notizie della sezione    Editoriali

Meno costi della politica

I costi della politica da sempre sono oggetto di discussione. Dai gruppi formalmente costituiti alle piazze, il denaro pubblico speso per far politica son sempre troppi. I casi più recenti sulle diarie dei parlamentari sono l’ennesimo gossip cui tutti noi comuni cittadini siamo sottoposti dai mass media. E non solo per le diarie dei grillini, bensì per quelle extra large di commissioni e commissari “ad acta” sempre più presenti in comuni falliti per leggi salva faccia più che salva Stato.

Diarie dei grillini, un problema “non problema” che trova la risposta in quel regolamento firmato anzitempo la candidatura, che però non “regolamenta” il tam tam internettiano dove la libertà d’opinione si confonde alterata con una sentenza di fatto. Il caso di Antonio Venturino, vice presidente vicario dell’Assemblea regionale siciliana, è l’ultimo tassello di una sequela che a breve farà tabula rasa nel M5S se il Grillo nazionale non corre ai ripari: il radicalismo perpetuo non ripaga se questo non da fiato a chi si rapporta con la gente. Seguire le regole è prioritario, specie se sottoscritte, ma utilizzarle per sfoltire laddove è possibile smussare credo debba essere un passo da affrontare. Non giustifico Venturino ma aborro la guerra internettiana voluta e studiata al caso. Si sbaglia, ma nessuno deve passare sotto la gogna del boia se siamo in democrazia. E come affermò Enrico Sassoon che mette in risalto come la rete non significhi democrazia, bensì sia solo uno strumento che se usato male possa rappresentare un attentato alla stessa democrazia, semmai tentando di fare crowdsourcing politico, io ribadisco il mio pensiero, libero e politicamente attivo laddove riconosco i valori sociali, umani, di scelta che da anni ho perseguito, tale da essere pronto per altre interessanti vie e sfide politiche.

Nel nostro piccolo, a Foggia, i costi della politica ci sono, anche gli sprechi che son forse di più. Quattro anni dell’attuale amministrazione non son bastati a riportare serenità in una comunità segnata anzitempo dall’attuale miserevole stato sociale. Tuttavia un anno, il rimanente, non risolverà il problema. La piazza chiede (….)

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Pd unico vero partito a Manfredonia

MI vedo, in qualche modo, “costretto” ad intervenire ancora sui partiti ed il PD a Manfredonia, pur ritenendo indispensabile andare oltre e passare ad altri argomenti e ad altri aspetti della “Questione Politica” nel nostro territorio, perché sollecitato dalle reazioni, anche impreviste ed imprevedibili, suscitate dalle precedenti riflessioni svolte nell’articolo di giovedì 11 aprile scorso.


Le considerazioni da me scritte circa un mese fa sono state molto lette e commentate, per lo più in privato ed in modo informale, e non tanto nel pubblico come sarebbe necessario. Se ne è parlato in città nelle “chiacchiere serali” del corridoio di Corso Manfredi, in qualche luogo istituzionale della politica, nella cerchia di amici, in qualche telefonata fattami e con persone che mi hanno fermato per strada, nel silenzio e nel saluto stentato o evitato da qualche dirigente del PD o che pubblicamente ha fatto qualche battuta “strana ed ambigua” in occasione del Forum della Cultura, sui giornali online locali.


L’unico dirigente del PD di Manfredonia che si è aperto ad un confronto pubblico in modo molto ragionato è stato l’avv. Gaetano Prencipe che in una recente intervista su L’Attacco del 7 maggio ha sollecitato riflessioni ed indicazioni operative sulla situazione politica e sulla amministrazione comunale di Manfredonia, che andranno sicuramente approfondite. Mi auguro che altri dirigenti del PD e dell’amministrazione locale facciano altrettanto, ringraziandoli anticipatamente per qualsiasi riflessione vorranno proporre, poiché ciò sarebbe un segno del superamento della politica come autoreferenzialità, un segno di quel necessario dialogo-confronto di idee, fondamento della “buona politica”.

A riguardo di questo “commentare complessivo” devo dire, prioritariamente, che, purtroppo, la maggioranza delle persone – lettori sono stati colpiti, in positivo ed in negativo, dalle frasi che facevano riferimento, in qualche modo, a fatti, situazioni e funzioni di dirigenti politici del PD, più che al ragionamento ed all’analisi di un fenomeno sociale, il Pd a Manfredonia, nonostante le premesse da me fatte. Poiché ho intenzione di continuare in queste analisi per cercare di (….)

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Si parta con la differenziata

CON l’arrivo degli “avvisi di pagamento in acconto” per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti torna a porsi il problema del futuro degli operai ex AMICA, assunti temporaneamente da AMIU, e della qualità del servizio offerto alla comunità.

