Si scrive Puglia, si legge Italia (ovvero: nei panni di un elettore)
di Lucia Piemontese
Pubblicato: gennaio 21, 2010
"LA politica è bella", fa dire Giuseppe Tornatore al personaggio che rappresenta suo nonno, comunista della prima ora, in Baaria. Ma la politica è bella quando è sinonimo di condivisione, di mobilitazione delle coscienze, quando il partito serve a realizzare un progetto di cui l'elettore sente di far parte. Quanto sta accadendo in questi mesi in Puglia appare, invece, scarsamente comprensibile all'elettorato di ambo le parti, e la fine del film ancor non si vede. Mancano due mesi alle elezioni regionali e non si escludono altri colpi di scena. Una premessa. Ogni volta che viene azzardata un'analisi sulla crisi della politica in Italia se ne individua la ragione principale nel disamoramento dei cittadini nei confronti dei partiti, nella mancanza di fiducia, nella diffusa sensazione che siano solo entità distanti, omologate fra di loro e poco rappresentative. L'"infernale tarantella" che si sta ballando in Puglia negli ultimi mesi funge, a ben vedere, da cartina tornasole dell'intera situazione italiana. Perché i partiti hanno perso la loro capacità di attrattiva? Perché, parlando con l'elettorato, si nota uno sconfortante e dilagante (continua a leggere...)
