Si è spenta Zeudi Araya, icona del cinema italiano e interprete simbolo della stagione del cinema popolare degli anni Settanta e Ottanta, morta il 24 maggio 2026 nella sua abitazione dopo una lunga malattia, come annunciato dal figlio Michelangelo Spano.
È stato proprio il figlio a comunicare la notizia, spiegando: «Si è spenta domenica 24 maggio nella propria abitazione a seguito di una lunga malattia. In questo momento di grande tristezza, la famiglia desidera esprimere la propria gratitudine a quanti le sono stati vicini con affetto e discrezione. Le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. La famiglia ringrazia per la comprensione e chiede che venga rispettata la propria riservatezza in questo momento di lutto».
Nata a Decamerè, in Eritrea, il 10 febbraio 1951, Zeudi Araya aveva raggiunto la notorietà giovanissima dopo essere stata eletta Miss Eritrea a 18 anni, nel 1969. Un successivo viaggio a Roma per una campagna pubblicitaria le aprì le porte del cinema, grazie alla sua presenza scenica e al fascino esotico che la resero rapidamente un volto richiesto.
La sua carriera si affermò nel cinema italiano degli anni Settanta, con ruoli da protagonista in pellicole di grande popolarità come La ragazza dalla pelle di luna di Luigi Scattini, e successivamente in film come Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure accanto a Paolo Villaggio, oltre a Giallo napoletano e Tesoromio.
Nel 1983 sposò il produttore Franco Cristaldi, un’unione che segnò anche una svolta personale e professionale. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1992, Araya si dedicò progressivamente all’attività di produttrice cinematografica e televisiva.
Riservata e lontana dai riflettori, nel corso degli anni concesse pochissime interviste pubbliche, mantenendo un profilo discreto nonostante la sua grande notorietà. Negli ultimi anni aveva condiviso la sua vita con il regista Massimo Spano, da cui nel 1996 era nato il figlio Michelangelo, che oggi ha annunciato la sua scomparsa.
Lo riporta leggo.it.



