notizie della sezione    Editoriali

Zappingduepuntozero, medaglia di latta al valore UEista

UN’ALTRA medaglia è stata portata a casa da RadioTiranauno Rai nella battaglia per l’UEismo continentale. Ieri sera, a Zappingduepuntozero, puntata su “populismo” e giro elettorale sulla prossime elezioni europee. Dotte citazioni ed analisi di professoroni nella prima parte. Si parte da Le Pen padre,(s)qualificato di fascismo, razzismo e tiritere varie (tutte negative), si passa da Chávez e dalla estrema destra omosessuale di non so dove e si arriva a Marine in Francia, Alba Dorata in Grecia e Jobbik in Ungheria.

Ad onor del vero un professore non sottovaluta “il pericolo”,si preoccupa ma rivela (guarda, guarda…) che il sistema elettorale messo su dall’UEismo al potere terrà fuori dal parlamento milioni di euroscettici con un trucco da magliari : per far gruppo occorrerà avere rappresentanti in 7 nazioni, quindi popolari e socialisti potranno stare tranquilli.

Nessun cenno al probabile trionfo dell’astensionismo, già vincitore nel 2009 con il 57% di non elettori. Per Loquenzi (conduttore di sicura fede UEista) dettaglio insignificante che mai pone ai propri ospiti,rigorosamente scelti tra rappresentanti del regime. Infatti, mai una volta, pur reclamizzando il numero per invio sms,si è potuta ascoltare una critica al contenuto ed alla conduzione della trasmissione.

Io stesso,che ne invio spesso, ho fatto presente che, parlando di populismo, la cosa più saggia e democratica sarebbe sta quella di ascoltarne uno, (non io) no ?

In Europa ce ne sono milioni, può essere che solo in Italia Loquenzi non ne trovi neppure uno ? Vada su internet, si informi….le testate giornalistiche indipendenti ospitano tutti e tutto. Zapping fa “servizio pubblico” ? (…)

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PadoRenzi: gli ultimi saranno i primi. Poi (V.Mannello)

NON è che a Pasqua si possa stare tranquilli e, dopo essersi flagellati (metaforicamente,all’italiana) per i propri peccati, godersi il perdono ecumenicamente ottenuto dalla benevola Chiesa di Francesco con corposi banchetti ed abbondanti libagioni.

Prodromo delle gite fuori porta o “nelle città d’arte” della Pasquetta e dintorni (per i più fortunati fino al 25 aprile). No, profittando che in questi giorni gli italiani sono strutturalmente ben disposti e che la stampa riposa, il verbo di Renzi si è unito a quello di Padoan (il ministro dell’Economia) in una unica profezia: incapienti, partite iva (i dipendenti falsamente autonomi) e pensionati avranno pure loro….”poi“.

Cosa e quanto avranno non è specificato dal duo UEista di fiducia della Merkel. Ma, soprattutto, non è neppure anticipato “quanto” riceveranno di benefici. PadoRenzi (da oggi, li identificheremo in uno in materia di economia) dopo il trionfo con il bonus di 80 euro (non ancora) versato nella busta paga di 10 milioni di italiani (saranno tanti ??) ha sentenziato la sconfitta del gufismo italico, reo di ostacolare le riforme portate avanti dal suo governo.

Preso atto che,come ritengo altamente probabile (vista pure la mia personale esperienza), gli italiani uniti (dipendenti beneficiari, incapienti, partite iva e pensionati) ci stiamo mangiando oggi e domani non solo gli 80 euro virtuali ma pure quelli che PadoRenzi promette di dare in un remoto “futuro”, vien da riflettere sul da farsi. Non è che da ultimi che dovremmo essere (sono pensionato di …)

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Europee, la nostra “non lista” (V.Mannello)

OGGI tutti impegnati nel presentare le liste alle europee del 25 maggio. Da Renzi a Berlusconi, via Grillo, Salvini, Meloni e Vendola è un tripudio di grandi promesse, impegni categorici, richiami morali e pure anatemi fideistici per ottenere un solo scopo : andare a votare. Legittimando così il prossimo parlamento UEista di Bruxelles e perpetuando l’infausto UEismo, il regime euro-burocratico-capitalista che opprime l’Europa.

