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"I VICI erano piccoli centri abitati con un minimo d’autonomia amministrativa e sono ricordati nella toponomastica d’alcune località, quali Vico del Gargano, Vicoforte, Vicovaro"

I luoghi dove viviamo


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Perché i luoghi dove viviamo o che frequentiamo sono così definiti; è d’interesse storico quanto culturale scoprirlo.

Schematicamente dal latino, le CIVITATES erano le odierne Città (singolare CIVITAS). Dalla radice indoeuropea KEI-KI insediarsi, è pervenuto Cìve, latino CIVIS cittadino, in percorso abbiamo dunque Città e poi, Civico, Civile, Civiltà, Civismo e il termine Civita che appare nella toponomastica, quali Civitanova Marche, Civitavecchia.

Dalla radice indoeuropea PAK-PAG pattuire-piantare, oltre ai tanti derivati quali Patta da PACTA con Patto da PACTUM e Patteggiare, e che per associazione è derivato il termine Pace “patto di disarmo” dal latino PAX, è pervenuto Paese “patto di piantarvisi” con Paesaggio questo il collettivo che è l’incrocio di Paese col francese PAYSAGE, e infine Pagina “piantagione a schema regolare”, termine che è passato figurativamente nella scrittura dove lo strumento dell’incisione o la penna rappresentano l’aratro.

La diversificazione semantica di Città rispetto a Paese non è d’estensione territoriale. In teoria, la prima può essere inferiore al secondo, ma per Città si dovrebbe intendere un’autonomia amministrativa e una storia particolare. Insomma, la città marchigiana di Jesi ha una propria storia (tra l’altro, la nascita di Federico II) e Ancona la sua; in genere, i paesi erano considerati orbite storiche delle città più vicine, delle quali hanno potuto assorbire l’influsso. Oggi, col dilatamento dei quartieri abitativi nei paesi, dove, per le tante ragioni che vanno dall’economicità all’inquinamento, si riversano i nuovi abitanti che si allontanano dalle città, la conseguente proliferazione delle richieste d’autonomia (Mestre da Venezia) e la pretesa da parte dei paesi, non sempre giustificata, di custodire una loro storia, vedi Zapponeta dei contadini resa autonoma da Manfredonia dei pescatori, le due denominazioni tenderebbero ad assimilarsi, tant’è che una città talvolta è definita paesone e un paese cittadina.

In inciso, due esempi che illustrano come la derivazione toponomastica dei luoghi è sovente occultata nelle odierne attestazioni.

Il succitato piccolo centro agricolo Zapponeta sulla statale delle saline Manfredonia-Margherita di Savoia non è, come si può credere, connesso con il termine Zappa. Fondata nel 912 nei pressi dell’antica Salapia-Salpi (di ceppo illirico SAL APA acqua salsa), il nome originale Sapponeta, una corruzione questo da Salpi, è transitato da Salponeta, Zapponeto per attestarsi dal 1871 in Zapponeta, dal 1975 comune autonomo. Il radicale indoeuropeo AP, variante di quello occidentale per AKWA acqua, donde il persiano AB acqua, si è diffuso nella parte sudorientale europea; in rumeno, acqua è APA. La radice AP pare sia l’origine di termini italiani, quale Aprico, che configura uno spazio aperto, libero da ostacoli ed esposto al sole – come lo può essere o uno specchio d’acqua o il suo sito prosciugato – pertanto, nello stesso percorso semantico, troviamo anche il nome di un mese primaverile, Aprile.
L’antica città etrusca di Orvieto, il cui toponimo latino dovrebbe essere URBS VETUS città vecchia, è passata nella denominazione medievale di Urbibeto per affermarsi nella moderna Orvieto.
Il termine d’origine mediterranea, infatti, è URBS città cui Urbe e i suoi derivati come Urbano e Urbanesimo, e poi la globalizzata locuzione inglese Urban wear “abbigliamento cittadino”, Urbario “libro delle terre dissodate” questo tratto dal tedesco URBARBUCH, ancora Urbicidio, Urbico (relativo alla città ma di uso limitato per alcune locuzioni), il toponimo Urbino. Il termine URBS città è ampliato in ORBIS mondo, da qui Orbe dal tema mediterraneo ORB-URB spazio abitato e, figurativamente nel senso di tondo, donde Orbello, Orbicolare, Orbita e il toponimo Orbetello; la formula papale latina URBI ET ORBI vale alla città e al mondo tutto. Con il prefisso latino EX “fuori” svoltosi in ES l’italiano conta Esorbitare.

