Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (archivio Storico Sipontino)

Analisi della situazione precaria dell’Università e proposte per i relativi rimedi (IV)


Di:

Manfredonia (IV). ”Per meglio comprendere quanto vien riportato nel 1730 e quanto si faceva presente nel ‘600, riportiamo la determinazione del Consiglio comunale il 26 febbraio 1733. Per molti aspetti, pare che il tempo si sia fermato.

Die 26 mensis Februarij 1733 Manfredoniae

Essendo concregato il presente Conseglio dentro la casa della Città ordinaria Canellaria, ad sonum campanae, et more solito coll’intervento, e presenza deli controscritti signori, si propone e fà intendere alle SS.VV., come richiedendo il di loro precise obligo di usare tutta la maggiore accortezza, e vigilanza al publico interesse, al quale presentemente sovrastano due grandissimi mali sempre quando non se gli darà l’ opportuno rimedio, oltre l’altri infiniti pregiudizij, che sono stati, e la sono; la principal causa di rendere queste Publiche entrade pregiudicate in maniera che si è dovuto dà anno in anno ingiungere pesi à pesi, in modo tale che non si sà più qual peso vi si possa imporre, ò qual’altro corpo Universale alienarsi in caso di bisogno, senza che, mai piccola parte di tale imposizione siasi applicato arreintegrare aumento alla rendita sudetta, ò libertà à poveri Cittadini, mà solamente si è atteso à riparare al prontuario bisogno senza che già mai siasi rinvenuto l’origgine di potere sostanzialmente rintegrare al Publico il suo, cosa tanto necessaria, e per che deve certamente credersi, che l’attrasso delle prime cose hanno appresso di loro portato una seguela così infelice al quale dà zelantissimi Nostri Predecessori non si sarà possuto rimediare, per che forse non li era à loro notizia la chiara giustizia che à questo Publico assiste, per ciò Noi per discarrico della Nostra coscienza e per ad’empimento del Giuramento preso li facciamo noti nel presente Conseglio, affinchè essendo alla comune notizia le raggioni dell’istesso, possasi una volta venire alla determinazione di cosa che possa al sudetto Publico giovare, e nel disgravio de pesi e nella libertà di cui son privi.

Li due mali che sovrastano la sono:

La prima è la numerazione de Fuochi di già spedita nel Tribunale della Regia Camera, e per quanto si è possuto si è pregato l’Avocato dell’istessa adoprare tutta l’efficacia per non fare restare la Città gravata dà maggior pesi di essa, per la quale vi è di bisogno di denaro, e di assistenza poiche mancandosi, ò per l’uno, ò per l’altro certamente la Città restarà gravata d’un peso maggiore che non potrà soffrire senza aggiungere altri pesi, e per quanto tempo dovrà soffrirsi lo sà Iddio..

Il secondo si è la risulta fiscale, per quale nè sono venuti più ordini minacciandosi il sequestro delle intiere vendite, sempre quando non si esibbiranno in valida, e chiara forma, come si posseggono, lo che per Noi sarà molto difficile, per essere questa Università così disgraziata, che non hà minima scrittura, e per corona dell’opera, non si ritrova ne pure anche il libro de Privileggij che anni sono unicamente teneva, con che potrebbe evitarsi il male, in una sola maniera, e sarebbe per l’appunto quella procurarsi coll’impegno di qualche autorevole Ministro, che quest’affare, per qualche concruo tempo si sopsendesse, con intanto procurarsi in Napoli nella Zecca, ed’altri luoghi li documenti più proprij per dare una volta sistema à quest’affare, e non essere ogni giorno per esso negozio travagliato con dispendio.

Li pregiudizij sono.
Primo il trascurarsi vi è più l’esazzione della buonatenenza, oltre che la Pietà del Nostro Augu-stissimo Padrone /che il Signore Guardi e conseva/ à fatto eriggere nella Capitale di Napoli dà più anni l’Aggiunta per sollievo delle Povere Università, e con effetto si è veduto, che in infinità dell’istesse, che sono ricorse nè hanno havuto complimento di Giustizia, e per non andare più in lungo, diremo solo fatto nella medema Università di (due) contro dell’ Ill.re duca d’Andria Padrone, per un bosco, che levato l’aveva, quale si è stato reintegrato, ed’oggi lo possiede, solo l’ Università della Città di Manfredonia, e quella, che come ad’ella non toccasse dorme, per vigliare. con suoi miserabbili cittadini ogni giorno nellevessazioni de commissarij, quando potrebbe con l’esazzione di detta buona tenenza, che cercandosi, solo d’anni dieci à questa parte, che si tratta in via esecutiva potrebbe con brevità riscuotere il suo, e queste applicarsi, e indi-sgravio de pesi annuali, ò al ricupero de Territorij alienati, la di cui intrapresa non sarebbe dura per le circostanze, che fanno à favore dell’Università, quale frà le molte se ne dicono le seguente, affinchè siano alla notizia di tutti, fà à favore dell’Università la dazione dell’apprezzo di detti Territorij, come pure il non essere intervenuto nella dazione di tutti quelli che furono eletti dal Conseglio, mà solo due dependente dell’ olim Possessori di essi, ed’oltre, questa vi è che dall’istessi furono assegnati nell’anno 1664 docati dieci mila di più del credito, in detto anno 1650 fù fatto Prammatica, con quale fù ridotta l’annualità di detto anno in avanti dal sette, al cinque per cento, con suspendersi gli attrassi; Onde quando altra raggione non competesse all’Università di Manfredonia per l’intiera ricuperazione dell’istessi, come potrebbe mancarli il reintegramento della quantità de Territorio, per la somma delli sudetti docati dieci mila, quale assignato furono invalidamente contro l’espressato in detta Regia Prammatica, e la giustissima mente de Reggij Ministri, che vollero, con un tal mezzo sollevare, e gravare l’Università in qualche parte, e tutto questo si legge dall’istesso Istrumento, che in detto anno si fece.