Nel 2009 non si recò a votare il 60% degli elettori chiamati alle urne nelle varie entità nazionali e,da perfetti democratici quali si vantano essere,i parlamentari espressione di una minoranza hanno continuato imperterriti a legiferare contro gli interessi dei popoli dell’impero UEista. Peraltro su mandato di quei poteri economici e finanziari (vedi Bce) che nessuno ha mai eletto e che sono espressione della finanza mondiale globalizzata (si fa per dire,dato che una collocazione precisa la finanza la ha: Wall Street).

Risultato ? Siamo tutti scontenti, se non incazzati neri. C’è forse qualcuno che abbia il coraggio di difendere l’attuale assetto dell’UE ? No, i più solidi pilastri della struttura Napolitano, Merkel, Hollande, Cameron e soci) affermano che “occorre cambiare”….evidentemente “perché nulla cambi”, sono tutti volponi di vecchia data.

Ma, sapendo di essere poco credibili, si affidano alle nuove leve: Marine Le Pen, Matteo Renzi, Tsipras, Grillo e tanti altri nei singoli stati. Mischio capre e cavoli ? Non credo. Formalmente si presentano tutti per cambiare la politica UEista soltanto relativamente all’euro ed agli effetti della moneta unica.
Chi propugna meno rigore, chi lo stesso ma più bilanciato, chi indica nell’abbandono della moneta la soluzione del malessere. Nessuno, specie in Italia, chiede l’uscita dalla UE e la fine dell’UEismo. Questo è esattamente il punto di discrimine tra chi andrà a votare e chi no.

Chi si recherà alle urne,populista o meno che si dichiari,rafforzerà con la propria presenza la struttura di “questa” Europa. Magari otterrà una cospicua rappresentanza parlamentare antieuro, ma la moneta (falsamente)unica non è il solo male che ci ritroviamo noi suoi sudditi. E poi ? Cosa faranno euroscettici e populisti dagli scragni (lautamente compensati) su cui siederanno a Bruxelles ? La rivoluzione ? (…)

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I Baby-pensionati (che non ti aspetti)

L’ITALIA è da sempre patria di santi, eroi, pensatori; spesso, tuttavia, le caratteristiche che ricordiamo maggiormente sono l’opportunismo e la furbizia. La continua ricerca della strada più agevole, il tentativo di aggirare gli ostacoli e lo studio metodico – questo sì – dei cavilli per interpretare le regole a proprio vantaggio, ci conducono fino ai problemi strutturali dell’Italia odierna.

In questo appuntamento con l’in-formazione economica non parleremo dei tanti sperperi avvenuti negli ultimi decenni e perpetrati fino ai giorni nostri da politici, istituzioni e cittadini italiani stessi. Eclatanti, a tal riguardo, sono le indennità spettanti a quanti – baby-pensionati – hanno “lavorato” per periodi tanto brevi da essere, totalmente, non compatibili con quanto la legge stabiliva potessero ricevere in cambio. Piuttosto, scopriremo come sia possibile costruire da sé il proprio benessere, nel tentativo di preservare il proprio tenore di vita dagli errori di una società più avvezza a seguire i vizi della cicala che non le virtù della formica.

La storia, vera, che vi racconteremo oggi è quella di un giovane trentenne statunitense: Brandon Sutherland. Questo giovane uomo a stelle e strisce sembra aver programmato davvero ogni aspetto della propria vita finanziaria pur di raggiungere l’obiettivo che si era prefisso: guadagnare ed accantonare abbastanza per poter andare in “pensione” e potersi godere la vita per i successivi 30 anni.

Come avrà fatto? Agganci politici? Il solito raccomandato?