Attendiamo spiegazioni sull’aumento del costo del contratto di servizio stipulato tra l’Amministrazione Comunale e AMIU come attendiamo che AMIU rendiconti le spese sostenute per svolgere il servizio nella nostra città perché non vorremmo si dica che “i foggiani vivono alle spalle dei baresi”. Non se la prenda il sindaco, sensibile alle critiche, se osiamo chiedergli di rendere trasparente il suo intento di acquisire il 30% di AMIU per mantenere in mano pubblica il ciclo dei rifiuti perché questa è cosa ben diversa, per quanto apprezzabile e condivisibile, dagli impegni presi dal Consiglio Comunale di costituire una “nuova AMICA”. Definire la proprietà dell’azienda per l’igiene urbana insieme al destino dei suoi operai è il punto da cui partire per riorganizzare un servizio che non rispetta gli obbiettivi imposti dalle normative regionali, nazionali e della UE, come sottolineato anche dalla Giunta Regionale, con una raccolta differenziata dei rifiuti sotto il 20% su base regionale e sotto il 2% nel nostro comune.

Ribadiamo che a Foggia non mancano i mezzi per arrivare velocemente a percentuali di raccolta differenziata accettabili. Ci sono i cassonetti adatti inutilizzati, non manca il personale, ci sono finanziamenti regionali e ora arrivano i soldi della TARSU. Se non si comincia, è perché continuano a mancare le idee agli ex dirigenti di AMICA che ora dirigono la “filiale foggiana” di AMIU (…..)

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Cittadinanza ai figli degli immigrati

PRIMA di tutto piena solidarietà e sostegno al ministro Kyenge, dai continui ingiusti attacchi alla sua persona, senza avere il rispetto della sua dignità, che poi in concreto è una persona per bene, intelligente e molto brava.

Sta portando avanti, un progetto, una proposta di legge di alto contenuto sociale, civile, in cui contiene un grande valore umano, che i figli di immigrati nati in Italia abbiano il diritto di cittadinanza italiana e diventino da subito, cittadini italiani a tutti gli effetti. Sicuramente bisogna lavorare sul buon senso e dialogo con tutti, per arricchire di contenuti umani, sociali e civili, quel bel progetto, bisogna anche costruire una maggioranza che lo appoggi in parlamento per farlo diventare legge dello stato italiano. spero tanto che venga approvato al più presto possibile, perché farebbe fare al nostro paese l’Italia, un bel passo avanti di civiltà, un passo fondamentale verso la piena integrazione di tante persone che, di fatto sono già cittadini italiani.

Credo che la società civile, quella legge la vuole la stragrande maggioranza della gente è più che favorevole, è aperta, sono per il si al approvazione della legge che da il diritto di cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia, tra cui un bel si molto prestigioso, quello di Balotelli, bravo Balotelli è il più bel gol della tua carriera.

Invito tutti i cittadini a sostenere apertamente la proposta del ministro Kyenge, per contribuire da protagonisti per raggiungere l’obiettivo del diritto di cittadinanza italiana a tutti i figli di immigrati nati in Italia. Raggiungere anche l’obiettivo, di una società più giusta, solidale e aperta al futuro, dove ci sia veramente il rispetto dell’altro, della dignità delle persone e il grande valore umano della vita sia sempre messo al primo posto nella scala dei valori. Abbiamo anche come punto fermo di riferimento per raggiungere l’obiettivo, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, afferma che, ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

C’è grande bisogno di una società, veramente aperta, piena di diritti e valori veri, accogliente, solidale, serena, ognuno di noi offra più disponibilità umana, più impegno costruttivo, più bontà, più gentilezza, dia sempre il meglio di sé (…)

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I cent’anni di Mr. Granoro

ATTILIO Mastromauro è uno dei pionieri dell’industria della pasta in Italia ancora in vita. Emigrato ancora bambino (era il 1921) nella New York degli anni Venti, al ritorno nella natia Corato (Ba) entra nell’azienda paterna quando i pastifici sono ancora attività artigianali. Sotto la guida di Attilio la fabbrica cresce fino a diventare una nuova impresa, la Granoro, realizzata e condotta con l’aiuto di una “famiglia allargata” di fidatissimi collaboratori.
Da pochi capannoni costruiti nella campagna coratina, i prodotti Granoro si fanno spazio nei piccoli negozi di paese, nei grandi ipermercati e infine sul mercato internazionale.

Oggi, sotto la direzione di Marina e Daniela Mastromauro, la Granoro è una realtà consolidata (la quinta realtà italiana produttrice di pasta) che ha portato la pasta pugliese sulle tavole del Canada, del Sud America, dell’Australia, fino alla Cina e al Giappone. Lui però, a cento anni, è sempre lì, nella sua azienda. Dalle 11 alle 14 e dalle 18 fino a sera inoltrata per migliorare la qualità della sua pasta. Si definisce un pensatore con inventiva senza limiti. Un condottiero di altri tempi che vive, come fosse il primo giorno, per la sua creatura: la pasta.