Secondo, molto più sarebbe disterdimento à convicini se noto li fusse che l’Università istessa di Manfredonia soffre contro quella quiete, pregiudizio purtroppo grande, che se l’inferisce, e via più, tuta via se li accresce dalla principessa di Monte S.Angelo, la quale non lascia di soggettare, nè il Privato, nè il Publico, e che se non la soggezzione particolare almeno le lagrime de tanti miserabili Cittadini, che giornal-mente spogliati nè vengono dà quei Guardiani, dovrebbe svegliare la Città di Manfredonia à ricorrere nella sudetta Regia Giunta, e quando cercar non voglia l’ osservanza del Privileggio del Rè Rubberto dell’Anno /…/ con quale conceda all’Università di Manfredonia l’unione con quella di Monte S.Angelo, nè territorij, ò l’osservanza del decreto della Regia Camera date nell’anno /…/ almeno cercar dovessero l’osservanza dell’ Istrumento passato nell’anno /…/ trà l’Università, ed il Barone, che diffeniva la lite, la Città di Manfredonia li pagò docati mille, ed il Barone sudetto si obligò di mantenre la Città, e suoi Cittadini nell’uso di acquare, erbare, legnare, anche per lavori, quale scritture sono nell’Archivio Grande nella Reggia Cammera.

Terzo, de quale ammirazione maggiore non riuscirebbe il sapersi, che l’Università sudetta, doppo essere sostenuto l’anni passati una lite con li locati con dispendio notabile per causa de Territorij, che di già risicati li furono non abbia trovato il modo di appellarne in Regia Camera, ò almeno di procurare di averne il mandato dalla Regia Corte, come esiggono tanti altri Particolari, giachè stà riserbato all’Università sudetta la Statonica che vale à dire essere padrona del Territorio, ed’almeno per che non ricercarlo ora nella Regia Giunta, dalla quale ad’ogn’uno che vuole viene la Giustizia Amministrata.

Quarto, non può contrastarsi, che ridotta la medesima Università nel decorso anno 1726 quasi im-potente à soffrire l’Universali Pesi, furono costretti li Benestanti Cittadini sovvenirla con un’ impronto di docati due mila incirca, quali al credere d’ogn’uno dovenuli rimborzaiti circa quattro anni dal Timonaggio per l’aumento del peso quello li aggiunse col Reggio permesso, ma perchè si lasciò in abbandono la difesa di cercare ogni mezzo, che la lana, e i ferri havessero dovuto pagare, se non quello, che era d’avanzo, alme-no quello, che pacificamente pagavano, non solo in sudetto, ma ogn’altro Creditore sarebbesi sodisfatto, ma l’essersi detta pendenza lasciata in abbandona, fà che li Creditori imporzione restano ancora à conseguire, la Città pregiudicata nella sua giusta esazzione con inconseguenza la rendita del Publico mancante colla deduzione che dovrà farsi del sudetto avanzamento: Si face. Perche dunque dura l’ Università maggiormente pregiudicarsi coll’andare degli anni e non ricorrere ora, se non per altro, almeno per esiggersene lo che senza contrasto pagavano.

Quinto, non può, non vedersi, con orrore, che senza la matura riflessione negli anni a dietro si obligò la Città di pagare al Reggio Castellano per la Taverna del Real Castello la quale solamente à permesse per il solo Soldato la somma di docati dodeci al Mese, col supposto potersi questi ricavare da Partitarij de vini di detto Real Castello, mà hora, che l’esperienza dimostra tutto il contrario, vedendosi che la Città ci rimette circa docati ottanta l’anno, per che non si risolve, ò di rappresentare al Principe, lo che conviene, con mandarseli la mostra de vini cittadini, ò almeno di rescindere detto Istromento per leviare il Publico, ed’esausto Erario dà simil peso, per che ancora non si è ricorso, è non si ricorre all’istesso, affinche si prenda l’espediente di esentare alla Povera Università dal Peso della Casa del Capitano, del Castellano, quando vi stà, e de quartieri de soldati, che non infriscono minor dispendio al Publico, che docati 100 l’anno, sapendosi bene che quello non si è possuto ottenere una volta si ottiene l’altra.