A ben vedere, Brandon, che di lavoro “faceva” lo sviluppatore di software, non ha fatto altro che mettere in pratica – in modo maniacale, questo è opportuno affermarlo – gli insegnamenti e i consigli che da ormai due anni la nostra rubrica cerca di condividere con voi attenti lettori. Mr. Sutherland ha accumulato denaro lavorando e facendo attenzione alle spese quotidiane. In questo modo ha potuto risparmiare ed investire il ricavato in modo metodico (per comprendere a pieno il perché abbiamo usato il termine “maniacale”, basti sapere che attualmente sta investendo oltre il 70% del suo reddito netto nella sua pensione e in strumenti (….)

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Cambiare Foggia? E’ anche colpa del PD

SE non venisse dal segretario provinciale del PD la dichiarazione di voler cambiare Foggia ci sarebbe da prenderla sul serio ma, purtroppo, visto chi ha fatto questa dichiarazione, siamo obbligati a ricordargli che è anche per colpa del Partito Democratico, oltre che delle destre, se a Foggia c’è bisogno di cambiare il modo di amministrare la città.

Il segretario Provinciale del PD ci deve spiegare perché non ha mai voluto aprire una discussione sulla “parità di genere” nei consigli d’amministrazione delle aziende partecipate, come da proposta che gli abbiamo consegnato pochi giorni dopo la manifestazione “se non ora quando”, perché il PD non ha mai chiesto la rotazione di tutti i dirigenti comunali, perché il PD non ha mai chiesto che si facesse chiarezza su come si sono accumulati i debiti dell’amministrazione comunale (a ogni debito corrisponde una determina firmata da un dirigente o una delibera approvata da una maggioranza consigliare), perché il PD non ha mai chiesto un bando pubblico per l’affidamento delle strutture sportive.

Stiamo ancora aspettando una seria autocritica per come questo partito ha lasciato la città alla fine della consigliatura Ciliberti. Ricordiamo al segretario provinciale del PD che i debiti accumulati negli anni di Agostinacchio e Ciliberti hanno causato il fallimento della partecipata AMICA, hanno obbligato all’adozione del piano della sosta tariffata per ripianare i conti di ATAF, hanno imposto la vendita dell’80% della proprietà di AMGAS per sanare i debiti accumulati. Gli ricordiamo anche che la debitoria di AMICA ha rischiato di causare il dissesto del Comune di Foggia, evitato solo grazie a una sentenza del Tribunale che, raro caso in Italia, ha definito fallibile una società partecipata pubblica per la raccolta dei rifiuti urbani. Oggi, come cinque anni fa, il PD fa dichiarazione di voler cambiare per porre rimedio ai guasti che il PD stesso, oltre alle destre, ha causato.

Risibile il paragone con le primarie vinte dal presidente Vendola su Boccia perché, in quel caso, non è cambiata la coalizione ma, anzi, si è schierata coesa contro le destre. Risibile ricordare che in un comune della provincia il PRC governa insieme all’UDC, perché quella alleanza è stata fatta al turno di ballottaggio, dopo che il PD aveva perso al primo turno, per contrastare la coalizione delle destre come era stato fatto alle scorse comunali di Foggia.

Il segretario provinciale del PD dimostra che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire perché lui non ha voluto ascoltare le critiche che abbiamo fatto, prima alla candidatura dell’architetto Marasco (una candidatura ostile alla coalizione), poi alle dichiarazioni programmatiche sull’edilizia e sulla rigenerazione urbana (prevede 200 a mq. per abbattimenti e ricostruzioni) e, per ultimo, la nomina dell’ing. Fiore amministratore di ATAF senza uno (….)

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Grottelline, un caso esemplare

RECENTEMENTE è ritornata nuovamente, sotto i riflettori dei media, l’attenzione sul sito di Grottelline a Spinazzola. Il sito che presente notevole interesse dal punto di vista storico ambientale sta per essere trasformato in una mega discarica, mentre al contrario andrebbe tutelato e valorizzato proprio come sito SIC (Sito d’importanza Comunitario) allo scopo di preservarlo per le future generazioni.

