Cinema

L’illusionista – S. Chomet, 2010

Di:

Sylvain Chomet

Sylvain Chomet (fonte image: mubi.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: The Illusionist
Nazione: Regno Unito, Francia
Genere: animazione, sentimentale

IN tema di recuperi dal mondo dei non commerciabili e di cinema d’animazione alternativo, il francese Sylvain Chomet guadagnerebbe a diritto il podio per meriti assodati e appetibili aspettative. Già apprezzato col bistrattato e seducente Appuntamento a Belleville, il regista francese ci riprova con un soggetto tratto da una sceneggiatura inedita del mimo Jacques Tati e sforna un secondo delizioso omaggio a un’animazione semplice, artigianale, immediata, fatta di volti, espressioni, emozioni, suoni, poche parole e finalmente tanta attenzione alla pura narrazione per immagini. Il tema eterno della vita, della crescita e del mutamento viene veicolato da due personaggi, un illusionista dalle fattezze dell’attore Jacques Tati e una giovane ragazza incantata dalle sue magie che decide di seguirlo nelle sue avventure. Le loro strade si incontreranno per diventare altro.

Chomet ancora una volta conferma la sua incredibile capacità di scatenare moti d’animo nostalgici grazie a geniali tocchi di colore, disegni poco rigorosi, instabilità delle figure, quasi fossero immagini provenienti da un vecchio sogno in bianco e nero lì per trasformarsi in evanescenti e informi creature fumose partorite da una sigaretta accesa. Le tinte spente degli acquerelli conferiscono un rassicurante tocco antico, un ritrovo per la memoria che sortisce l’effetto immediato di vicinanza ai personaggi per familiarità grafica ancor prima che per umanità. L’aggressività e il dinamismo tipico dei prodotti d’animazione moderni sono banditi per Chomet, che si colloca come iniziatore di una slow-animation con la stessa filosofia della parallela corrente gastronomica (slow food): le sue pietanze sono da assaporare, meditare e ricordano quanto l’efficacia sia disgiunta dalla giostra frenetica, e il piacere del palato passi per la lenta stimolazione e non per il bombardamento di sapori facili.

L'illusionista - dal film

L'illusionista - dal film

Ci si commuove con L’illusionista, soprattutto nelle parti iniziali e finali, le più pittoriche e umanamente vive, artistiche, mentre nella larga parte centrale la sceneggiatura prende il sopravvento sul disegno raccontandoci una storia in fondo non troppo accattivante e già vista seppur morbida e gradevole. Si passa, pertanto, a fasi alterne dalla semplicità della purezza a quella dello scarno, dello scheletrico, indebolendo un prodotto che non cattura costantemente per soggetto e neanche vince ininterrottamente per fantasia grafica.

Candidato agli Oscar 2011 e battuto dal terzo capitolo di Toy Story, il film di Chomet raccoglie tuttavia altre vittorie nella sua categoria (European Film Awards 2010, Premi César 2011) e, ciò nonostante, viene distribuito in Italia col contagocce, dimenticato, un po’ come il protagonista, lo stanco e anziano illusionista. Un film da recuperare nonostante le imperfezioni, enormemente più natalizio di tante sciocchezze animate presenti nelle sale, pulito e onesto come i puri sentimenti che racconta.
Un modo per avvicinare il cinema ai bambini attraverso sapori antichi e genuini.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 6/10

L’illusionista – S. Chomet, 2010 ultima modifica: 2011-12-31T19:59:57+00:00 da Alessandro Cellamare



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