Sesto, ogni altra Città, ò Terra che sia, hà per prima massima preferita nelle vendite le robbe cittadini questa giustissima Idea, ed’onesto sentimento hanno havuto li nostri Predecessori, come si legge nelli Capitoli specialmente per l’affare de vini, dalli quali furono proibiti di farvi entrare vini forastieri, se non doppo terminata la vendita de vini cittadini, per che dunque non devesi dà Noi in sequela di quelli proibire espressamente l’entrare oglio forastieri, se non doppo consumato quello cittadino, ed’affinche l’esito di questo non sia discrezzione di chi lo ha debbasi destinare il prezzo, cos’ all’ingrosso, che al minuto dagli Signori Governanti prò tempore con farne anche interporre in caso di bisogno il Reggio beneplacito.

Settimo, Publico, non essendo possibile, che possa il buon servizio di esso accertarsi dalli pochi remasti, per lo che se sia fin’ora tralasciata la providenza col supposto, che niun male recasse, or che l’esperienza, il contrario dimostra, dovrebbesi terminare come raggion lo vuole.

Dalla narrativa dunque d’un sì dolente racconto, raccolga la savia prudenza de loro Signori non meno la giustizia, che alla Città compete, che il male si è caggionato a miseri abbitanti, con carricarseli de pesi del bisogno, quando ricevendosi lo che al Publico attiene sarebbero essi dà quelli esenti, e l’ Universale rendita alla sufficienza de pesi, mà giacchè per l’arretrato non si è cercato per che deve trascurarsi tempo così giovevole, ora zenza che via più il silenzio pregiudica le Universali raggioni, e sia d’ appoggio all’ingiustizia di contrarij, che augumentano le di loro sustanze, con la rovina del Publico, e se mai la strettezza, ò sia mancanza del denaro potesse essere d’impedimento ad’ una cotanta giusta risolu-zione continuando all’adempimento del nostro obligo diremo, che mai la Città have tenuto denaro, per che se quello havesse bastante al bisogno, non li savij nostri Predecessori havrebe ingionto pesi, come con esperienza si vede, e maggiormente dà sette anni à questa parte, e pure se frà questo tempo si darà occhio ò si farà me-moria delle conclusioni registrate nelli libri della medesima, vedransi per quanta occasione di minor premura si è saputo rinvenire il modo d’aver denaro, come dunque, non dovrà questo cercarsi, ora, per un sì importante affare, che riguarda al Publico bene, al quale trascurandosi il danno continua, e la chiarezza si oscura, ed’affinche lo sia anche questa verità nota sapere devono, che se prima non potea ricavarsi la buonatenenza, senza l’esebizione del Catasto, che noi non abbiamo, ora nella referita Regia Giunta si ammettono le Publiche scritture d’affitti, che dà essi Padroni ci fanno, e se ora può la Città portare in Giudizio, quale sono le rendite de Territorij, e specialmente quella del Credenziero d.Antonio Giordano, con l’Istromento, e li fece d’affitto al quondam d. Oronzio de Nicastro, che nel decennio, e sopra questo ottenere la tassa, non potrà in appresso non solo farlo, mà per cercarla si costarà fattica, e spero, per andare facendo esaminare l’Apruzzesi, che l’affitaranno, li quali diranno voglia dal medesimo, onde trala-scono alla loro saviezza l’espediente dà prendersi, per l’accerto dal riferitosi, per Noi se li prova, che s’ invia persona efficace in Napoli à spesa dell’Università, il quale in primo luogo debba accodire per la numerazione de fuochi, per la risulta Fiscale, per la buona tenenza, e Timonaggio precisamente, e susseguentemente a tutte l’altre cose, mentre il penzare all’ Avocato, che non farà poco, se andarà all’ orgenza del bisogno, con demorare nella Capitale antedetta, almeno finchè le cose siano poste in’un chiaro camino, e per il denaro prendersi ad’impronto, ò a cambio, con obligare il Timonaggio dell’anno venturo, conforme interponere Reggio Assenzo, per cautela del creditore, ò l’altro, che à loro signori parerà.

A cura di Pasquale Ognissanti (archivio Storico Sipontino)

Analisi della situazione precaria dell’Università e proposte per i relativi rimedi (IV) ultima modifica: 2017-10-31T11:06:57+00:00 da Redazione



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