Tempra mediterranea, gusto della sorpresa, attitudine al problem solving e rigore professionale, questa la trafila quotidiana che per cent’anni ha fatto di Attilio Mastromauro il Mr. Granoro (….)

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Il Pd è malato o morto?

IL Pd fin’ora è stato dato sempre per malato e come tale si è sempre ritenuto che potesse guarire. Come se una volta in salute potesse trovare una identità, una linea, un leader. La cura prescritta a furor di popolo è sempre stato il ricambio generazionale, quel 40% che ha votato la “Rottamazione” alle ultime primarie. Una percentuale contro l’establishment senza precedenti. E’ rimasto solo Renzi a pensare che quel voto fosse per lui. Nel frattempo i suoi elettori – vista la mal parata – sono fuggiti verso le 5 stelle.

Renzi nel frattempo ha finito per sponsorizzare l’inciucio del secolo certificando che quella visita ad Arcore aveva un significato politico. Archiviato Renzi e la sua lingua biforcuta, la domanda è: col nipote di Gianni Letta al potere insieme ai sui “cugini” berluscones, il Pd può ancora guarire? In altre parole, basterà la tardiva ibernazione dei dinosauri perché questo Pd abbia l’ambizione di rappresentare il centrosinistra in futuro, oppure il Pd è definitivamente morto? Se fosse così poco male. Basta certificarlo e rimboccarsi le maniche per costruire il vero partito democratico italiano. (..)

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Meno coatti e più PD

VISTO dall’esterno il PD sembra essere l’armata Brancaleone. Una visione che non si discosta molto al suo interno. Appunto, una visione dove i dirigenti son sempre li a decidere e la base a subire. Uno status che poi non è diverso da altre forme politiche oggi in essere, ma con la variante che se nel PD il capo è sottocoperta, nelle altre è sul ponte di comando con tanto di nome sul sigillo e imposizioni statutarie.

L’ultimo governo è stato la mannaia che ha definitivamente tranciato il PD dalla base, dove si sono inaspriti i confronti e i mal di pancia sono diventati cronici. Correnti nelle correnti che da anni sono mutate e condotte verso rivoli più compiacenti. Ed il tutto a secondo del vento, lo stesso soffiato ad hoc da chi avrebbe voluto la leadership e che ora deve accontentarsi di un’apparizione in tv. Correnti in piena che dovrebbero sparire se davvero il PD rispondesse al quel famoso statuto del 2007.

La base ha occupato i circoli discutendo sul futuro di un partito, lo stesso che nel frattempo indice plenarie per un ponte verso il congresso, quello che dovrebbe dare la svolta al PD. E mentre quella base discute di rinnovamento, in cima alla piramide il rinnovamento lo sta mettendo in atto ma ad personam, conferendo responsabilità limitate pur di accontentare i capi correnti e convogliare i rivoli verso un’ansa meno tumultuosa pur di rimanere a galla, per costituire poi quella foce che dovrebbe inondare acque più copiose. Spesso, però, la foce è melmosa e venir fuori è quasi impossibile (…)

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Morte e suicidi onorevoli

TUTTO il discorso si può dire che inizia con Socrate e con la sua decisione di sottomettersi volontariamente all’intossicazione, ovvero di non fuggire alla condanna inflittagli dagli ateniesi per avvelenamento con la cicuta. Ai suoi tempi alcuni dei discepoli stretti gli consigliarono di non accettare la sentenza e di salvare la pelle scappando da Atene ma il filosofo imperterrito suggerì: “Prima o poi la morte arriva comunque, ora se io fuggissi per amore della vita negherei il valore della democrazia e del verdetto popolare liberamente espresso, inoltre non conoscendo ciò che mi attende nel “post mortem” la curiosità innata del ricercatore che è in me mi spinge a non scantonare da questa esperienza, che viene spontaneamente. Se dopo la morte non vi è più nulla potrò godermi un meritato riposo se invece vi è ancora coscienza ed esistenza allora potrò finalmente corrispondere con spiriti nobili ed elevati ed avere una interessante condivisione sul significa dell’Essere. In entrambi i casi perché preoccuparsi?” Con queste parole serene Socrate bevette l’infuso mortale e se ne morì descrivendo dettagliatamente le sue esperienze fisiche e psichiche in ogni momento del processo di dipartita.