I VICI erano piccoli centri abitati con un minimo d’autonomia amministrativa e sono ricordati nella toponomastica d’alcune località, quali Vico del Gargano, Vicoforte, Vicovaro… talvolta ben celati, assimilati, come in Vicalvi, Vicari e Vicenza (dal latino VICETIA).
Con l’ampliamento del termine Vico si è ottenuto Villa “casa di campagna” poi anche “campagna” – antico WEIKSLA – per cui, sovente in senso spregevole, Villano con Villanata e Villania, Villanella questo anche poesia musicata a rima baciata, il globalizzato Villancico “componimento musicale” invariato dallo spagnolo, i diminutivi Villetta e Villino, il relativo Villico “riferito alla campagna” e poi Villaggio “borgata di campagna” con i propri derivati quali Villeggiare, Villeggiatùra o Villeggiamento e Villaggine “ il piacere di stare in villa”. Alcuni toponimi reggono ancora il termine originale Villa quali Villanova e Francavilla.

Borgo identifica ancor oggi un piccolo centro abitato, risalito turisticamente di attualità, dal latino BURGUS, attinto al greco PYRGOS, donde Borgata, Borghese, il composto Borgomastro “sindaco” e il prefissato Sobborgo (prefisso SUB) da SUBURBIUM e che vale Suburbio; il termine s’è ben attestato tradizionalmente in Europa, per cui, anche se non sono più villaggi, si contano Edimburgo, Pietroburgo, Strasburgo. In Italia, la toponomastica ne include molteplici, da Borgarello (Pavia) a Borgo Vercelli, passando da Borgoricco (Padova) a Borgo Valsugana (Trento).
In Puglia, in Capitanata, esiste Borgo Mezzanone, salito alle cronache per la prima accoglienza di rifugiati e immigrati.

I PAGI erano circoscrizioni territoriali di una certa ampiezza, cui il nostro Pagano, che in origine discriminava l’abitante dei pagi dal cittadino e che, come tale, ignorava o non intendeva riconoscere le divinità ufficiali. Dal radicale PAK-PAG pattuire-piantare rimarrebbe il ricordo nell’oronimo Paganella (monte trentino), e nei toponimi Pagani e Pagazzano.

Da CASTRUM fortezza il latino conta il diminutivo CASTELLUM che vale l’italiano Castello. Il radicale dovrebbe essere un KAS istruire svoltosi nel senso di zona-comando protetta, una sorta di moderno bunker. CASTELLA erano dunque degli avamposti, delle cittadelle strategiche, fortificate da mura, il cui termine c’è pervenuto pressoché invariato, anche se ha smarrito il significato originale, vedi Villa Castelli, Castellana, Castel Gandolfo, Castelfranco.

Le MANSIONES, il cui radicale MEN vale rimanere, erano luoghi di sosta e di ristoro, e da qui il termine Mansiòne, che dal significato originario di dimora, sosta, si è svolto in incarico, ufficio, ma sopravvive in Mansionatico… e ancora Magione e Maso o Mas questo di variazione ladina da MANSUS azienda agricola da MANERE sostare e ancora i prefissati Immanènte con IN illativo, Rimanère da REMANERE col prefisso reiterativo RI e un obsoleto participio passato Rimàso del quale l’italiano ha coniato il corrente Rimasùglio.
Mansarda, invece, con Mansardare è pseudoetimologico, poiché è dal francese MANSARDE dal nome dell’architetto F. Mansard (1598/1666).

Infine, c’erano le MUTATIONES, i luoghi adibiti al cambio dei cavalli, il cui termine Mutare è giunto invariato dal latino, risalente all’antichissima radice MEI scambiare, da cui Meandro, questo da MEANDRUS già greco MALANDROS, Meare dal latino MEARE che dall’originale trapelare, trapassare s’è svolto in mutare, Meato dall’astratto MEATUS, i derivati espliciti Mutanda, il fantascientifico Mutante, Mutazione, i prefissati Immutabilià e Permuta. Con i prefissi, abbiamo ancora Commiato dal latino COMMEATUS da COMMEARE andare via (prefisso associativo COM), Encomio attraverso il greco ENKOMIOS (prefisso illativo EN omologato nel latino-italiano IN) dove KOMIOS sta per banchetto e pertanto il termine vale in origine “discorso solenne di lode durante un banchetto”, in opposizione si ha Escomio con Escomiare da EX COMMEARE licenziare (prefisso EX fuori).

Il percorso di Migrare, da radicale MEIGW è in chiara connessione con la radice MEI, dalla quale s’è ampliata.

Il termine COMMEATUS, infine, in origine trasporto-convoglio, attraverso la traduzione francese CONGIET, ci è ritornato in Congedo; comunque, aveva fatto da intermediario un termine di forma italiana CONGETO.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro, storico critico 31.10.2017)

I luoghi dove viviamo ultima modifica: 2017-10-31T13:51:24+00:00 da Redazione



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