NEL dicembre 2010 aveva scritto agli studenti che protestavano a Roma contro il decreto Gelmini: «siamo dalla vostra parte», affermava, e la notizia fece un certo clamore. Nel marzo 2012 scrisse anche ai No-TAV della Val di Susa: «l’unica barriera tra di noi è il pregiudizio». Stiamo parlando di Maurizio Cudicio, poliziotto in servizio presso la Questura di Trieste che oggi si rivolge direttamente al ministro Cancellieri, tramite una lettera aperta scritta “con il cuore in mano”. Crediamo valga la pena di pubblicarla integralmente.
Il testo. «Signora Cancellieri le scrivo con il cuore in mano e spero le arrivino queste due righe di un poliziotto della base. Lei ha detto tagliare nei modi giusti e dove serve. Ma allora perchè una volta ogni tanto prova a sentire un rappresentante delle forze dell’ordine che lavora in strada? Non chiediamo soldi per andare ai Caraibi, non chiediamo le Maserati per mettere il braccio fuori dal finestrino per farci belli, non chiediamo divise di Armani, chiediamo solo di poter assicurare alla gente la serenità che merita».
«Parli pure con i rappresentanti sindacali , anche se sappiamo benissimo tutti che non hanno alcun potere decisionale o esecutivo, quindi possono solo farci da portavoce, ma questa volta vogliamo parlare direttamente con Lei. Chi siamo, cosa vogliamo e perchè protestiamo questo deve sapere e non solo quello che gli viene riferito magari qualche volta anche in maniera distorta o in modo “soft”».
«Siamo “alla frutta”, come diciamo da anni: Carabinieri, GdF , Polizia e tutti gli altri che indossano una divisa lo fanno non solo per il 27, ovvio quello è fondamentale e ci riteniamo fortunati, ma vogliamo proprio per questo essere pronti ad ogni evenienza perchè il cittadino almeno una sicurezza deve avere, quella di avere totale fiducia in NOI. Venga giù in strada parli con Noi poliziotti, chieda, si informi, ci sono colleghi che da più di venti anni vorrebbero ricongiungersi con la propria famiglia e le domande di trasferimento sono chiuse a chiave in qualche sotterraneo del ministero. Tutto questo costa centinaia di migliaia di euro al cittadino. Basta con il siciliano che non può lavorare in Sicilia o il pugliese che non può lavorare in Puglia (esempi) se (…)