Prefetto di Pavia:”…Lì sta bruciando di tutto, comprese gomma e plastica e c’è il rischio che si sviluppi diossina”.
    Dall’inchiesta citata sopra è scaturito che 4 degli imputati l’8 febbraio 2016 in agro di Torremaggiore hanno smaltito un ingente quantitativo di rifiuti “appiccando il fuoco e sottoponendoli a combustione illecita”. Ma che giustizia è questa che punisce con una multa chi ammorba il territorio con la diossina?

    E’ necessario un forte movimento dei Cittadini italiani per far sì che tutti i reati ambientali vengano considerati reati penali e che chi se ne rende colpevole abbia una pena severa.

    Per quanto riguarda il territorio di Torremaggiore abbiamo già fatto un Comunicato Stampa sulle gravi carenze nella raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani cittadini, ma non si può nascondere il fatto che le montagne di immondizia sparse nel territorio sono il frutto di quella minoranza di torremaggioresi che, ignorando il vivere civile, devono essere non solo additati come maleducati ma anche sanzionati. E’ necessario che nel territorio vengano messe, nei punti sensibili, delle telecamere e che gli organi di controllo intensifichino il loro operato.
    Settembre 2017

    PRC Torremaggiore De Cesare Michelangelo Fulvio

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