ESTATE, primi anni Novanta, Manfredonia (Foggia). Maria, ragazzina delle scuole medie, trascorre come al solito l’afoso pomeriggio nelle vicinanze di casa. All’amica del cuore confida le carezze morbose, inopportune, del nonno, che la mettono in imbarazzo e la fanno sentire sporca. “Mi tocca lì come se niente fosse, senza dire nulla”. Trova il coraggio di aprirsi anche con sua madre, che di quell’uomo è figlia, e scopre sgomenta che pure lei aveva ricevuto le stesse attenzioni in giovane età, dalla stessa mano. La confessione probabilmente la salva da ulteriori episodi di violenza, in quella casa non metterà più piede da sola. Di denunciare non se ne parla, sono segreti di famiglia, cose che capitano da sempre. (“Segreto di famiglia? Te lo dico io il segreto di famiglia. [...] Voglio farti un discorso sulla famiglia: quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alla virtù… E adesso ripeti insieme a me [...]: santa famiglia, sacrario di buoni cittadini, dove i bambini sono torturati finché non dicono la prima bugia, dove la volontà è spezzata dalla