La Direzione distrettuale antimafia di Bari sta approfondendo le fibrillazioni interne al clan Sinesi/Francavilla, una delle articolazioni della criminalità organizzata foggiana, emerse nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare per sei persone già detenute. Al centro delle indagini, affidate al gip Giuseppe Ronzino, una complessa rete di rapporti familiari, alleanze e contrasti che, secondo gli inquirenti, confermerebbero la “fluidità delle dinamiche criminali” del gruppo.
Nel provvedimento, basato su dichiarazioni di nove collaboratori di giustizia e centinaia di intercettazioni, emerge un quadro di forte contrapposizione tra i fratelli Antonello e Emiliano Francavilla, entrambi ritenuti ai vertici del sodalizio insieme ad altri affiliati. Tra le frasi riportate agli atti, quelle di Emiliano sono particolarmente dure: «Mio fratello è un infame perché uno che leva i soldi a un carcerato è un infame… Quando mi fisso con uno, fratello e non fratello, non ho dove scappare», si legge nelle intercettazioni.
Antonello Francavilla, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe invece sostenuto la necessità di una tregua tra gruppi rivali per la gestione degli affari illeciti, arrivando a prospettare un’intesa per la città di Foggia. Posizione confermata anche da Daniele Barbaro, affiliato al clan, che lo descrive come favorevole alla “pace”. Di segno opposto la linea del fratello Emiliano, che avrebbe ribadito: «Noi non ci sediamo a tavola col nemico».
Le indagini collocano il clan Sinesi/Francavilla all’interno della più ampia organizzazione nota come “Società foggiana”, articolata nelle batterie Sinesi/Francavilla, Moretti/Pellegrino/Lanza e Trisciuoglio/Federico. Secondo i collaboratori di giustizia Ciro e Giuseppe Francavilla, a loro volta ex vertici del gruppo, il clan non sarebbe un blocco unitario ma diviso in più sottostrutture con differenti leadership.
Tra i motivi della frattura tra i due fratelli emergerebbero anche presunti dissidi economici e antichi rancori legati a vicende familiari e criminali, tra cui l’omicidio del padre Mario Francavilla, episodio su cui gli atti riportano sospetti mai giudiziariamente definiti. Nel provvedimento si evidenzia come Emiliano attribuisca responsabilità anche a figure legate al suocero del fratello, Roberto Sinesi, ritenuto al vertice di una delle componenti del clan.
In un passaggio riportato dalle intercettazioni, Emiliano manifesta apertamente il proprio risentimento: «Se arrivo a mettere il piede fuori, i primi due che sbatto faccia a terra sono mio fratello e…». Frasi che, secondo il gip, evidenziano un forte clima di odio personale e criminale.
Dagli atti emerge tuttavia anche una posizione diversa di Antonello Francavilla, che pur nel contesto di tensione interna avrebbe ribadito, attraverso un intermediario: «Siamo io e mio fratello, punto. Quello è fratello a me».
Le carte dell’inchiesta descrivono quindi un’organizzazione segnata da equilibri instabili, alleanze mutevoli e contrasti profondi, in cui le dinamiche familiari si intrecciano con la gestione degli affari criminali e con la violenza legata alla faida tra gruppi rivali.
Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it.