La tutela ambientale nella nostra Regione, apertamente a parole è condivisa da tutte le forze politiche, “purchè non si tocchi il mio orticello“, mentre poi nei fatti “quando si tocca il mio orticello“ viene calpestata e disattesa e a ben riflettere cosa se ne fa oggi la regione, di una discarica se deve perseguire l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata ?

Quella dei siti SIC, nella nostra regione, è un’altra amara pagina di come l’ambiente sia continuamente calpestato, infatti la tutela dei siti SIC in Puglia è stata sempre sottovalutata come se essi al pari delle aree parco non siano dei siti da tutelare e valorizzare per i quali sono stati incassati finanziamenti europei e poi ci si è dimenticati della loro esistenza. Dalla loro istituzione ufficiale, avvenuta nel 2005 ad oggi, in quasi nessuna delle predette aree comunitarie sono stati realizzati i Piani di Gestione, in grado di coniugare sviluppo e tutela del territorio.

Recentemente, (e fortunatamente), si incomincia a diffondere anche una cultura più europeista di denuncia alla Commissione Europea per la mancata tutela e valorizzazione per le aree Sito d’interesse comunitario e Zone di protezione speciali per le quali le Regioni e lo Stato hanno poco da tergiversare poiché se non forniscono le dovute spiegazioni, rischiano procedura d’infrazione che in termini pratici significa sanzioni in termini di mancati finanziamenti provenienti da Bruxelles, e in questi tempi di vacche magre gli aiuti europei valgono il doppio.

Inviare una denuncia alla Commissione Europea è relativamente molto facile, sicuramente molto di più che farla alle nostre Istituzione. Tutto può essere effettuato nella nostra lingua e per via telematica, basta un semplice indirizzo mail, non serve la p.e.c., e non bisogna neanche spendere nulla in diritti, bolli e balzelli vari, tipici della nostra burocrazia. Credo che come cittadini europei, il ricorso alla Commissione Europea, rappresenti un nostro diritto al quale poterci appellare per le vessazioni subite dalle nostre Istituzioni.

Sul sito della Commissione Europea (…)

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Indagine concussione, silenzio assordante

DOPO le dichiarazioni rituali di fiducia sull’operato della magistratura, ora c’è un assordante e imbarazzante silenzio della politica che grava sulle indagini per concussione al Comune di Foggia. Assordante silenzio perché, di fronte alla gravità dei fati denunciati, non si è sentita una sola proposta per impedire che fatti analoghi possano ancora succedere. Imbarazzante silenzio perché ogni volta che si affacciava la possibilità di “rotazione dei dirigenti comunali”, prevista dalle norme anticorruzione, sono sempre stati posti ostacoli alla sua realizzazione.

Anche questa volta sembra che il tempo sia passato invano perché, ricordiamo a chi ha poca memoria, che dall’insediamento del Sindaco Mongelli abbiamo chiesto fosse data “trasparenza” all’azione della macchina comunale. Abbiamo proposto che ogni procedimento sia portato a termine in tempi certi e che tutto il suo iter sia tracciato e pubblico. Per questo ritenevamo, e continuiamo ritenere, che implementare un sistema “qualità”, ispirato alle norme ISO 9001, sia la strada migliore per conseguire il risultato di avere un’amministrazione trasparente. Nel fare queste proposte non pensavamo di avere la verità in tasca ma volevamo solo dare spunti di riflessione e stimolare un’azione amministrativa volta a eliminare le zone grigie dell’amministrazione comunale.

In questi anni abbiamo più volte sollevato dubbi sull’operato dei “lavori pubblici”. In particolare abbiamo più volte chiesto chi certifica l’esecuzione a norma dei lavori fatti, dal ripristino dell’asfalto stradale alle opere di urbanizzazione secondaria. Alle nostre denunce è stato opposto il silenzio più totale e la continua riproposizione di un’azione amministrativa che continuiamo a ritenere carente nei controlli. A testimonianza di questo, invitiamo tutti a vedere come è ridotto il manto stradale, appena rifatto, in via San Severo dove, la scorsa settimana, sono stati fatti dei rattoppi per sanare situazioni potenzialmente pericolose.