Dal punto di vista etico, l’eutanasia volontaria ha una sua dignità morale, non solo nella cultura occidentale ma anche in oriente, ove è accettato il “suicidio” onorevole, vedi il caso dell’auto sbudellamento (harakiri) in Giappone, o l’ascesa sulla pira degli asceti ancor vivi in India (ed a questo proposito ricordo la storia del guru prelevato da Alessandro Magno nella piana gangetica e che si immolò sul fuoco ardente poco prima della morte di Alessandro stesso). Anche in Cina e nella cultura indioamericana la “morte (…)”

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Alcool ai minori, comunque vietato

MOLTI dubbi interpretativi erano sorti, specie tra gli esercenti l’attività di pubblici esercizi, all’indomani dell’entrata in vigore dell’art.7 comma 3, bis, del c.d. decreto Balduzzi ( d.l.158/2012 convertito nella Legge 189/2012) che ha introdotto il divieto di vendita di alcolici ai minori di anni 18. I dubbi nascevano dal fatto che mentre l’art 689 c.p. punisce, penalmente, i titolari osterie o qualunque altro pubblico spaccio; vale a dire: bar ristoranti e simili, che somministrano bevande alcoliche ai minori di 16 anni, il nuovo articolo parla esclusivamente di vendita e punisce, in via amministrativa, chiunque vende alcool ai minori di 18 anni. Secondo alcuni, tale formulazione, avrebbe permesso, per es al titolare di un bar, di poter continuare a somministrare, per il consumo sul posto, bevande alcoliche ai maggiori di 16 anni e minori di 18. Non avrebbe potuto, invece, effettuare la vendita delle stesse.

Ora, due recentissime risoluzioni e circolari del Ministero dell’Interno e di quello dello Sviluppo Economico, hanno definitivamente chiarito che i termini di “vendita” e “somministrazione” si interpretano nel senso che l’una comprende anche l’altra e non può esserci diversità tra vendita in negozio o somministrazione in un esercizio, atteso che la finalità della norma è pur sempre quella di proibire l’uso di alcool ai minori.

Pertanto è indifferente che il titolare di un esercizio pubblico somministri, per il consumo sul posto, piuttosto che venda per asporto, bevande alcoliche a minorenni. In entrambi i casi commetterebbe un illecito. La differenza resta nella tipologia dell’illecito che si commetterebbe: penale, nel caso di somministrazione o vendita per il consumo (sul posto o non), di bevande ai minori di 16 anni (perché punito dall’art.689 c.p.), amministrativo, (con le sanzioni previste nel decreto citato, ivi compresa, per la recidiva, la sospensione dell’attività), nel caso di somministrazione o vendita a minori tra i 16 e i 18 anni ( in virtù del citato art. 7 comma 3 bis del decreto Balduzzi). La vendita per asporto, effettuata negli esercizi commerciali, che non rientrano nella fattispecie prevista dall’art 689 del c.p, resta invece in ogni caso una violazione di carattere amministrativo. Queste interpretazioni sono, del resto, in linea con le direttive europee e lo spirito dell’innovazione voluta dal (…..)

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Se l’Assessore viene svilito

A proposito dell’Amministrazione Comunale di Manfredonia, intesa nella sua articolazione di Consiglio Comunale, Sindaco, Giunta ed Assessorati e di Apparato Tecnico-Amministrativo, è utile sottolineare, da una parte, il legame stretto ed imprescindibile con le osservazioni fatte riguardo ai partiti ed al PD di Manfredonia e, dall’altra parte, alcune innovazioni di quadro normativo-legislativo che in questi ultimi 15 anni hanno fortemente influenzato politicamente e tecnicamente (secondo l’autore del testo, ndr) l’Amministrazione Comunale a Manfredonia (ed ovviamente in tutte le città italiane) dei cui effetti, anche negativi, non pare ci sia piena consapevolezza e coscienza, tanto che, in un certo senso, viene ad essere ridimensionato il senso, la caratteristica, il ruolo della politica nella gestione della cosa pubblica.

Quanto al primo aspetto, per comodità di ragionamento, si evidenzia solo che l’ipotetico clientelismo, familismo ed affarismo che si è impossessato dei partiti mantiene la sua virulenza ed estende le sue metastasi proprio perché è attraverso la conquista del partito che si conquista l’Amministrazione Comunale, la gestione della cosa pubblica, le cui risorse di vario tipo sembrerebbero alimentare e riprodurre possibili clientele, anche nelle forme di sudditanze e favori spiccioli, producendo un circuito senza fine, il cui risultato finale è la costruzione sociale di una mentalità cittadina secondo cui l’unico modo e valore dell’impegno politico potrebbe essere il tornaconto personale che se ne può ricavare e, pertanto, anche l’autonomia e la libertà della Società Civile è piuttosto relativa.

Centrale potrebbe essere il rapporto personale con coloro che hanno il potere pubblico, che diventa asfissiante e soffocante se tale potere pubblico continua ad essere nelle mani di poche persone per decenni, senza alternanza né alternativa. Si rischia così di perdere la dimensione della politica come progetto, come prospettiva per il bene comune, come sostegno ai gruppi sociali più deboli che (….)

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