Foggia
Eronia: “Una comunicazione senza immagini forti, controtendenza”

“Il corpo del reato” ma il corpo non c’è. Spot antiviolenza

Realizzato per Il Filo di Arianna di San Severo da Cia’t srl


Di:

Foggia, 31 ottobre 2017. Invertire la comunicazione che riguarda la violenza sulle donne, le immagini di schiaffi, pugni, lesioni, scarpe rosse che trovi se cerchi su Google. Il nuovo spot “il corpo del reato”, creato da Cia’t Srl di Daniela Eronia per il centro antiviolenza di San Severo, elimina il corpo e punta sui colori, le musiche, l’ambientazione. Una tendenza e una nuova proposta che emerge da qualche anno nell’ambito delle iniziative femminili sul tema, che passa attraverso la ricorrenza del 25 novembre dove questa saturazione per le immagini forti, i colori cupi e corpi mutilati comincia a farsi sentire. Dare a questo diffusa opinione immagini e messaggi è il senso dello short film: “Abbiamo escluso di fatto l’interpretazione della violenza come fenomeno da cui è impossibile riscattarsi. Gli abiti ed i loro colori rappresentano gli stati d’animo delle donne: dai momenti di leggerezza, di libertà, ai momenti di sconforto, di sofferenza, di violenza subita, al percorso di recupero della propria vita e del proprio essere donna- dice Eronia- alla riabilitazione sociale, alla possibilità di tornare ad essere leggera, non infangata da un sopruso”.

Lo spot girato in una boutique

I colori ripercorrono delle fasi: la leggerezza del bianco, il rosa della prima sopraffazione, l’arancio come violenza accennata, il rosso culmine della violenza, il verde che è il tentativo di rinascita, i fiori espressione della capacità ed il desiderio di camminare oltre la violenza subita, il bianco del ritorno convinto al sé. “Il corpo del reato”, è il titolo dello spot ma il corpo non c’è, è solo evocato, gli abiti sono “indossabili” e indossati. Una scelta precisa, “non è solo il corpo il luogo e lo spazio della violenza, ci sono altre forme, violenza economica, psicologica, sociale, di delegittimazione della donna e del suo ruolo. La sottomissione come forma di negazione della libertà. Il reato che attraversa e mortifica l’essere donna”.
La musica, prodotta da un sound designer, segue il ritmo delle immagini per definirne le emozioni. E’ stato girato nella boutique “Yellow and Grey” di Foggia alla ricerca di “spazi neutri” e di condivisone della filosofia dello spot da parte dei proprietari della boutique

Il logo e i colori

“Il logo del programma antiviolenza contiene due simboli, due profili – tracciati con due colori diversi – che rappresentano un uomo ed una donna che si guardano, sono al cospetto l’uno dell’altro, nella costruzione di una relazione dialettica. Nei testi- spiega Eronia- c’è una prevalenza di rosso, colore del dinamismo e della vitalità ma anche della fiducia nelle proprie forze e capacità (flessibile nell’interpretazione, sia come amore che come coraggio) ed un’alternanza di grigio, colore dell’incertezza, della franchezza e della sensibilità ma anche di chi tende alla distanza.

I dati della questura sulla violenza

Il programma Yazida prende il nome dalla donne curde che combattono l’Isis senza tregua. Rosaria Capozzi, presidente della Cooperativa ‘Il Filo di Arianna’, è il soggetto gestore del centro antiviolenza dell’ambito Alto Tavoliere. Durante la conferenza stampa di presentazione dello spot ha fornito ha fornito i dati (fonte Questura di Foggia) sulla violenza contro le donne. 930 casi di lesioni dolose e 155 di percosse; 1485 casi di minacce e 22 di ingiurie; 38 casi di violenza psicologica ed atti persecutori per i quali sono stati emessi ammonimenti; 89 casi di violenza sessuale su donne maggiori di 14 anni; 15 casi di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione; 35 casi di violenza assistita dai minori; 2 casi di detenzione di materiale pedopornografico e 6 di pornografia minorile; 7 casi di violenza sessuale e 15 di atti sessuali con minori di 14 anni. Tra il 2002 ed il 2014 sono stati registrati 16 femminicidi.

Il programma per i maltrattanti

In che modo il programma coinvolge i maltrattanti? “Noi ci occupiamo delle donne- dice Capozzi- i bambini vengono seguiti laddove serve. Non facciamo mediazione, sono 17 anni che mi occupo di queste tematiche, in pochissimi casi ho sentito un uomo dire che era consapevole dei maltrattamenti. Dunque il lavoro viene svolto da una Onlus di Lucera composta da avvocati che hanno accesso a tutte le carceri. Una volta che sono stati condannati si può fare il percorso, possono uscire da questo stigma e se, vogliono ed è possibile, anche ritornare insieme. Io vorrei una rete vera, fra comuni (dove non sempre è disponibile l’assessore ai servizi sociali), i servizi sociali che stiamo formando, i carabinieri, la polizia, vorrei che una donna avesse sempre la possibilità di essere aiutata. Una grande soddisfazione di questi ultimi mesi riguarda un caso che siamo riusciti a risolvere. Una donna con una bambina di sette mesi subisce violenza, il compagno va in carcere, è di un’altra regione.

La famiglia di lui le sottrae la figlia, la madre è l’unica ad avere la patria potestà. Con l’Ufficio minori della questura di Foggia, il commissariato di San Severo e i servizi sociali della regione di provenienza abbiamo risolto il caso. Lo spot è elegante, leggero, la violenza non deve pesare sulla gioia di vivere, per questo non c’è bisogno di veder donne maciullate che non devono sentirsi invischiate in cose che non le appartengono, a tutti può capitare, consapevoli o loro malgrado di trovarsi in situazioni brutte”. Il 25 novembre si avvicina, “il corpo del reato” guarda oltre quel giorno.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 31.10.2017)

“Il corpo del reato” ma il corpo non c’è. Spot antiviolenza ultima modifica: 2017-10-31T21:08:14+00:00 da Paola Lucino



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi