UN ventisette gennaio, mi fu proposto dal Comune di Silea, nel trevigiano, d’essere la voce narrante fuori campo per uno spettacolo tratto da La favola di Natale di G. Guareschi, con colonna musicale dal vivo su composizione di A. Coppola.
Fu allora che maturai nella mente queste parole che avrei poi riportato per iscritto e pubblicate. In sintesi, il giorno della memoria, non può essere esclusiva di una parte dell’umanità; così facendo ognuna si arrogherebbe il diritto di avere il proprio giorno, com’è accaduto per il giorno del ricordo, 10 febbraio per la tragedia delle foibe compiuta dei comunisti slavi, una sorta di riscontro al 27 gennaio.
Ricorrenze, la seconda più della prima, in odore di partitismo politico, che ritardano certamente la rappacificazione delle genti, se questa non è per davvero un’utopia, ascrivibile esclusivamente alle retoriche politiche e letterarie. Diverse ricorrenze, quindi, non farebbero altro che mantenere vive le contrapposizioni, reggendo nella latenza l’eclatante acuzie.
Intorno al 1915 furono massacrati 1milione di Armeni; questo popolo accusa la Turchia del genocidio. Tra il 1932 e il ’33, a causa di una carestia indotta, in Ucraina si contarono sino a 10milioni di morti. La Shoah, l’immane sterminio della soluzione finale nazista per la pulizia etnica – il ghetto di Varsavia (8oomila), i lager di Auschwitz-Birkenau (1milione), Buchenwald (50mila), Dachau (70mila), Mauthausen (120mila) e poi di Chelmo, Flossenburg, Majadanek, Neuengamme, Ravensbuck, Sachsenhausen, Sobibor, Treblinkja… gli eccidi di massa, il tutto per un totale di 6milioni solo di ebrei – non hanno certamente fatto d’attrito ai successivi efferati metodi politico-militari compiuti da altri e altrove.
Ecco, infatti, nel 1945 le bombe di Hiroshima e Nagasaki (240mila vittime immediate), ecco che nelle foibe slave, tra il 1943 e il 1947, sono gettati, vivi o morti, circa diecimila italiani, ecco che dal 1965 al ’66 in Indonesia sono eliminati più di mezzo milione d’individui, ed ecco il genocidio di un intero villaggio vietnamita voluto da un oscuro tenente americano, in seguito condannato all’ergastolo come criminale di guerra ma poi graziato dal presidente Nixon (…)