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Genova, quella marcia senza Puglia

ERANO 100 mila a Genova. Uno tsunami di democrazia in un sabato di legalità. Giovani, adulti, anziani, vecchi, donne, scout, neonati, giornalisti, fotografi, carrozzine, meridionali, settentrionali e fuori sede, avvocati, disoccupati, mamme, padri, figli. Genova la copertina, il popolo di Libera un campionario d’impegno, di richieste di giustizia. Tanti striscioni ed altrettanti slogan, mani che anche con le parole sfidano la mafia; e poi i vessilli istituzionali, i gonfaloni, gli amministratori aderenti ad Avviso Pubblico, la rete che fonde, secondo i valori della legalità, gli Enti di tutta Italia.

Le assenze. Erano 100 mila le persone in corteo fra le strade della Liguria, si diceva: così tante che è stato un gioco da ragazzi, già a caldo, registrare le assenze. Senza cadere nella sindrome del primo della classe, quello che segna alla lavagna i nomi dei buoni e quelli dei cattivi, è evidente lo scollamento valoriale fra amministrati ed amministratori pugliesi. I primi, parte attiva di un corteo svoltosi, nel migliore dei casi, ad 800 km da casa; i secondi, vacui contenitori di parole da esibire a progetto, finalizzate a suscitare l’entusiasmo del momento. La prova provata di come ‘giustizia’, ‘legalità’, ‘impegno’, ‘corresponsabilità’ siano jingle elettorali da modellare a seconda delle platee, patacche di cartone appuntate su divise che sono abiti carnescialeschi, ritornelli di canzonette sciatte e distratte da fischiettare ai tavoli dei convegni o incontri

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Genova, il colore della legalità. “La verità cammina nelle città” (foto-video)

“PEPPINO Impastato diceva che i mafiosi erano merda. Io dico di più: i mafiosi non sono nessuno”. Centomila persone, 500 familiari in rappresentanza di quasi 900 vittime di mafia dal 1893 ad oggi, un’orgia entusiasta di ragazzi sborniati di gioia, le parole di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, che rimbombano fra le grandi costruzioni del Porto Antico del capoluogo ligure, fra il breve lungomare dedicato a Fabrizio De André e la biosfera di Renzo Piano, che si spandono per i carrugi, che salgono su, fino nell’aria, ricadendo sottoforma di ammonimenti. La Giornata dell’impegno e della memoria numero 17 come forma d’orgoglio della massa italiana che ci mette la faccia, rinunciando a passare per silenziosa, organizzata a Genova per non dimenticare altri morti ed altre tragedie, quelle del’alluvione dello scorso anno le cui tracce si schiudono agli occhi di chi, da sud, percorre le strade in percorrenza dalla Versilia.

CAPITANATA. Tre foggiani morti ammazzati a Foggia: Giovanni Panunzio, Francesco Marcone, Matteo Di Candia. Due donne freddate mentre lavoravano le loro terre in circostanze ancora da definire: Incoronata Sollazzo e Maria Incoronata Ramella. Un dauno/siculo la cui storia fece scalpore: Mauro De Mauro. Un albanese vittima del sistema brutale del caporalato: Hiso Teleray. La storia delle vittime innocenti della Capitanata è impressa a fuoco nei nomi scanditi dal palco genovese; nella voce di Libero Grassi, di Maurizio Landini, di don (…)

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