Capitanata

Foggia, città senza primavera. ‘Stato’ a colloquio con Gadd: “Socializziamo i bisogni”


Di:

Lo striscione del Gadd (ph: Michele Sepalone)

Foggia – FURTI, rapine, assalti ad abitazioni, omicidi, spaccio di droga. In questo 2011 che s’avvia a conclusione, Foggia è stata essenzialmente questo. Molte polemiche, tre crisi (rifiuti, finanze, sicurezza) gestite in maniera emergenziale e con molta approssimazione. Tanti simboli per rappresentarle: bidoni vuoti e sacchi della spazzatura in terra, gli scioperi dei lavoratori delle cooperative, la sciarpetta legata ad un palo di Corso Cairoli dopo l’omicidio di Francesco Cannone. Di materiale per ricordarsi di quest’anno, insomma, ce n’è. Eppure, pare che gran parte della cittadinanza non aspetti altro che la sua fine. Come se il 2012 potesse – in barba alle previsioni funeste – ricondurre a ragione l’intero sistema civico fino ad innescare una reazione civile.

Il 2011 è stato anche, forse anche per questi motivi, l’anno della riorganizzazione di una parte di cittadinanza, di quella che non ha potuto non prendere posizione di fronte al degrado ed alla violenza imperante. Con la progressiva scomparsa dei partiti politici (da destra verso sinistra: Fli è insabbiato nelle secche delle polemiche, il Pdl nell’anacronismo della sua classe dirigente, fra Udc e UdCap sono ferri corti e confini labili, il Pd è latitante, SeL inesistente culturalmente ma con i piedi ben saldi nei palazzi del potere), è sorta l’esigenza di una soluzione-altra, esterna e non contaminata da tesere, tesseramenti e fedeltà al capo. Internet è stata la cassa di risonanza del civismo, punto di partenza per il riopopolamento delle piazze reali.

Criticato ed esaltato, il Gadd, Gruppo Amici della Domenica, ha monopolizzato lo scenario di questa sperimentazione di associazionismo spontaneo. Un gruppo composito, nato lo scorso inverno a seguito di una riflessione estemporanea, poi ampliata con discussioni lanciate attraverso facebook. Gente di estrazione diversa, con punti di contatto e tanti altri di scontro. Dal gruppo c’è chi esce e chi resta con buona frequenza. Oggi, a quasi un anno, conta oltre 1300 iscritti online. Per cercare di comprendere le ragioni di fondo del gruppo e per comprendere quali possano essere le strade per uscire dal pantano in cui Foggia è schiantata, Stato Quotidiano ha messo in piedi un forum cui hanno partecipato quattro esponenti del gruppo: Salvatore Onorati (che è anche presidente dell’Ordine dei Medici di Foggia), Cesare Rizzi (il portavoce del GADD), Raffaele De Seneen (anima storica del Gruppo e motore dell’Auser) e Michele Sepalone (assurto al titolo di ‘fotografo ufficiale’ delle manifestazioni gaddine).

ST: ALLORA, partiamo dalle polemiche ingenerate dopo la lettera firmata da ‘Giovanna la pazza’…
Salvatore Onorati (SO): Si è fatto un gran discutere. Vera o non vera, falsa o non falsa. Si è cercato un reato addirittura, laddove non c’era nulla di tutto questo. Il nostro intento era quello di focalizzare l’attenzione su un problema che è l’emblema del degrado generalizzato che affligge la città e, in particolare, alcuni quartieri, letteralmente caduti nelle mani della delinquenza ed abbandonati a loro stessi. Si è perso di vista, nella polemica, il fuoco stesso della lettera. Noi volevamo e vogliamo che si parta da qui, da queste piccole cose, dal quartiere. E’ inutile mettere in mezzo grandi discussioni o tavole rotonde che rischiano di far perdere di vista l’obiettivo quando poi il problema ce l’abbiamo accanto e facciamo di tutto per non vederlo. Anche quando lo segnalano. Stiamo documentando questa situazione da agosto. E, Giovanna o non Giovanna, non è cambiato nulla.
Cesare Rizzi (CR): “Rendiamoci conto che c’è gente che tiene sotto scacco un quartiere. E’ questo o non è questo il problema maggiore?”
SO: Purtroppo il disagio si alimenta in questo scollamento della parte pulita della città. La soluzione c’è ed è quella di azzerare ogni forma di individualismo. Individualismo che nasce quando viene meno la fiducia, vale a dire il collante che dovrebbe cementare i rapporti sociali.

