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ORTA NOVA La “gattara” di Orta Nova che ha salvato oltre 300 gatti: “Non mi fermerò mai”

La chiamano Roberta la "gattara" e lei stessa si definisce la paladina dei piccoli felini che circolano ad Orta Nova

AUTORE:
Daniela Iannuzzi
PUBBLICATO IL:
1 Luglio 2026
Cerignola // Cronaca //

Statoquotidiano.it, 1 luglio 2026. – Orta Nova – La chiamano Roberta la “gattara” e lei stessa si definisce la paladina dei piccoli felini che circolano ad Orta Nova.

Sembrerà una cosa da niente, ma tanti apprezzano quello che fa, perché vedono il cuore che ci mette e sanno che non ci guadagna niente.

E la questione, in realtà, è seria: i gatti rappresentano una risorsa ambientale perché, per fare un esempio, preservano da topi e ratti e andrebbero tutelati direttamente dalle istituzioni, come succede ormai in molte città.

Fino ad oggi, però, ad occuparsene prevalentemente è lei, Roberta Di Venosa, la “gattara”, che fa quanto fa, va detto, per mero spirito di volontariato.

Come è cominciato tutto?

Noi di Statoquotidiano l’abbiamo incontrata per ripercorrere con lei i punti nodali della sua vicenda.

Ai nostri microfoni Roberta esordisce così, con la sua verve e il suo entusiasmo:

“All’età di circa vent’anni sono andata via da Orta Nova perché volevo vivere all’estero e sono giunta in Germania.
Lì ho fatto la chef di cucina, la pasticcera artistica, tante cose. Anche perché sono una donna piena di risorse e la mia giornata deve essere sempre impegnata”.

Come è nata la sua passione per i gatti?

Le abbiamo chiesto.

“Quattordici anni fa”, ci ha raccontato Roberta, “ho avuto un ictus e sono rimasta in ospedale per circa un anno.
Al ritorno a casa ho sofferto di depressione, perché non potevo né uscire né lavorare.
I medici, quindi, mi consigliarono di tenere con me dei gatti, sottolineando che gli animali sono terapeutici.
Così ho acquistato un primo gatto e poi un secondo.
Sì, li ho dovuti acquistare, perché in Germania non esiste il randagismo”.

Quattro anni e mezzo fa Roberta è dovuta ritornare in Italia, perché suo marito doveva subire un intervento a Bari.

Lei cominciò dunque a notare una certa realtà.

“Molti gatti abbandonati per le strade. Così cominciai a soccorrerli e prendermene cura”.

Subito dopo Roberta pensò di stabilire contatti con altre persone, in vari punti d’Italia, che volontariamente si occupano dei gatti abbandonati.

“È cominciata da quel momento un’avventura”, sono le sue parole, “che si è poi trasformata in un labirinto per me, con una serie di problematiche, anche economiche, come acquistare cibo per i gatti e affrontare spese per visite veterinarie”.

Quanti gatti ha adesso, Roberta?

“In casa, otto che sono miei, più altri cinque di cui mi occupo in questo periodo.
Nel giro di quattro anni e mezzo ho stallato in casa mia circa 300 gatti. Alcuni li ho recuperati dalla strada, altri erano stati schiacciati da auto, altri erano ciechi o tutti storti, altri ancora con la FIP, ossia la peritonite infettiva felina”.

Dice “in casa”, perché ce ne sarebbero altri di cui si occupa al di fuori della sua abitazione?

“Certamente. Mi occupo di qualcosa come 150 gatti sparsi per il paese.
Per esempio, ho una colonia di gatti proprio sotto casa mia, che non ho creato io, ma si è creata da sola.
Presso la campagna di una signora, che gentilmente si è messa a disposizione, ve ne sono una quarantina.
Vicino alla scuola primaria del Secondo Circolo si è formata un’altra colonia.
Una si trova nei pressi della chiesa di Lourdes, seguita anche da un altro ragazzo di buona volontà, Luigi Brattoli.
Un’altra colonia si trova nella cosiddetta zona periferica della Palata”.

E come fa ad occuparsene?