Sono tanti i dubbi che questa indagine fa tornare alla mente, dalla vicenda del “piano integrato Gozzini” che ci ha regalato un quartiere dormitorio senza che, dopo 15 anni, siano state realizzate le opere di urbanizzazione secondaria ma dove, a “compensazione”, è sorta una piccola montagna accumulando il terreno di risulta dagli scavi per fondamenta e box, alla vendita della collina artificiale, in via mons. Lenotti angolo via Gandhi, dove sorgeva un improbabile “parcheggio scoperto” con tanto di lampioni per l’illuminazione notturna. Dubbi, e indignazione, che ritornano quando ricordiamo la mancata manutenzione straordinaria dei (….)

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Ultimo Tanko a San Marco (di V.Mannello)

QUESTO il sogno di Luigi Faccia, il Tanko (armato) ai piedi del Leone di San Marco. Con contorno di Serenissimi alla conquista dell’indipendenza. Con le buone o con le cattive “la repubblica romana” avrebbe ceduto. Così “l’impresa” del 1997, fallita senza che si fosse sparato un colpo,avrebbe trovato degna conclusione. Eh,i precedenti erano tutto sommato illustri e parlavano chiaro,anche se più cruenti e datati. Pochi anni dopo i fratelli Bandiera e il fallimento di Sapri non riuscì a Garibaldi il tris di conquistare il Regno delle Due Sicilie ?

Se a Sapri a far fuori i patrioti importati erano stati i contadini stessi era pur vero che,con qualche centinaio di “volontari” in più, l’eroe dei due mondi non aveva trovato alcuna resistenza popolare nel 1860, dritto dritto da Marsala a Napoli. Poco importa che quelli fossero “unitari”e questi (i Serenissimi) secessionisti. I fatti sono fatti, avranno rimuginato per 17 anni, quindi via alla preparazione dell’impresa.

A quanto è dato sapere, senza aver dietro le “disponibilità” che si era ritrovato il Giuseppe nazionale. Innanzitutto (errore gravissimo) i patrioti veneti non indossavano “camicie rosse”. Caspita, dopo 70 anni di “costituzione resistenziale” non hanno imparato la prima regola di un vero patriota ? Se veste “rosso” ha maggiori possibilità,in onore al capostipite barbuto (Garibaldi, non Guevara).

A conti fatti avranno pure pensato che,con 800 lagunari, Venezia e tutto il Veneto sarebbero caduti ai loro piedi. Sicuramente così se gli 800 fossero stati tali e non solo 35. Ma,soprattutto,se si fosse trattato di Lagunari con le stellette o Incursori di Marina. E non, come sembra assodato, semplicemente lagunari raccoglitori di vongole (con tutto il rispetto per la categoria) a Mestre e dintorni. I mezzi a disposizione : non potendo contare su Bruxelles (che fomenta zizzania solo a Kiev) e neppure su Obama, considerando non consono a degli idealisti rivolgersi allo zar Putin, hanno scelto la strada del fai da te.

Mitra per tutti e,per non farsi mancar nulla,pure il mitico Tanko. Le armi chissà chi le doveva portare, non ci è stato spiegato dagli inquirenti. Ma il Tanko c’è, bello e (quasi) (….)

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Da FIAT a FCA, passando per crisi, sindacati e politica

LA nascita di Fiat Chrysler Automobiles metterà fine alla vita precaria di Fiat; non dobbiamo più giocare una partita per la sopravvivenza, in fondo alla classifica, senza sapere se ci sarà un domani. Oggi con FCA abbiamo la possibilità di giocare una vera partita”. Con queste parole il presidente di FIAT S.p.A., John Elkann, ha congedato l’Italia quale luogo delle assemblee degli azionisti del gruppo. Dopo oltre 100 anni di storia, infatti, la prossima assemblea ordinaria che dovrà approvare il bilancio 2014 si terrà ad Amsterdam.

