Metodo Stamina tra speranze e polemiche
“SONO stato per anni in mezzo alle pallottole in Afghanistan e seguendo il dott. Vannoni non comprendo ancora se ho migliorato la situazione oppure no”. Scherza il dott. Marino Andolina, vice fondatore della Fondazione Stamina, benché visibilmente emozionato di fronte a una sala piena in ogni settore di malati affetti da patologie neuro degenerative alcuni di tenerissima età.
“Sono stato il primo pediatra italiano a svolgere un trapianto di midollo osseo – ricorda Andolina nel corso della tavola rotonda organizzata nel Laboratorio Urbano Culturale di Manfredonia (Foggia) – quando non c’era ancora la legge e, esattamente come succede ora, si rischiavano 20 anni di carcere come se si fosse imputati di reato di stupro. Per fortuna allora i risultati andarono oltre le mie aspettative”.
Secondo il dott. Andolina le polemiche sollevate da parte di alcuni membri della comunità scientifica legate al loro metodo, basato sull’inoculazione di cellule staminali prelevate dal tessuto osseo e opportunamente trattate, hanno precise ragioni: “non mi sarei aspettato che gli interessi delle lobby farmaceutiche fossero superiore a quelli di una guerra. Proprio queste lobby desiderano che il metodo Stamina diventi un farmaco griffato da vendere a 10 mila euro. Per non parlare – continua – delle 3 lunghe diverse fasi di sperimentazione della durata di 15 anni effettuate mentre i pazienti non hanno tempo. In virtù di queste fortissime pressioni economiche la nostra attività è stata denigrata prima ancora che potesse essere nota ai nostri stessi detrattori”.
Nel corso della tavola rotonda svoltasi nella mattinata del 28 aprile Andolina aggiunge anche il racconto di una coppia di genitori di un malato affetto da una patologia neuro degenerativa incurabile alla quale, consultatasi con uno specialista (….)