ST: Cosa propone il Gadd, perché, chiaramente, alla teoria deve seguire la pratica…
SO: Procedere per piccoli obiettivi, facilmente individuabili e raggiungibili. E battere il ferro finché non interviene qualcuno. Lei parla di teoria e pratica. Io le rispondo che, da un anno a questa parte, c’è un gruppo che porta avanti un’azione politica, nel senso più vero del termine.
CR: Non solo uno. Noi siamo stati i primi ma, adesso, finalmente c’è un rifiorire di questi gruppi che tentano di scendere in campo con idee e con azioni.
SO: La città si sta appassionando ai problemi della città. E quando la città si appassiona ai problemi della città accade che c’è un innalzamento della discussione. Certo, talora ci sono dei deragliamenti, ma il civismo è un ottimo punto di partenza. Parlare di tematiche del lavoro e della pace, oggi, non ha senso se non si costruisce dal basso.
Raffaele De Seneen (RDS): Altro che pace. Addosso, sentiamo tutti una forte insicurezza.

Fiori e sciarpa rossonera in ricordo di Cannone in Corso Cairoli a Foggia (st)

ST. Credete che sia paura? Insomma, la città sembra, in questo momento, reggersi sulla paura. C’è chi ha paura e c’è chi fa paura. Il primo soccombe al secondo ed il secondo comanda il primo tacitamente, per mera pretesa di suepriorità.
SO: E’ esattamente così. Ciò, a mio parere, dipende dalla crisi di valori che è rovinata sul mondo a partire dagli anni Ottanta. Lo Juppismo, i paninari, hanno originato un sistema sociale in cui la prevaricazione è condizione necessaria dell’essere. Vali nel mondo in virtù di quanto riesci ad incutere timore agli altri. Ciò ha determinato un’organizzazione sfrenatamente individualistica della società, di cui la paura è il fondamento. Ma è anche vero che, nella paura, può covare la reazione…

ST: Come se ne esce, con la forza?
SO: La storia ha dimostrato che non basta la repressione per sovvertire un sistema o per spedire in un loculo i comportamenti illegali. Occorre un cambio di passo che sia essenzialmente culturale.
Michele Sepalone (MS): La mentalità è veicolata e violentata dal quinto potere. Il sistema televisivo spaccia modelli che vengono presentati come normali e che, invece, non fanno altro che peggiorare le cose, creando stereotipi e provocanso assuefazione. La tv crea un bisogno da seguire. Chi non possiede strumenti per ripararsi da quest’assalto, ci rimane imbrigliato.
CR: La paura, però, è anche aggregante. Se più persone, nella paura, trovassero aggregazione, pian piano questa sparirebbe per cedere il passo all’azione.
SO: Io penso, quando sento parlare di azione, al sostegno rivoluzionario che la politica potrebbe dare ai cittadini. Guardiamo Napoli, per esempio. Luigi De Magistris è riuscito ad aggregare non attorno a sé, bensì attorno ad un’idea del cambiamento possibile fondata su fatti concreti, la maggior parte della cittadinanza. De Magistris è un magistrato contro. Aver strappato il seggio di sinadco in una città fortemente permetata dalla camorra vuol dire avere le idee chiare e le spalle forti. Lui ha puntato sul fare, sulla progettualità a medio termine, non sulla pancia. D’altronde, la logica della pancia dura il tempo della pancia, poi s’affievolisce e perde.