“La sera, dopo aver adempiuto ai miei doveri e alle mie faccende quotidiane, mi metto alla guida della mia auto, una Multipla, e faccio il giro del paese.
Nel portabagagli ho una sorta di ristorante per gatti a cielo aperto, con cibo in scatola, piatti e anche tutto per pulire, perché non è mia intenzione arrecare danno a chicchessia.
In pratica, i gatti hanno capito gli orari in cui vado da loro, perché sono molto intelligenti.
Quando mi vedono arrivare mi fanno le feste e si fanno accarezzare. È meraviglioso.
Io credo che i gatti siano magici”.

Come sostiene le spese che questo comporta?

“Le spese sono tante e io non sono ricca.
Prima facevo e vendevo torte artistiche. Ora mi occupo di prodotti online, una sorta di mercatino su Facebook.
E tanti acquistano da me, perché sanno che con il ricavato aiuto i gatti”.

Da qualche tempo Roberta si occupa anche di trovare persone disposte ad adottare gatti abbandonati, in Italia e all’estero.

“Ho cominciato con dei post su Facebook, a seguito dei quali sono riuscita a dare in adozione alcuni gatti ad Orta Nova.
Poi la cosa si è allargata.
Ora collaboro con altri volontari che abitano in diversi punti d’Italia, al fine di controllare e verificare che le persone che chiedono di adottare siano affidabili e serie.
Nella rete e sui social vi sono diversi gruppi nati a tutela dei gatti e degli animali.
Io stessa ne ho costituito uno che si chiama ‘Orta Nova Emergenza Animali'”.

Di questo passo, in quattro anni e mezzo, Roberta è riuscita a far adottare circa 320 gatti.

In tutto questo, le difficoltà, tuttavia, non sono mancate. E non mancano.

“Innanzitutto”, ci riferisce Roberta, “vi sono persone che fanno storie quando mi vedono portare il cibo ai gatti e che insinuano che io procuri sporcizia.
Ma così non è, perché io ripulisco sempre.
Inoltre, vi sono alcuni che tengono atteggiamenti di spregio nei confronti dei gatti, a tal punto che io talvolta ho dovuto interpellare i vigili che, devo dire, sono molto gentili e disponibili.
Io sono arrivata ad affiggere avvisi scritti in cui si evidenzia che in Italia esistono leggi a tutela delle colonie feline”.

Qual è finora la difficoltà più grande incontrata, Roberta?

“Io faccio tutto con amore e non do peso alle difficoltà.
Però devo sottolineare che le colonie di gatti ad Orta Nova attualmente sono tante e, per legge, andrebbero tutelate dalle istituzioni.
In ogni Comune andrebbe richiesto un veterinario convenzionato e realizzata una struttura per lo stallo dei gatti abbandonati.
Le spese per chi si mette a disposizione volontariamente sono tante.
Io stessa mi sono più volte indebitata perché non faccio nulla a scopo di lucro.
In collaborazione con la Guardia Ambientale di Orta Nova, Donato Battaglini, ho presentato richiesta all’Amministrazione Di Vito affinché si potesse realizzare ciò che dicevo prima.
Ci sono state fatte promesse, ma finora non si è mosso ancora nulla”.

Le colonie feline sono una responsabilità istituzionale ai sensi della Legge nazionale n. 281 del 1991, la legge quadro contro il randagismo.

In generale, i gatti abbandonati andrebbero segnalati dal cittadino alle istituzioni che, a loro volta, dovrebbero incaricare la Polizia Locale di portarli dal veterinario convenzionato, cosicché almeno il primo soccorso sarebbe finanziato dalle autorità.

“Invece qui ad Orta Nova succede che molto spesso le segnalazioni arrivano a me”, fa notare Roberta, che aggiunge: “Io comunque non mollo. Perché, come si dice, l’amore sopporta ogni sacrificio. E ringrazio anche alcune giovani volontarie che hanno cominciato ad aiutarmi qui ad Orta Nova, come Cristina Nargiso e Alessandra Fasanella, che si trovano nella stessa situazione con i cani randagi”.

Proprio per questo, sembrerebbe, sono tante le persone che mostrano fiducia nei confronti dell’operato della “gattara” ortese, realizzato finora, come lei stessa evidenzia, “senza chiedere né soldi né donazioni”.

A cura di Daniela Iannuzzi.

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