Nel corso dei prossimi mesi nascerà la FCA, Fiat Chrysler Automobiles, ovvero una nuova società di diritto olandese – domiciliata fiscalmente in Gran Bretagna e quotata a Wall Street – nella quale confluiranno l’italiana Fiat e la statunitense Chrysler. La conclusione di un lungo cammino, iniziato circa cinque anni fa – tra mugugni, perplessità e critiche a prescindere – e che ha visto nel 2013 l’anno della svolta con il passaggio di proprietà del 100% della Chrysler, sembra ormai giunto a destinazione.

L’amministratore delegato della costituenda di FCA, Sergio Marchionne, ha enfatizzato l’importanza della buona riuscita dell’operazione di fusione parlando di un “grande progetto di cooperazione industriale e culturale“. Chissà cosa penseranno ora gli scettici e quanti hanno osteggiato questo progetto denunciandolo come il preludio all’abbandono dell’Italia da parte di un’azienda che – a loro detta – avrebbe solo avuto aiuti di Stato. A dire il vero, le parole che dovrebbero rimanere maggiormente impresse nella mente di ognuno di noi sono quelle contenute in una lettera scritta da un operaio della Maserati e per il quale la Fiat è stata “più forte delle finte ideologie sindacali, dell’assenza di politica industriale di questo paese, della comunicazione disfattista e di parte”.

Appunto per questo, esattamente come avviene in natura con la selezione e la combinazione di varietà e geni diversi, il progresso delle specie deriva dalla capacità di sviluppare sinergie tali da garantire maggiori e migliori risultati complessivi, preservando tuttavia le peculiarità e i punti di forza di ciascun membro di un sistema aggregato.

A quanti si chiedono in che modo opererà la nuova azienda, Marchionne ha risposto come ogni italiano dovrebbe, ovvero affermando che si punterà sulla qualità e sulla capacità di puntare sulla parte alta della gamma di autovetture prodotte, in primis, grazie alla manodopera e al know-how (letteralmente il “saper fare”) italiani: Ferrari e Maserati ne rappresentano il fiore all’occhiello (…)

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L’Italia Unicamerale (di Angelo Rinaldi)

L’ABOLIZIONE delle Regioni non può aver luogo, ma se le si organizzasse in macro-regioni (come ad esempio Dipartimento delle regioni del sud Italia, Dipartimento delle regioni del centro-Italia e Dipartimento delle regioni del nord Italia ), certo quasi tutti sarebbero contenti, tranne coloro che non amano le politiche separatiste e secessioniste.

D’altra parte, invece, l’abolizione delle province non lasciarebbe spazio a forme di sovra-organizzazione dei comuni e comprensori, originando scompensi e nuove problematiche. Se il problema del riassetto istituzionale dello Stato e la sua risoluzione
rappresentano le nuove problematiche connesse alle urgenze dei conti
del bilancio pubblico per il risanamento dello Stato, non è detto che tale obiettivo non possa essere raggiunto anche solo adottando politiche di riduzione della spesa pubblica, abolendo di fatto i vitalizi e diminuendo sensibilmente stipendi, indennità, buonuscite e pensioni del personale ministeriale centrale e periferico, ma si può fare certamente di meglio:

dimezzare anche le rappresentanze politiche e amministrative e ministeriali della Camera e del Senato, lasciando, tuttavia, quest’ultimo al suo ruolo di controllo, in quanto per essere legittimo dovrebbe continuare ad essere elettivo e poter esercitare le funzioni di controllo,di fatto esclusivamente ai fini dell vaglio della legittimità democratica di una Legge varata dalla Camera.

La riduzione della spesa pubblica, ovviamente, dovrebbe non escludere alcun ministero, ma anche essere applicata con l’adozione di altri criteri (…)

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