ST: Fare, operare, progettualità a medio termine. Foggia non è Napoli. Credete che si stia perdendo di vista la dimensione del reale? E che cos’è, oggi, a Foggia, questo operare di cui parlate?
SO: Il reale è, oggi, per il Gadd, quel che si vede. Spazzatura, povertà, delinquenza. Per combatterla urge ripensare la logica del pubblico / privato, mettendo alla berlina l’interesse particolare e creando i presupposti per la riaffermazione del pubblico come bene comune. Solo così possiamo attuare una vera, grande rivoluzione.
MS: Purtroppo Foggia è una città delegante. O lavoriamo per il mutamento di questa forma mentis, iniziando a riappropriarci di quanto è n-o-s-t-r-o e considerando come out quelle piccole minoranze che, benché numericamente inferiori, credono di poter impadronirsi del bene comune, oppure saremo perdenti.
RDS: Michele ha ragione. Siamo in una fase in cui deleghiamo tutto a tutti. La politica ai partiti, le scelte agli uomini di governo, l’azione alle forze dell’ordine. E’ il momento di tornare sugli scudi e combattere per tonare a riprenderci il nostro protagonismo collettivo.

ST: L’emergenza, dunque, è culturale. Ma da chi passa la svolta? Non ci pare di vedere una classe intellettuale capace di risollevare il capo e fare da locomotiva per un cambio di stagione. Per sintetizzarla in uno slogan, a pelle, mancano i teorici di un’eventuale primavera foggiana…
SO: Purtroppo quest’assenza c’è. E si sente. Da qualche decennio, la classe intellettuale si è isolata nel suo privato. Questo processo ha determinato un arretramento evidente. Così, oggi, Foggia paga un’assenza assoluta di analisi su quanto accade. D’altronde, compito di chi ha gli strumenti dovrebbe essere leggere la realtà e fonire soluzione. Ed invece, loro stessi sono stati avvolti dal disagio. Fino a scomparire.
RDS:
Va bene, ma dove sono i partiti in tutto questo? Non dovrebbero, anche i partiti, essere spinte propulsive per il progresso?
MS: E poi l’arte. Io credo nell’arte come uno di quei momenti che può erigere un argine invalicabile fra ll’individuo e la situazione disagiata. Se pratichi arte, se manifesti interesse, allora fornisci alla città un servizio e a te stesso una possibilità.

ST: In due battute, l’azione del Gadd o il suo fine in questo contesto…
CS: Non proponiamo un’idea, scuotiamo le coscienze
SO: Socializzare i bisogni

ST: Classifiche nazionali. Svimez, Sole 24h, Ispra, Legambiente. Chiunque stili una graduatoria inserisce Foggia sempre liggiù. Credete sia una fotografia vera oppure un vecchio metodo di misurazione, da non tenere in considerazione?
SO: Le classifiche, ahinoi, fotografano l’esistente. In fondo, la nostra azione nasce anche da questa continua mortificazione, dalla voglia di non sentirsi più cittadini di una città ultima, penultima, terz’ultima come qualità della vita, come proposta ambientale, come opportunità per i cervelli. Per questo, non sfuggiamo e non sfuggiremo mai le nostre responsabilità. Lo sappiamo, se ci troviamo in questo stato è stato anche per le nostre stesse mancanze, per le assenze della maggior parte della cittadinanza che ha lasciato sedimentare il malcostume, nutrito le cattive pratiche, foraggiato i malviventi co il silenzio colpevole. Siamo responsabili di quello che potevamo fare e non abbiamo fatto e responsabili di quello che deve essere fatto ancora.
MS: Per risalire la china saremo costretti a cambiare i nostri stili di vita. Il primo intervento possibile, è l’implementazione di un ciclo dei rifiuti corretto. Per esempio, perché non partire da una raccolta differenziata porta a porta? Perché, poi, non iniziare a creare delle società di ricilo che fruttino vantaggi sia alle casse degli Enti, sia all’ambiente, sia a chi vi lavora?
RDS: Io ho una proposta che più concreta non si può: trasformiamo la cartiera, la cui situazione è ormai disastrosa, in un centro di raccolta e di riutilizzo della carta e dei cartoni. Poi mi fermo, penso e mi dico: con tutti i ragazzi che fuggono, chi rimarrà a goderne i benefici?

p.ferrante@statoquotidiano.it
riproduzione riservata

Foggia, città senza primavera. ‘Stato’ a colloquio con Gadd: “Socializziamo i bisogni” ultima modifica: 2011-10-31T13:18:09+00:00 da Piero Ferrante



Vota questo articolo:
6

Commenti


  • Matteo Caputo

    Avrei pagato…portato il caffee pur di essere vicono a Lei Signor Ferrante quando il Dott Onorati disse queste parole: “SO: Purtroppo il disagio si alimenta in questo scollamento della parte pulita della città. La soluzione c’è ed è quella di azzerare ogni forma di individualismo. Individualismo che nasce quando viene meno la fiducia, vale a dire il collante che dovrebbe cementare i rapporti sociali.” Quando questa banana viene sbucciata il discorso non sembra nuovo , altri si erano cimentati con lo stesso pensiero: non preoccuparti io penso per te: tu fai la torta, tu il cannuolo e tu il buffone di corte e non preoccuparti a pensare ti fa` male alla salute. Se era da noi, immediatamente dopo la publicazione della lettera PER Giovanna, il Dottore Onorati avrebbe dovuto rispondere a accuse di : Misrepresentation aggravated & incitement to violence. Non ne vale la pena a tradurre perche` da voi il concetto di Giustizia non esiste infatti ha` delle strane interpretazioni: Dott Onorati puo` scrivere a conto terzi quello che vuole…una licenza come 007 . Dove era il buon Dottore quando la Signora subiva altra violenza dopo la publicazione del suo capolavoro di lettera? Ma la sua candidatura Friulana e` una cosa da altro mondo !! Non dategli retta Foggiani il tempo dei pecoroni o delle miniere di sale sono passati.


  • antonio vigilante

    Bella intervista. Anche se sulla pseudo-lettera di Giovanna sarebbe stato buon segno fare un passo indietro e chiedere scusa.


  • Gianfranco Di Maio

    Eufemismo… ecco la parola che cercavo ! Antonio Vigilante descrive un fenomeno tipicamente Foggiano: per una pseudo-lettera ti arriva una pseudo-scusa. Ma il concetto di rimediare il danno fatto, la restituzione, la penitenza, contrizione sono tutti astratti? A proposito pochi mesi fa`spiegasti chiaramente il marketing del GADD, hai avuto motivi di ripensarci?


  • antonio vigilante

    Dici a me? Salvatore Onorati ha parlato della necessità di un marketing del Gadd. Cosa che io trovo del tutto fuori luogo per un gruppo di amici che si propone di contribuire alla crescita della città, e che mi fa pensare in effetti che per qualcuno vi sia uno scopo ulteriore. I partiti politici, le aziende, i venditori, gli imbonitori si pongono problemi di marketing. Provate a parlare di marketing a qualcuno dei gruppi che lavorano in silenzio per la città, come i Fratelli della Stazione. Si metteranno a ridere.


  • un tizio

    Che squallore. Un gruppo che scrive di non voler essere in politica e poi la fa con gli amici nei partiti.
    Un Onorati che mente a se stesso per le numerose uscite pre elettorali, un Rizzi succube del sistema Onorati, un De Seneen che cavalca l’onda favorevole come sempre da moltissimi anni, un Sepalone con tessera da un lato e cervello dall’altro. Se questo dev’essere il futuro, meglio l’attuale, almeno la spazzatura sta vicino ai cassonetti e non per la città.
    Mi meraviglio del giornalista che dice di essere lontano dal gruppo e poi gli dedica spazi. Incoerente.


  • Matteo Caputo

    Che botto !!! accompagnato dai piagnucoli strazianti delle gaddine, dopo 5 mesi di sofferenza, il GADD si e` disintegrato. Adesso aspettiamo la poesia di turno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This